caso hacker russi

Capi dell’intelligence Usa contro Trump. E lui sceglie il nuovo numero uno, Dan Coats

di Marco Valsania

John McCain durante l’audizione dei capi dell’intelligence (Chip Somodevilla/Getty Images/AFP )

3' di lettura

NEW YORK - Il senatore dell’Indiana in pensione Dan Coats è indicato come la scelta del presidente eletto Donald Trump a capo dell'intelligence nazionale. L'annuncio potrebbe arrivare già oggi stando a fonti della transizione citate dal Washington Post. La nuova scelta di Trump arriva proprio nel giorno dello scontro aperto con i capi dell'intelligence Usa, che in un'audizione al Senato hanno denunciato pubblicamente e di persona in Congresso, per la prima volta, le interferenze russe senza precedenti nelle elezioni americane. E dicendosi sempre più sicuri delle loro conclusioni hanno risposto, per la prima volta, anche alle accuse altrettanto inedite mosse da un presidente statunitense eletto - Donald Trump - ai servizi segreti, definiti incompetenti e «ridicoli». Un colpo forse sentito dallo stesso Trump: ha improvvisamente twittato di essere un «fan dell'intelligence» e che le polemiche sarebbero l'invenzione di «media disonesti».

Hacker russi, media: intelligence Usa ha prove

Le audizioni parlamentari convocate dalla Commissione Forze Armate del Senato - capitanata da un critico repubblicano di Mosca, John McCain - non hanno scritto la parola fine sulla saga: non sono emerse nuove, esplosive rivelazioni, forse invece contenute in un rapporto completo che nelle stesse ore è stato consegnato a porte chiuse al presidente uscente, Barack Obama, e che oggi verrà illustrato a Trump e che verrà reso pubblico la prossima settimana. Il Direttore dell'Ufficio di National Intelligence James Clapper ha però messo in chiaro sotto le telecamere le conclusioni delle 17 agenzie sotto la sua autorità: la Russia di Vladimir Putin è responsabile, ai più alti livelli, di atti di pirateria informatica contro il partito democratico nonostante le smentite del Cremlino. E in un'indiretta frecciata a Trump ha dichiarato che esiste differenza tra «sano scetticismo» e «denigrazione» di simili conclusioni e di una comunità di intelligence i cui sacrifici sono visibili nel “Muro di stelle” che alla Cia commemora i caduti.

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Clapper, affiancato dal capo della National Security Agency Michael Rogers e dal sottosegretario alla Difesa per l'intelligence Marcel Lettre, ha ricostruito l'intervento di Mosca come una «campagna sfaccettata» della quale «l'hacking era solo una parte». Una campagna che, tra l'altro, «prevedeva classica propaganda, disinformazione, notizie false», pratiche che ha indicato essere tuttora in corso. Le prove di questa campagna, ha aggiunto, sono oggi ancora più certe di quanto non fossero in ottobre, quando la Cia e le altre agenzie avevano già fatto sapere, con rara unanimità, che Mosca aveva pilotato i pirati per avvantaggiare Trump. McCain ha da parte sua detto che «tutti gli americani devono essere preoccupati per gli attacchi della Russia alla nazione».

La rafforzata conclusione è scattata nonostante il crescendo di dileggi rivolti da Trump ai servizi segreti, che secondo indiscrezioni si appresta a riformare - snellendoli e, a suo avviso, depoliticizzandoli - una volta alla Casa Bianca. L'ultimo affronto di Trump era giunto poche ore prima delle audizioni. Aveva parafrasato Julian Assange, il fondatore in esilio di Wikileaks che ha diffuso i documenti sottratti e che Clapper ha definito «privo di credibilità», riportando la sua affermazione di non aver ottenuto materiale dai russi. Un tweet che ha scatenato dure reazioni fra i leader repubblicani, a disagio per gli amichevoli rapporti di Trump con Putin. «Tra un ricercato e nemico della democrazia americana come Assange e le agenzie impegnate a proteggerla scelgo queste ultime», ha commentato il senatore Lindsey Graham. Che ha anche criticato come insufficienti le sanzioni soprattutto simboliche decise da Obama contro Mosca quale rappresaglia per gli hacker.

Trump sembra voler considerare l'intelligence semplicemente impegnata a screditare la sua vittoria elettorale. Un atteggiamento condannato come miope da politici di entrambi i partiti e da ex esponenti della sicurezza nazionale, che chiedono la creazione di una speciale commissione d'indagine sull'esempio di quella formata all'indomani degli attentati dell'11 Settembre. I critici temono in particolare che si instauri un clima di demoralizzazione, abbandoni o peggio vendette dannose per la protezione del Paese.

Ma l'amministrazione entrante è parsa pronta semmai ad alzare il tiro sui servizi segreti: funzionari della squadra di transizione hanno rivelato al Wall Street Journal che assieme al futuro consigliere di sicurezza nazionale (il generale Michael Flynn, ex capo dell'intelligence militare emarginato da Clapper per fallimenti manageriali e abusi di potere) e al prossimo direttore della Cia (il deputato ultraconservatore Mike Pompeo) Trump sta studiano una svolta. In gioco sarebbero tagli allo staff centrale dell'Ufficio di National Intelligence, nato all'indomani dell'11 Settembre per coordinare la galassia dei servizi, e revisioni nell'organizzazione della Central Intelligence Agency. L'obiettivo dichiarato sarebbe rendere l'apparato più agile e dedicato ad avere agenti sul campo.

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