la spesa delle famiglie

Saldi, avvio a singhiozzo. Capodanno freddo per i consumi

Le stime di Confcommercio prevedono incassi per 4 miliardi: uno in meno rispetto al 2020

di Giovanna Mancini

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(IMAGOECONOMICA)

Le stime di Confcommercio prevedono incassi per 4 miliardi: uno in meno rispetto al 2020


3' di lettura

Un avvio a singhiozzo, con partenze differenziate in tutte le regioni, per i saldi invernali forse più attesi degli ultimi decenni. Dopo un anno drammatico che, secondo le stime di Confcommercio, dovrebbe registrare 120 miliardi in meno di consumi rispetto al 2019 (-10,8%), le speranze dei rivenditori sono riposte nelle prossime settimane anche se, sempre secondo Confcommercio, gli effetti della pandemia si faranno sentire anche sui saldi, con una spesa prevista di 4 miliardi di euro, uno in meno rispetto allo scorso anno.

Pesano la crisi e l’incertezza economica, l’assenza di turisti, ma anche il perdurare delle misure restrittive anti-Covid, che impattano sul calendario stesso. I saldi iniziano infatti sabato 2 gennaio in tre regioni (Basilicata, Molise e Valle d’Aosta), con la zona rossa ancora in vigore. Seguiranno lunedì 4 gennaio Abruzzo e Calabria, in zona arancione per un giorno e poi di nuovo in zona rossa. Solo dal 7 gennaio, con il finire delle chiusure previste dal Decreto di Natale, i saldi avranno davvero inizio: Lombardia, Piemonte, Sicilia, tra le altre, mentre Veneto ed Emilia Romagna aspetteranno addirittura il 30 gennaio.

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Iniezione di liquidità per la moda

Non saranno la soluzione di tutti i mali per il settore del commercio non alimentare, che quest’anno ha perso oltre 300mila imprese, di cui 240mila a causa della pandemia, spiega Confcommercio. Ma saranno comunque, «un volano per lo sviluppo e un’iniezione di liquidità per un comparto in estrema difficoltà, che non ha passato un buon Natale e che davanti ha ancora un anno molto difficile», spiega Massimo Torti, segretario generale di Federmoda Italia. Proprio i dettaglianti della moda sono quelli che hanno pagato il tributo più alto al Covid-19: 20mila le realtà che quest’anno hanno chiuso i battenti, 20 miliardi di euro in meno di consumi e 50mila persone che rischiano il posto di lavoro. «Speriamo in questi saldi, ma comunque i negozi hanno perso un’intera stagione e questo riduce le marginalità – osserva Massimo Torti –. Inoltre mancheranno ancora i turisti, soprattutto quelli extra-Ue, che per noi sono i migliori clienti».

A salvarsi è stato soltanto l’e-commerce: secondo l’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, nel 2020 le vendite online di prodotti hanno registrato la crescita più alta di sempre, 5,5 miliardi di euro, raggiungendo i 23,4 miliardi. E il contributo più deciso è arrivato da un settore fino a oggi fortemente in ritardo, quello alimentare.

I consumi delle feste

Proprio i consumi alimentari casalinghi sono gli unici che hanno tenuto, grazie anche alla diffusione di food delivery e consegna a domicilio. Nella settimana di Natale le vendite di prodotti alimentari sono aumentate del 20% rispetto allo scorso anno e per Capodanno è previsto un andamento analogo, afferma Fida-Confcommercio. Meno ottimistiche le stime della Coldiretti, che prende in considerazione anche il fuori-casa: nel 2020, spiega l’associazione in una nota, i consumi alimentari si sono attestati a 41 miliardi, il livello più basso dell’ultimo decennio. Anche le spese per il veglione di Capodanno sono crollate (-32%), scendendo a 65 euro in media a famiglia. È saltata inoltre la tradizionale cena al ristorante per cui i clienti spendevano, mediamente, 80 euro a persona. Anche in questo caso, i ristoratori sentiranno la mancanza soprattutto dei turisti, che ogni anno spendono in Italia 53 miliardi di euro, per un terzo destinati al cibo e ai souvenir.

Turismo in ginocchio

Proprio il turismo è tra i settori più colpiti dalla pandemia. Le stime del Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo Confesercenti parlano di oltre 240 milioni di presenze in meno nel nostro Paese nel 2020 rispetto all’anno precedente (-55%). Soltanto le chiusure di questo periodo festivo costeranno al sistema turismo 3,5 milioni di turisti nelle diverse località italiane, per una spesa totale in beni e servizi di 1,2 miliardi di euro. Una crisi senza precedenti, dice il presidente di Assoturismo Confesercenti Vittorio Messina, e le prospettive sono ancora negative: «Serve un piano per ripartire, con sostegni a fondo perduto, ma anche investimenti nel rilancio delle imprese», afferma.

Sul piede di guerra anche il mondo della montagna, che chiede una data certa per la riapertura degli impianti sciistici, dopo la richiesta dei presidenti delle Regioni interessate di posticiparne l’avvio al 18 gennaio. Le imprese chiedono certezze e ristori immediati. «In questo modo mandiamo a picco la montagna», dice Valeria Ghezzi, presidente di Anef, cui fa capo il 90% delle 400 aziende funiviarie italiane: oltre 1.500 impianti, con 13mila dipendenti. «Come categoria non abbiamo avuto nulla fino a oggi – aggiunge –. Perdere la stagione invernale per noi è drammatico, perché vale il 90% del nostro fatturato annuo».

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