ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl rapporto Crenos

Capitale umano, digitalizzazione e ambiente per risollevare la Sardegna

Il ventesimo rapporto del centro ricerche Nord Sud delle Università di Cagliari e di Sassari fa il punto sullo stato di salute dell’economia dell’Isola a oltre un anno dallo scoppio della pandemia

di Davide Madeddu

4' di lettura

Uno scenario da guerra. Con un crollo delle esportazioni, una flessione negativa del mercato del lavoro che ha colpito sopratutto le donne e i lavoratori con minore tutela. E poi la distanza tra Sardegna e regioni più dinamiche dell’Ue che cresce. La speranza per iniziare la ripresa può arrivare dalla valorizzazione del capitale umano, digitalizzazione e tutela dell’ambiente. È il quadro economico della Sardegna tracciato dal ventottesimo rapporto Crenos (il Centro ricerche economiche nord sud delle università di Cagliari e Sassari) e relativo al 2020.

Debolezze e fragilità

«La crisi economica europea innescata dalla malattia ha messo in evidenza le debolezze delle economie fragili come di quelle forti, dando impulso a una nuova coesione nel disegno delle politiche economiche dell’Unione – premette lo studio coordinato da Gianfranco Atzeni, docente di Economia politica all’Uniersità di Sassari e ricercatore Crenos –. In alcune economie, fragilità come le disparità di genere e tra generazioni, le differenze territoriali nella dotazione di infrastrutture digitali e di competenze del capitale umano sono emerse con maggiore chiarezza».

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Il crollo durante la ripresa

Lo studio evidenzia che l’emergenza sanitaria si è abbattuta sulla Sardegna proprio mentre era in corso una leggera ripresa. «Senza la pandemia avremmo accolto positivamente la crescita del Pil sardo del 2019 (+1,4%) in cima alla classifica delle regioni italiane – scrive il rapporto –. Tuttavia, la crescita media del periodo 2015-2019 è solo dello 0,3% e il Pil sardo è il 64% di quello medio europeo, collocando l’Isola al 147° posto su 240 regioni in Europa». Per l’isola le ricadute sul Pil, legate all’impatto provocato dalla diffusione del Covid-19 potrebbero essere «più pesanti di quelle registrate a livello nazionale».

Crolla il mercato del lavoro

Lo studio evidenzia, relativamente al mercato del lavoro del 2020, riduzioni significative del tasso di attività e del tasso di occupazione. Nello specifico, nel 2020 l’isola perde nel complesso 27 mila occupati e 43 mila forze di lavoro, collocandosi così tra le regioni in cui la crisi pandemica ha avuto gli effetti peggiori sul mercato del lavoro. A contribuire a questo primato negativo è sicuramente la particolare struttura occupazionale in Sardegna, che nel 2019 vedeva quasi un lavoratore su quattro impiegato nel settore del commercio o della ristorazione. «A essere maggiormente colpite sono le donne, gli individui con titoli di studio medio-bassi e i lavoratori con contratti a tempo determinato – evidenzia il rapporto –. La ridotta occupazione delle donne con titolo inferiore al diploma è responsabile da sola di quasi la metà della diminuzione complessiva dell’occupazione in Sardegna».

Cresce la distanza tra la Sardegna e Ue

Il rapporto rimarca che «il sistema economico regionale non è capace di stare al passo con la crescita dell’Europa e nel tempo si allontana dalle regioni più dinamiche dal punto di vista economico». Inoltre «permane il divario di reddito con le regioni settentrionali: il Pil della Sardegna (33,3 miliardi di euro in volume) si traduce in 20.356 euro per abitante, maggiore del Mezzogiorno (18.511 euro) ma distante del Centro-Nord (33.796 euro)». Export e imprese. Nonostante le previsioni legate alla serrata generale che ha sospeso o limitato molte attività economiche, il numero complessivo delle imprese attive è cresciuto di 1.006 unità. «L’impatto immediato è stato invece sul flusso di iscrizioni e cancellazioni, diminuite rispettivamente del 15% e del 17,3%». Nel 2020 si registra una drastica riduzione delle esportazioni, -40,6% rispetto al 2019. Le vendite all’estero di prodotti petroliferi sono colpite dal crollo del prezzo internazionale del petrolio e si riducono a 2,4 miliardi di euro nel 2020 (-48,2%). I restanti settori, in media in contrazione del 4,7%, mostrano una certa variabilità: «l’industria dei prodotti in metallo raggiunge i 276 milioni di euro e segna un importante +46%, mentre si registra un calo delle vendite dell'industria chimica di base (188 milioni, -26,3% rispetto al 2019)». L’export dell’industria lattiero-casearia è in diminuzione del 2,7% ma le vendite verso gli Stati Uniti, principale destinazione del pecorino romano, sono rimaste sostanzialmente invariate.

Servizi pubblici e spesa sanitaria

La spesa sanitaria in Sardegna continua la sua crescita iniziata nel 2017 passando dai 3,27 miliardi di euro del 2018 ai 3,33 miliardi del 2019.

Gestione dei rifiuti

Positivo anche il quadro relativo all'analisi dei dati sulla gestione dei rifiuti. «La percentuale di raccolta differenziata continua a crescere e raggiunge, nel 2019, il 73,3%, percentuale superiore a quella registrata nel Centro-Nord (66%) e nel Mezzogiorno (50,6%). Dopo il Veneto, la Sardegna registra la prestazione migliore tra le regioni italiane».

La prospettiva del Next Generation Eu

C’è poi la prospettiva che sembra essere un’occasione per un’inversione. «Il nuovo Next Generation EU, se ben indirizzato e gestito, – scrive il rapporto – può costituire una potente leva per lo sviluppo regionale e il sistema innovativo locale: più del 50% dell’importo del programma sosterrà la modernizzazione nazionale e regionale tramite investimenti che puntano ad aumentarne la competitività e la resilienza, tramite azioni indirizzate verso la ricerca e sviluppo, la transizione climatica e digitale, e interventi specifici per contrastare il cambiamento climatico».

Gli elementi per la Ripresa

Quanto agli ingredienti per recuperare il divario con le aree più sviluppate, passano per «la capacità di formare e soprattutto attrarre capitale umano, con elevate abilità nelle tecnologie digitali, nella valutazione di investimenti e nella redazione e gestione di progetti». Inoltre «la capacità di diffondere e promuovere l’adozione di tecnologie a risparmio di risorse, tra cui quelle energetiche e la piena consapevolezza del valore dell’ambiente naturale che fornisce servizi a tutte le attività economiche e pertanto non può essere consumato».

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