L’udienza

Caos toghe, rigettata la richiesta di Palamara: nessuna ricusazione

La sezione Disciplinare ha rigettata la richiesta di ricusare Davigo e Ardita. Nel pomeriggio l’udienza contro il pm di Roma Luca Palamara, per il quale è stato chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. Procede l’indagine penale a Perugia, dove è indagato di corruzione e rivelazione del segreto.

di Ivan Cimmarusti


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3' di lettura

La sezione Disciplinare del Csm ha rigettato le istanze di ricusazione presentate dal pm di Roma Luca Palamara nei confronti dei togati di Autonomia&Indipendenza Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita. Una decisione che potrebbe portare a una rapida definizione del procedimento, nato sulla base delle indagini della Procura di Perugia, dove Palamara è indagato di corruzione e di rivelazione del segreto.

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L’audizione dei difensori di Palamara
Il collegio si è riunito ieri, e dopo aver ascoltato i difensori di Palamara, gli avvocati Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti, si è riservato per la decisione, riconvocando i legali per questa mattina, quando sarà chiaro se le richieste di ricusazione saranno state ritenute ammissibili o meno. Il «nodo» è stato sciolto prima dell’udienza fissata per questo pomeriggio, in cui entrerà nel vivo l’esame della richiesta di misura cautelare disciplinare di sospensione dalle funzioni e dallo stipendio avanzata dal procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio. L’alto magistrato è stato indagato anche lui a Perugia con l’accusa di rivelazione del segreto. L’ipotesi è che avrebbe raccontato a Palamara elementi d’indagine segreti. Il pg Fuzio ha deciso di andare in pensione anticipata dopo l’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La resistenza dei giorni scorsi è venuta meno al termine del colloquio al Quirinale, dopo che le intercettazioni sul caso “toghe” della Procura di Perugia lo hanno «incastrato» mentre il 27 maggio scorso rivelava il contenuto delle accuse al principale indagato di quel procedimento, Palamara.

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Dalla corruzione ai rapporti con la politica
Stando all’accusa - come mutuata dalle ipotesi dei pm di Perugia - Palamara avrebbe intascato 40mila euro (particolare smentito dagli indagati) per far nominare il pm Giancarlo Longo - già travolto da inchieste per corruzione in atti giudiziari - alla Procura di Gela; avrebbe compiuto un dossieraggio ai danni del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, “colpevole” di aver mandato gli atti ai pm di Perugia quando aveva individuato i suoi rapporti opachi col faccendiere Fabrizio Centofanti, travolto dall’inchiesta sulle tangenti al Consiglio di Stato. Inoltre, sono emerse presunte «pressioni» per veicolare alcune nomine in V Commissione del Csm, quella che delibera gli incarichi direttivi e semi-direttivi dei magistrati. In questo contesto sarebbero emerse riunioni a cui hanno partecipato i parlamentari del Partito democratico Luca Lotti e Cosimo Ferri.

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Palamara: irregolari le intercettazioni con i parlamentari
Palamara ha depositato una memoria difensiva al Csm. Il documento, però, sembrerebbe lacunoso in merito ai rapporti con esponenti politici (i Dem Cosimo Ferri e Luca Lotti) per discutere di nomine. Si limita a dire che le conversazioni, in cui si fa preciso riferimento a come veicolare le nomine direttive nelle più importanti procure italiane, «non constano elementi di scorrettezza né elementi che tratteggiano una strategia a discapito di colleghi od altre persone. La contestazione rimane ferma, pertanto, alla mera frequentazione con soggetto parlamentare priva, comunque, di rilievo disciplinare». Nella memoria, inoltre, parla di un «profilo di inutilizzabilità» delle intercettazioni.

Per Palamara c’è un profilo di inutilizzabilità delle intercettazioni che coinvolgono due parlamentari, i Dem Luca Lotti e Cosimo Ferri, per violazione dell’immunità parlamentare sancita dall’articolo 68 della Costituzione

L’ascolto delle conversazioni con i deputati Dem Cosimo Ferri e Luca Lotti non sarebbe «casuale» per Palamara. Il riferimento è alle intercettazioni del 9 maggio scorso. Si legge nella memoria: «Contrariamente a quanto si è sostenuto nel decreto di perquisizione e sequestro notificato al Dott. Luca Palamara il 30 maggio 2019, la presenza di soggetti, che godono dell’immunità di cui all'art. 68 Cost., era ampiamente prevedibile e non casuale. L’incontro del 9 maggio 2019 è stato, difatti, preceduto da una serie di telefonate tra il Dott. Palamara e l’On.le Ferri ove si è anche precisamente determinato il luogo dell'incontro». Dito puntato sugli investigatori: «Nonostante ciò la polizia giudiziaria, non è dato sapere se di concerto con il Pubblico Ministero, ha ritenuto di procedere comunque all'attivazione del microfono e, peraltro, di trascrivere integralmente il contenuto».

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