logistica

Caporalato, maxisequestro di immobili all’imprenditore Giancarlo Bolondi

Le accuse vanno dal riciclaggio alla frode fiscale, inchiesta della Guardia di Finanza di Pavia

di R.E.I.

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Le accuse vanno dal riciclaggio alla frode fiscale, inchiesta della Guardia di Finanza di Pavia


4' di lettura

Un maxisequestro di 120 immobili tra Milano, Lodi, Brescia, Torino, Genova e altre città è stato disposto a carico di un imprenditore della logistica, Giancarlo Bolondi della società Premium Net, accusato, oltre che di frodi fiscali e riciclaggio, anche di sfruttamento del lavoro, in
particolare di caporalato nel facchinaggio. Lo ha deciso la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, su richiesta dei pm Bruna Albertini e Paolo Storari e i sequestri sono stati eseguiti dalla Guardia di finanza di Pavia.

L’inchiesta
A Bolondi, 63 anni, residente in Svizzera e già ai domiciliari, come si legge nel provvedimento della Sezione misure di prevenzione, presieduta da Fabio Roia, è stato contestato dai magistrati di Pavia di essere stato a capo,
tra il 2012 e il 2018, di un network di consorzi e cooperative, attraverso il quale avrebbe anche reclutato manodopera in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, tenuti costantemente sotto la minaccia di perdere il lavoro. Operai che dovevano accettare condizioni diverse rispetto ai contratti collettivi nazionali su turni, ferie e gestione dei riposi.

Nelle oltre 100 pagine del decreto i giudici Rispoli-Cernuto-Pontani spiegano che all'indagine di Pavia è collegata l'amministrazione giudiziaria che venne disposta a maggio per Ceva Logistics Italia srl, ramo della multinazionale leader nel settore della logistica. Un commissariamento per sfruttamento di manodopera, ossia sempre per un caso di caporalato, il primo che si era concluso con una misura di questo genere da parte dell'autorità giudiziaria. Ceva, che nel Pavese ha la Città del libro, una sorta di hub logistico per la distribuzione di materiale editoriale, chiariscono i giudici, era proprio una delle clienti del sistema Bolondi e impiegava nella 'Città del libro'“manodopera fornita dalla Premium Net.

Il sistema Bolondi
Il consorzio di Bolondi, infatti, spiegano ancora i giudici, era “in grado di interfacciarsi sul mercato dell'outsourcing con i principali attori economici pubblici e privati (nel provvedimento l'elenco delle imprese clienti, ndr)”. Allo stesso tempo, almeno dal 2009 l'imprenditore avrebbe portato avanti, tra la Lombardia e il Lazio (un procedimento a suo carico anche dei magistrati di Velletri), «un sistema fraudolento di gestione delle attività economiche finalizzato ad evadere le imposte», affiancato «da un'attività« di «occultamento della provenienza illecita dei profitti», con schermi societari e prestanome. Il tutto, tra cui anche proventi di «truffe ai danni del sistema previdenziale e del mancato pagamento ai dipendenti del tfr (gli operai venivano spesso licenziati e poi riassunti in altre cooperative, ndr)», poi riciclato, secondo i giudici, «in investimenti immobiliari». Solo nel «procedimento pavese», si legge ancora nel decreto, si parla di imposte evase per «14 milioni di euro».

Sequestrati, oltre a conti correnti e una polizza assicurativa, immobili tra Padenghe sul Garda e Manerba del Garda (Brescia), Camogli (Genova), Lodi, La Thuile (Aosta), Milano anche in zone come Porta Romana e Porta Venezia, Sauze di Cesana (Torino), tutti riconducibili a Bolondi.

La replica e le precisazioni di Ceva Logistics Italia

In relazione agli articoli pubblicati oggi su alcuni organi di stampa - si legge in una nota - e riferiti ai rapporti tra Ceva Logistics Italia, il consorzio Premium Net e la persona di Giancarlo Bolondi si intende precisare quanto segue:
-I fatti relativi all'impiego di personale presso la “Città del Libro” - con contratti di lavoro gestiti per conto della società di subfornitura Premium Net da una società di lavoro temporaneo rumena e pagati in valuta straniera - risalgono all'inizio del 2017.
Appresi tali fatti, in merito ai quali la società era totalmente estranea, Ceva ha richiesto a Premium Net di terminare qualsiasi rapporto con tale società. Premium Net ha quindi comunicato a Ceva di aver completamente cessato il ricorso a questa agenzia di lavoro temporanea a partire dal 31 Marzo 2017.
-Successivamente, in seguito all'indagine del 2018 che ha portato all'arresto dei vertici del consorzio Premium Net, Ceva ha immediatamente interrotto – a partire dal 1 agosto 2018 – qualsiasi rapporto con Premium Net.
Da ultimo, in seguito alla procedura di commissariamento dei rapporti di subfornitura in relazione alla vicenda relativa al consorzio Premium Net – avvenuta nel maggio 2019 per fatti precedenti all'ingresso del nuovo azionista Cma Cgm, che ha acquisito Ceva nel mese di aprile 2019 - Ceva ha immediatamente iniziato a lavorare a stretto contatto con l'amministratore giudiziario Roberto Paese, rivedendo tutti i processi aziendali e istituendo una serie di funzioni deputate al controllo delle procedure e della compliance di tutta la catena logistica.
Le azioni e gli sforzi compiuti in tal senso e in tale direzione sono stati riconosciuti dal presidente Fabio Roia, che nell'ultima udienza, tenutasi il 7 novembre, ha espresso non solo il proprio apprezzamento per il lavoro svolto ma anche la determinazione a fare di Ceva un caso di riferimento per il settore della logistica. A ulteriore dimostrazione del percorso svolto da Ceva, l'amministrazione giudiziaria ha previsto di terminare il proprio mandato alla fine del mese di marzo 2020 anziché a fine maggio come inizialmente stabilito.

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