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Capasa al Governo: più strumenti per welfare, formazione ed export

Il presidente di Cnmi: «Urgenti misure che permettano alle aziende di aiutare i dipendenti. Il settore moda? Per tanto tempo lasciato a se stesso, ora servono politiche industriali ad hoc»

di Marta Casadei

Capasa. È stato rieletto presidente di Cnmi per il biennio 2022-2024. È anche vicepresidente di Altagamma

3' di lettura

«Il sistema moda ha vissuto un anno positivo, ma il 2023 è ricco di incognite: dalla recessione negli Stati Uniti e in Europa, alla Cina ancora in balia della pandemia.C’è bisogno anche di una serie di misure per di politica industriale per dare un segnale forte: siamo un’industria da 100 miliardi di fatturato che merita di essere messa in condizione di lavorare bene».

Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana, introduce così la lista di priorità che le aziende di moda hanno messo nero su bianco perché il governo Meloni inserisca in manovra una serie di misure a sostegno del settore.

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Presidente Capasa, avete steso una lista di possibili emendamenti alla manovra e il welfare è in cima alle vostre richieste. Perchè?

Abbiamo fatto una serie di richieste concrete che si inseriscono nel quadro della legge di Bilancio. Stiamo vivendo un momento difficile in generale, ma a farne le spese sono le persone. Abbiamo quindi messo in cima alla lista delle priorità misure che consentono a una certa fascia dei lavoratori di poter affrontare il momento con un po’ più di serenità. Un modo indiretto di toccare il famoso cuneo fiscale.

Per questo avete chiesto che soglia per la detassazione dei fringe benefit venga innalzata a lungo termine?

Esatto. Vorremmo che questa soglia fosse almeno di 1.200 euro, per poi incrementarla negli anni successivi e che, in caso di superamento, la tassazione si applichi solo sull’eccedenza. Questo permetterebbe alle aziende di tutelare i lavoratori nel pagamento della spesa, ma anche delle bollette. È una norma per noi assolutamente necessaria.

A proposito di costi energetici: vi soddisfano le misure inserite in manovra per sostenere le aziende? 

Ritengo siano adatte alle grandi imprese: il credito d’imposta non funziona per le piccole e medie aziende che spesso per sopravvivere devono essere sostenute da quelle grandi.

Molte scelgono di vendere: nel 2022 si è registrato un record di operazioni M&A e molte sono avvenute nel settore moda.

Tutti nel mondo riconoscono il valore del made in Italy, ma al contempo sono consapevoli della fragilità di una filiera che non ha mai beneficiato di una politica industriale ad hoc. La moda è stata sempre abbandonata un po’ a se stessa.

Oltre alle dimensioni delle aziende della filiera, una delle fragilità del sistema è la mancanza di manodopera qualificata. Quali sono le vostre priorità?

Rifinanziare il credito d’imposta per la formazione 4.0 dei dipendenti: la formazione è importante e avendo gli strumenti perché non farla in digitale? E poi chiediamo di consentire ai lavoratori dipendenti di svolgere attività con partita Iva in regime forfettario, senza che questi redditi si cumulino con quelli da lavoro dipendente, per favorire l’autoimprenditorialità. Infine, i pensionati: devono poter tornare al lavoro per fare attività di formazione. Il passaggio di competenze è fondamentale.

Nel 2022 l’export è stato un driver importante del fatturato di settore. il tema della promozione all’estero è sempre una priorità?

Lo è, e non dobbiamo sederci sugli allori ma investire continuamente. Abbiamo chiesto che una quota
del fondo per la promozione del made in Italy venga destinata solo alla moda: 50 milioni all’anno per tre anni.

Il ministro Urso all’Osservatorio Altagamma ha parlato di documenti collegati alla manovra per combattere la contraffazione e incentivare le imprese. La battaglia per vedersi riconosciuto il credito d’imposta R&S sui campionari è quindi ancora aperta?

Questi temi - la contraffazione e i crediti d’imposta sulle creazioni di moda, oltre al rafforzamento dei crediti per attività di design e innovazione finalizzate alla transizione ecologica - sono per noi dei cavalli di battaglia, delle misure strutturali che speriamo possano essere implementate dal nuovo governo: il made in Italy oggi è percepito come bello, ben fatto e sostenibile. E questo va supportato.

L e proposte di Camera moda sono condivise con altre realtà del settore?

Sono condivise anche con Altagamma e siamo allineati anche con Confidustria moda. Cerchiamo di fare sistema e spesso ci riusciamo.

Esiste ancora il Tavolo della moda che riuniva i vari attori del settore al Mise proprio per parlare dei bisogni del settore?

Certo, abbiamo fatto alcune riunioni anche durante il lockdown però poco incisive. Ci è stato detto che verranno organizzati presto degli incontri. L’importante è che vengano usati per discutere di politica industriale.

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