roma blocca dichiarazione Ue pro guaidò

Caos Venezuela, tensioni Lega-M5S. Salvini: «Non stiamo facendo una bella figura»


Venezuela, i big della Ue riconoscono Guaido'

5' di lettura

Gli otto maggiori Paesi dell’Europa occidentale - Spagna, Germania, Regno Unito, Francia, Olanda, Portogallo, Austria, Svezia - e la Lituania a est hanno mantenuto quello che avevano promesso otto giorni fa. Hanno dato un ultimatum di otto giorni al presidente venezuelano Maduro per indire «elezioni libere». In caso contrario avrebbero riconosciuto il suo oppositore, il presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidò. Cosa che oggi è accaduta.

C’è però, sempre più un caso Italia. Stamane, secondo fonti diplomatiche europee, il governo italiano ha rotto la procedura del silenzio-assenso per l'adozione di una nuova dichiarazione a 28 sul Venezuela. Alle 10 Roma ha chiesto tempo fino alle 13, quando poi ha detto di non poter dare il suo ok. Nel documento bocciato si legge: «La Ue ribadisce il suo sostegno all'Assemblea nazionale e al suo Presidente e, in linea con le loro procedure interne e prerogative nazionali, i singoli Stati Ue riconosceranno Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela per portare il Paese verso elezioni presidenziali democratiche». Le tensioni nella maggioranza giallo-verde sono palpabili, tanto che Matteo Salvini ha ammesso: «Non stiamo facendo una bella figura».

Palazzo Chigi: sostegno a rapide elezioni libere
In serata Palazzo Chigi cerca di trovare una mediazione tra le diverse anime del governo e in una nota afferma: «L'Italia appoggia il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti, attraverso un percorso pacifico e democratico, nel rispetto del principio di autodeterminazione».

Il presidente russo Putin non l’ha presa bene. Parla per mezzo del suo portavoce Dimitri Peskov. Mosca considera i tentativi di alcuni Paesi di legittimare il cambio di potere in Venezuela come «intromissione negli affari interni», dice il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov. «La crisi politica interna in Venezuela può essere risolta solo dai venezuelani stessi», ha sottolineato Peskov. «L'imposizione di qualsiasi soluzione o il tentativo di legittimare il tentativo di usurpazione del potere è, a nostro avviso, interferenza diretta negli affari interni del Venezuela», ha detto Peskov, citato dalla Tass.

Il riconoscimento di Guaidò come presidente ad interim è un fatto compiuto se si prendono gli otto paesi europei occidentali più la Lituania singolarmente ma non diventa una dichiarazione comune dell’Ue per l’opposizione dell’Italia.

Mattarella non segue il governo
L’Italia si autoesclude dalla condanna perché il governo, soprattutto nella componente M5S, è a favore di Maduro. Ma il presidente della Repubblica Mattarella non segue la linea dell’esecutivo. Tutt’altro. «Quella del Venezuela è una condizione particolarmente rilevante anche per l'Italia perché il legame tra Italia e Venezuela è strettissimo, per i tanti italiani che vivono in Venezuela e per i tanti venezuelani di origine italiana» dice il presidente all'inaugurazione del centro di accoglienza Matteo Ricci. «Questa condizione ci richiede senso di responsabilità e chiarezza su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e tutti i nostri partner dell'Unione europea. Nella scelta, d'altronde, che si propone non vi può essere né incertezza né esitazione: la scelta tra volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall'altro la violenza della forza e le sofferenze della popolazione civile».

La lettera di Maduro al Papa
Nel frattempo, Nicolas Maduro informa di aver scritto a papa Francesco, chiedendo aiuto in un processo di facilitazione e di rafforzamento del dialogo nazionale, come richiesto anche da Messico, Uruguay, Bolivia e Paesi caraibici. Il primo collaboratore del Papa, il cardinale Parolin ha confermato il ricevimento della lettera, affermando che essa «rilancia il dialogo». «Che direi all'Italia? Che direi io all'Europa? Non vi fate trascinare dalle pazzie di Donald Trump. Non vi fate trascinare dalle politiche estremiste e interventiste, che cercano un colpo di stato in Venezuela ordinato e pianificato, Come già si sa, da Washington, dalla Casa Bianca. L'Europa deve mantenere una posizione di equilibrio, di rispetto e di collaborazione, cioè aiutare la pace in Venezuela», ha detto Maduro in nun’intervista esclusiva rilasciata a Sky Tg24.

Tensione Usa-Russia
La Russia anza i toni con l’Europa ma anche con gli Stati Uniti. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ieri aveva evocato la possibilità di usare la forza in Venezuela. Oggi il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov, di fatto il numero due di Vladimir Putin, dice che «mina tutti i principi di base del diritto internazionale». Scrive la Tass: «Gli Stati Uniti non fanno mistero del fatto che vogliono ottenere un cambio di regime a qualunque costo», ha sottolineato poi il ministro. Mosca, ha proseguito Lavrov, sostiene l'iniziativa di tenere una conferenza sulla risoluzione della crisi politica venezuelana, così come avanzata dal Messico e dall'Uruguay. “Questi sforzi mirano a creare le condizioni per un dialogo nazionale che coinvolga tutte le forze politiche venezuelane”, ha sottolineato.

Appello di Guaidò all’Italia
Intanto Juan Guaidò, presidente dell’Assemblea nazionale che si è autoproclamato presidente della repubblica in base all’articolo 233 della Costituzione venezuelana, ha lanciato un appello all’Italia tramite interviste al Corriere della Sera e a Il Giornale in cui chiede che il nostro Paese si unisca agli altri grandi Paesi dell’Europa occidentale nel chiedere nuove elezioni. Guaidò
ha annunciato che convocherà per il prossimo 14 febbraio una conferenza presso l'Organizzazione degli Stati Americani (Osa) a Washington per discutere l'invio di assistenza umanitaria al suo paese.

La Spagna si schiera ufficialmente
Oggi il premier spagnolo Pedro Sanchez annuncerà alle 10 dalla Moncloa il riconoscimento di Juan Guaidò come presidente legittimo del Venezuela. Lo anticipa El Pais confermando le indiscrezioni circolate ieri ma era già detto. Stanotte è scaduto l'ultimatum di otto giorni che la Spagna - assieme a Germania, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Portogallo, Austria, Svezia - ha dato a Nicolas Maduro per indire nuove elezioni presidenziali.

La Francia conferma l’appoggio a Guaidò
La Francia conferma quanto aveva già detto. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha riconosciuto la legittimità di Juan Guaido autoproclamatosi “presidente ad interim” del Venezuela per organizzare delle elezioni. “Consideriamo che Juan Guaido abbia la legittimità per indire delle elezioni presidenziali”, ha dichiarato Le Drian ai microfoni di France Inter, aggiungendo: “Il popolo è in strada, il popolo vuole il cambiamento».

A seguire i riconoscimenti di tutti i grandi paesi europei, dalla Germania all’Olanda, dall’Austria alla Svezia, dal Portogallo al Regno Unito. Italia esclusa.

Gruppo di Lima riunito a Ottawa
Il Gruppo di Lima composto da 12 Paesi che tentano di risolvere la crisi venezuelano - al termine della riunione ad Ottawa, ha ribadito il 4 febbraio il suo totale appoggio a Juan Guaidò, il cui governo ad interim passa ora a far parte del blocco regionale, e ha respinto i «tentativi di dialogo promossi da vari attori internazionali, che sono stati manipolati dal regime di Maduro, che li ha trasformati in una tattica di dilazione per mantenersi al potere».

Ong, in dieci giorni 966 prigionieri politici
Dal 21 al 31 gennaio in Venezuela sono stati arrestati 966 prigionieri politici, il numero più alto nella storia del paese sudamericano: lo ha reso noto in una conferenza stampa l'ong venezuelana Foro Penal. Tutti gli arresti sono avvenuti nel contesto delle proteste contro il governo di Nicolas Maduro, è stato precisato. Dei 966 detenuti, 700 sono ancora in carcere, ha affermato Alfredo Romero, direttore esecutivo di Foro Penal. Almeno 82 dei reclusi complessivi sono militari in pensione o ancora attivi, ha invece sottolineato il direttore della ong, Gonzalo Himiob.

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