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Capitale italiana della cultura: Locride candidata per il 2025

di Donata Marrazzo

4' di lettura

Nella Locride di Corrado Alvaro, Saverio Strati, Mario La Cava, e, partendo da più lontano, anche di Tommaso Campanella, di polis magno greche, necropoli, teatri, santuari e terme romane, di templi dorici in riva al mare, di chiese bizantine e fortezze normanne, di Jonio, di Aspromonte e di fiumare, 42 comuni si trasformano in tessere di un unico mosaico. Cento chilometri di territori e comunità, da Africo a Stilo, da Casignana a Palizzi, da Caulonia a Gerace, da Locri a Siderno, da San Luca a Staiti diventano un unicum per un progetto ambizioso e visionario, di alleanze e condivisioni, che fa delle diversità e delle esclusività territoriali un contesto unitario. Così la Locride, come un’intera, vasta città, si candida a capitale italiana della cultura per il 2025. È la prima volta che a proporsi è un sistema territoriale nel suo complesso.

Il sogno parte dal basso, da comunità impegnate sia a costruire il futuro, attingendo a una gloriosa storia millenaria, di cui ovunque restano tracce, sia a ricostruire la reputazione di un’area che balza agli onori della cronaca solo per i suoi aspetti più deteriori. In primis la criminalità organizzata, e poi la disoccupazione, lo spopolamento, la povertà, il degrado sociale e ambientale che oscurano qualunque azione positiva: «Ma il male si cura con il bene e le distorsioni culturali con la cultura lineare. Vogliamo ricongiungere ai fili del passato virtuoso le azioni dello sviluppo futuro», si legge nel dossier presentato al ministero della Cultura.

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Locride 2025, dunque, è “tutta un’altra storia”, come recita il claim del progetto, candidato dalla Città metropolitana di Reggio Calabria e dal Gal delle Terre Locridee, con il contributo dell’agenzia di comunicazione Officine delle idee. Il logo è una rosa dei venti che racchiude i mosaici di Nik Spatari, artista calabrese recentemente scomparso, protagonista in Europa di tutte le avanguardie del ’900: con la sua compagna Hiske Maas, ha realizzato a Mammola uno straordinario complesso monumentale che integra archeologia e modernità.

L’elemento strategico, dunque, è la cultura e tutto ciò che ne deriva: identità radicate, diversità integrate, coesione sociale. Ma soprattutto nuove forme di economia: solidale, ecologica, circolare. Green e Blu economy. La Locride si trasforma in un laboratorio per l’inclusione, la formazione, l’incontro interculturale, la creazione di nuovi linguaggi. Ma anche per l’ampliamento dell’offerta turistica, la valorizzazione del patrimonio culturale, la promozione di imprese creative.

Così nascono le “fabbriche di comunità” e diventano, da un Comune all’altro, infrastruttura sociale: uno spazio stabile e permanente in cui si raccolgono idee e proposte per avviare nuovi processi di sviluppo, «che continueranno a esistere qualunque sarà l’esito della candidatura – spiega il direttore del Gal Guido Mignolli – La Locride da questo momento in poi, non torna indietro».

Per realizzare una nuova governance del territorio e fare di tutta la Locride un’avanguardia del Mediterraneo, si punta a settori chiave, come l’ambiente, la formazione, l’agricoltura, il patrimonio artistico e culturale, materiale e immateriale. Alcune iniziative, finanziate con i fondi per le aree interne, sono già pronte, come la scuola per i mestieri dell’agricoltura nel castello di Monasterace.

Musei della Terra, del Mare ed ecomusei, come quello delle ferriere e delle fonderie della Calabria, a Bivongi (culla della prima industrializzazione meridionale), riconnettono ambiente naturale, storia e comunità, valorizzando il turismo dell’esperienza. L’intento è anche quello di avvicinare territori geograficamente lontani: il progetto “Rotte delle Malvasie senza confini”, ad esempio, è la proposta di un gemellaggio fra la Locride, con le sue antiche varietà di Malvasia, e Nova Gorica-Gorizia, capitale europea della cultura per il 2025, sulle cui colline il vitigno mediterraneo è una tipicità.

I borghi e il paesaggio diventano il fulcro degli “Atelier dell’abitare”, immaginati come una Bauhaus per l’ecosistema: con il contributo di artisti, specialisti della rigenerazione, innovatori e cittadini, si cercherà di stabilire un nuovo equilibrio tra costa, mare ed entroterra, avviando processi di crescita sostenibile. Ai creativi, agli imprenditori, a chi progetta nuovi modelli di business, il compito di rivitalizzare le aree interne. Ai cittadini quello di farsi custodi e narratori del territorio.

«La nostra sfida va oltre il 2025 – spiega il presidente del Gal Francesco Macrì – ci crediamo così tanto da aver proposto un accordo con le altre quattordici città che partecipano al bando del ministero, per pianificare insieme, a prescindere dal risultato, un progetto condiviso».

Laboratori e incubatori serviranno a sviluppare progetti, collaborazioni, sperimentazioni in un’ottica interdisciplinare, mettendo insieme ecologia e architettura, nuovi modelli di residenza e di aggregazione, servizi individuali e collettivi, e i più innovativi strumenti di comunità, di sviluppo locale, di partecipazione. Un approccio olistico all’uomo e all’ambiente, per ridefinire nella Locride il senso dell’abitare.

«È il valore dell’alleanza a muoverci – conclude Antonio Blandi di Officine delle idee – è quello che ispira la nostra visione. Ci candidiamo a essere produttori e organizzatori di cultura, non per un anno, ma per sempre».

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