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Capolavori in ostaggio

di Maria Adelaide Marchesoni e Marilena Pirrelli

Disegno a penna e inchiostro «La maison de Vincent à Arles» di Vincent Van Gogh

3' di lettura

L'affaire Jho Low, il finanziare malese coinvolto in un'indagine di riciclaggio di denaro negli Stati Uniti, ha posto sotto accusa l'art financing, cioè i finanziamenti di denaro con sottostante l'arte, che in alcuni casi hanno “nascosto” operazioni di riciclaggio di denaro. La vicenda ricostruita dagli inquirenti americani (raccontata da Plus24 del 6 agosto scorso) prende le mosse dal settembre del 2009 quando mister Low sottrae asset dal fondo malese 1Malaysia Development Berhad (1MDB), alimentato da bond emessi da Goldman Sachs. Il denaro triangola tra banche e porti franchi svizzeri finanziando società petrolifere di Abu Dhabi (PetroSaudi International Ltd.) passando poi da banche di Singapore, Lussemburgo e Usa per condurre a società offshore nelle British Virgin Islands e nelle Seychelles sino al difficile tracciamento di acquisti di immobili e attività di lusso, di opere d'arte e quote di società cinematografiche e musicali tra Las Vegas, New York e Hollywood.

Le «Nympheas avec Reflets de Hautes Herbes» 1906, di Claude Monet offerte in asta da Sotheby's Londra il 23 giugno 2014

L'azione di riciclaggio del valore di quasi 250 milioni di dollari interesserà diverse opere d'arte famose: il Dipartimento di Giustizia Usa nella denuncia del 20 luglio elenca in primis come collaterali il disegno a penna e inchiostro «La maison de Vincent à Arles» di Vincent Van Gogh, il dipinto «Saint-Georges Majeur» di Claude Monet e ancora le sue «Nympheas avec Reflets de Hautes Herbes». Ma non sono solo queste le opere acquistate con soldi riciclati: nel maggio 2013 Tanore Finance Corporation (Tan), che rappresenta Low, apre un conto da Christie's e durante le aste del 13 e 15 maggio 2013 acquista cinque opere a un prezzo complessivo di 58.348.750 dollari, tra cui un lavoro non specificato di Mark Ryden per 714mila dollari e un'opera non specificata di Ed Ruscha per 36.500 dollari. Il 15 nell'asta serale di Post War & Contemporary acquista «Dustheads», 1982 di Jean Michel Basquiat per 48.843.750 dollari, allora record d'asta per l'artista (oggi seconda sua opera più cara) e ben al di sopra della stima compresa tra 25-35 milioni di dollari, «Tic, Tac, Toe» per 3.035.750 dollari e «Untitled, Standing Mobile» per 5.387.750 dollari, entrambi di Alexander Calder. Gli acquisti continuano in forma privata da Christie's attraverso Tanore il 28 giugno 2013 per un controvalore di 151 milioni di dollari con un «Concetto spaziale. Attese» di Lucio Fontana e un «Untitled (Yellow and Blue)» di Mark Rothko. Nel settembre dello stesso anno Tanore “dona” a Low quattro di queste opere: «Dustheads», l'opera di Rothko, quella di Fontana e «Tic Tac Toe» di Calder.

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La sete di arte di Low non si placa, il 5 novembre 2013 Tanore batte a New York da Christie's nell'Impressionist and Modern Art Evening Sale, per 5.485.000 dollari il disegno «La maison de Vincent à Arles» di Vincent Van Gogh, attraverso Falcon Bank con fondi derivanti dalla vendita dei bond. Sempre il 18 dicembre di quell'anno Low, attraverso conti cinesi (Dragon Dynasty Account), acquista per 30 milioni con fondi derivanti dalla vendita di bond malesi. l'olio su tela «Saint Georges Majeur» di Claude Monet dall'art dealer SNS Fine Arts, che dichiara che l'opera è appartenuta all'Art Institute di Chicago.

A metà aprile 2014 «La maison de Vincent à Arles» e il «Saint Georges Majeur» insieme ad altre 15 opere vengono poste a collaterale di un prestito da 107 milioni di dollari concesso da Sotheby's Financial a Triple Eight Ltd Cayman Island, entità interamente controllata da Jho Low. Il Loan Agreement si basava su una stima delle opere compresa tra 191,6 milioni e 258,3 milioni di dollari.

Il 23 giugno 2014 Low – attraverso un conto svizzero Bsi – acquista da Sotheby's Londra l'olio «Nympheas avec reflets de Haute Herbes» di Claude Monet per 33.829.500 sterline (57,5 milioni di dollari) pagandolo in due rate. Il 17 marzo 2015 Sotheby's Financial Segment rivede il contratto allungando la durata e inserendo come collaterale anche le «Nympheas». Lo scorso maggio il prestito concesso da Sotheby's è rimborsato in parte con la vendita di alcune opere date in garanzia, compresa «Dustheads» di Basquiat, evidentemente in trattativa privata, visto che non c'è traccia d'asta. Lo scorso 7 giugno Sotheby's aveva ancora in pegno «La maison de Vincent à Arles» e il « Saint Georges Majeur»; molte delle opere di Low sono nel porto franco di Ginevra.

Che fine faranno ora queste opere? Saranno sottoposte a sequestro? I diversi passaggi di proprietà verranno contestati? Ma, soprattutto, premesso che il valore artistico resta intatto, tanto denaro affluito su questi lavori ne ha “snaturato” il prezzo? La domanda di arte oltre i 10 milioni di dollari mostra il suo lato oscuro: chi desidera fortemente questi capolavori è nutrito da autentico amore per l'arte o da altri scopi? Sorge il dubbio che l'arte, più facilmente di altri asset e in un mercato meno regolamentato, si trasformi in semplice garanzia sottostante operazioni non sempre legali.

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