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Capasa: «Moda uomo a gennaio: un segnale per le aziende e per la politica»

Il presidente della Cnmi parla delle iniziative legate alla fashion week: «non è un azzardo ma una necessità. A settembre battuto il record con 45 milioni di visualizzazioni»

di Giulia Crivelli

2' di lettura

«Organizzare una settimana della moda in gennaio, pur nell’incertezza che viviamo su protocolli e misure di sicurezza, non è un azzardo, ma una necessità. Dobbiamo dare un segnale alle aziende della filiera, all’Italia e all’estero, alle istituzioni, alla politica e naturalmente ai clienti finali: noi ci siamo, con la giusta voglia di guardare al futuro e con tante nuove idee ed energie». Carlo Capasa parla così delle prime iniziative del 2021 della Camera della moda, l’associazione che organizza, tra le altre cose, le fashion week milanesi. I giorni di settembre, dedicati in prevalenza ad abbigliamento e accessori donna, avevano avuto un grande successo, anche grazie alla modalità phygital, un mix di sfilate e presentazioni in presenza e con pubblico ed eventi digitali o solo in streaming. «Abbiamo battuto ogni record di visualizzazioni, 45 milioni, anche grazie alla piattaforma perfezionata dalla Camera della moda , nata dalla collaborazione con Accenture e Microsoft, con la consulenza di PwC – ricorda Capasa –. 45 milioni è una cifra che in tempi pre Covid non avremmo neanche potuto immaginare».

Le giornate di Milano e l’asse con Firenze

La tecnologia – dallo streaming evoluto all’e-commerce B2B e B2C – è stata l'ancora di salvezza del tessile-moda e delle sue fiere e manifestazioni, come è accaduto per altri settori, e la settimana dedicata all’uomo di gennaio (15-19) formerà un asse digitale fortissimo con Pitti e potrà essere il volano della fashion week di febbraio dedicata alla donna. Ma la vetrina digitale esiste solo perché esiste il prodotto fisico e il sistema del tessile-moda-accessorio. «Non dimentichiamolo mai: siamo l’unica filiera di media e alta gamma al mondo – sottolinea Carlo Capasa –. Siamo i primi produttori in Europa, con il 41% del mercato, e stacchiamo i secondi, i tedeschi, di 30 punti percentuali. La filiera dà lavoro direttamente a 600mila persone e ad altrettante nell'indotto: superare la pandemia significa aiutare il Paese intero a uscire dall'emergenza economica e sociale». Secondo il presidente della Camera della moda le aziende, dal monte al valle (i grandi marchi), dalle Pmi ai grandi gruppi, hanno reagito ai lockdown produttivi e commerciali, al blocco di fiere ed eventi dal vivo e all’assenza dei flussi turistici, sfoderando le migliori energie creative. «Stiamo tutti, nessuno escluso, cercando di trovare nuove modi di stimolare i sogni e quindi i consumi delle persone, ma puntiamo allo stesso tempo a prodotti più adatti ai nuovi stili di vita, perché alcuni cambiamenti portati dalla pandemia resteranno anche quando il Covid sarà un ricordo», aggiunge Capasa .

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Avanti su sostenibilità e inclusività

Alcuni pensano che l’incertezza del 2020 possa compromettere, in ogni settore, progetti e visioni di lungo periodo su sostenibilità e inclusività. «Nella moda è successo l’opposto – conclude Capasa –. Anche perché i consumatori più giovani, giustamente, chiedono alla moda, che da sempre interpreta o anticipa o addirittura favorisce i cambiamenti sociali, di avere un ruolo importante. Camera della moda, con Pitti Immagine, Confindutra Moda e tanti altri attori, si muove proprio in questa direzione e speriamo che le istituzioni, locali e nazionali, ci vedano come interlocutori per immaginare e poi costruire il futuro».

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