il presidente della camera della moda

Capasa: «L’ecosistema della moda italiana è a rischio. Salvarlo è un investimento»

Il settore ha perso il 26% del fatturato nel 2020, ma genera il 12% dell’export nazionale. In arrivo proposte per il governo: sussidi a pmi selezionate, rilancio su sostenibilità, digitalizzazione, internazionalizzazione e formazione

di Giulia Crivelli

Carlo Capasa (Sgp)

3' di lettura

I dati di Confindustria Moda parlano chiaro: il settore è stato tra i più colpiti dalla pandemia, il fatturato è calato del 26% a circa 75 miliardi, dopo aver sfiorato i cento nel 2019. Ma le percentuali, come molti altri dati statistici medi o ponderati, dicono troppo poco. Sono i numeri assoluti e i confronti con altri Paesi a dare l'idea di quanto sia importante il tessile-moda-abbigliamento per l'Italia e quanto stia rischiando dopo un anno di Covid e con prospettive, interne e internazionali, ancora molto incerte.

È partendo da questi numeri che Carlo Capasa, presidente della Camera della moda, è già stato ascoltato dalla Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati ed è partendo da questi numeri che a giorni presenterà un position paper al Governo e a ogni Commissione parlamentare competente per l'emergenza da pandemia e per la messa a punto del Recovery Plan.

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Capasa è al vertice dell’associazione alla quale aderiscono 234 brand, ai quali è riconducibile il 90% del fatturato del settore: «Oggi a Milano inizia la fashion week donna, nel formato phygital. In tempi pre Covid, le quattro settimane annuali della moda portavano alla città circa 140 milioni di indotto. Una cifra ragguardevole, ma niente in confronto al valore, per il Paese, dell'intero sistema – sottolinea Capasa –. Gli eventi di Milano sono solo la punta di un iceberg che è in grave pericolo e che dobbiamo proteggere».

La filiera della moda dà lavoro direttamente a 550mila addetti e altrettanti nelle attività di commercio e servizi: questo è il primo numero, 1 milione e centomila persone e circa altrettante famiglie. Poi c'è il saldo commerciale. «La moda è il secondo settore per contributo all'aumento dei numeri dell'export: nel 2019 il peso complessivo è stato dell'11,9%, per un valore assoluto di circa 70 miliardi – aggiunge Capasa –. Dobbiamo però ricordare che i 234 brand rappresentati dalla Camera sono a capo di complesse e lunghe filiere fatte da 60mila imprese, la metà almeno delle quali con meno di 15 addetti. Se la filiera nel suo complesso è l'iceberg sotto alle settimana della moda, le 60mila piccolissime, piccole e medie aziende alle quali si appoggiano i grandi brand e gruppi formano un altro iceberg. Potremmo dire che è un ecosistema dentro a un ecosistema. Siamo tutti connessi e, ripeto, in pericolo».

Capasa proporrà alle Commissioni parlamentari e, si augura, direttamente al Governo e al premier Mario Draghi, due tipi di intervento: il primo è emergenziale ed è legato a molte delle misure già prese o annunciate per ristori, compensazioni, blocco dei licenziamenti. «Nel suo discorso al Parlamento, Draghi ha chiarito che non tutte le attività economiche possono essere salvate. Sono d'accordo: io propongo di gettare un salvagente a tutte le imprese della nostra filiera con meno di 15 addetti che avevano chiuso il 2019 in pareggio o in utile – dice il presidente della Camera della moda –. Se dovessi ipotizzare una grandezza, parliamo di compensare, a fondo perduto, le perdite di fatturato di circa 30mila imprese, potrebbero essere necessari da 1,5 a 3 miliardi. Ma non è un costo, è un investimento. Non è un sussidio, è l'aiuto che serve per rimettersi in piedi e ricominciare a essere volano dell'economia e dell'immagine dell'Italia, come accadeva prima del Covid».

Il messaggio è chiarissimo: il tessile-moda è un settore strategico per l'Italia, come lo è, ad esempio, l'automotive per la Germania. Il confronto con i numeri tedeschi è utile anche nella moda: «La nostra filiera, che non può fare a meno di quelle decine di migliaia di artigiani, microimprese e Pmi di cui parlavo, ha il primato europeo della produzione del settore, con il 41% del totale. Al secondo posto c'è proprio la Germania con l'11%, a 30 punti di distacco, molti più di quelli che, tornando all'automotive, la Germania ha rispetto alla Francia. Eppure non c'è confronto tra quello che il sistema Paese tedesco fa per sostenere i suoi settori strategici e quello che è stato fatto in Italia».

Capasa usa di proposito il passato, perché sul tema del Recovery Plan e dei 209 miliardi del Recovery Fund vuole essere altrettanto chiaro, ma visionario, come è stato, dice, Mario Draghi: «Presenteremo progetti dettagliati su sostenibilità ambientale e sociale, digitalizzazione, internazionalizzazione e, forse la parte più importante, sulla formazione – conclude il presidente della Camera della moda –. La nostra filiera può affrontare il problema della disoccupazione giovanile e ha in gran parte risolto quello dell'occupazione femminile, che nella moda, anche ai vertici, è altissima». Numeri e visione: di questo vuole parlare Capasa a Roma ed è convinto che, questa volta, sarà ascoltato.

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