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Caprai, i vini delle colline umbre puntano ai mercati internazionali

L'ad Marco Caprai scommette su qualità, sostenibilità e il rapporto con il territorio per crescere nel mondo: «L'immagine dell'Italia è strategica. Servono stabilità e meno burocrazia»

di Nicoletta Picchio

Un panorama delle vigne dell'azienda Arnaldo Caprai, che possiede 150 ettari nel territorio di Montefalco

3' di lettura

Un vitigno che cresce a Montefalco da più di 400 anni, il Sagrantino. Un legame imprescindibile con il territorio, che è diventato il punto di forza dell'azienda. Quel «terroir», sottolinea oggi Marco Caprai, cioè quel connubio tra territorio, vigneto e produttore, che è l’elemento caratteristico dei vini francesi e su cui hanno puntato sin dall’inizio anche nella casa vinicola di famiglia.

Una storia che parte dal 1971, quando Arnaldo Caprai, padre di Marco, imprenditore tessile, decide di acquistare 45 ettari a Montefalco, nel cuore dell’Umbria, per realizzare il sogno di produrre vino. Oggi gli ettari sono 150, e dal 1988 Marco è amministratore delegato. È lui che ha trasformato la passione del padre in un’azienda vinicola strutturata, puntando alla crescita. Nuove vigne, organizzazione manageriale, tecnologie più moderne, ampliamento dei mercati. «L’Italia resta il nostro primo mercato, anche perché siamo grandi consumatori di vino, con 36 litri pro capite contro i 10 degli Stati Uniti. Ma dobbiamo aumentare la nostra presenza anche all’estero», dice Caprai, tornato in Umbria dopo due settimane negli Stati Uniti per visitare i clienti americani. I rapporti vanno coltivati di persona, e Marco Caprai prende la valigia e parte, come ogni buon imprenditore: «Il mercato americano – spiega - è il più ricco e il più competitivo del mondo, va curato con attenzione». Il suo Sagrantino, insieme agli altri vini della cantina (tra cui Montefalco, Pinot nero, Umbria rosso, Umbria bianco, Grechetto)  sono presenti in 40 Paesi. L’export rappresenta circa il 35% circa della produzione, l’obiettivo è crescere in tutto il mondo, anche se alcune aree sono molto difficili, come l’Oriente: «È diversa la loro cultura della tavola. In altre zone, come i Paesi arabi, ci sono vincoli religiosi e quindi il vino è una presenza di nicchia. E poi dobbiamo ancora fare i conti con barriere all’ingresso. È fondamentale rilanciare gli accordi commerciali».

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Si punta sempre più sulla qualità, sulla valorizzazione del marchio. Il Sagrantino di Montefalco ormai è noto anche oltre i confini italiani: degli 8 milioni di fatturato dell’azienda il Sagrantino ne genera il 25% e della produzione, con un milione di bottiglie l’anno, rappresenta il 12 per cento. Tre bicchieri del Gambero Rosso, Oscar del Vino come Miglior Produttore: la Arnaldo Caprai ha avuto molti riconoscimenti. La cantina è stata completamente rinnovata nel 1997 e la mission aziendale è improntata ai principi della qualità totale, dalla sostenibilità alla conservazione del paesaggio alla tutela della biodiversità. Un lavoro impegnativo, sempre più difficile in questo periodo: «I picchi di aumento dell’energia si sono verificati proprio nel periodo più impegnativo della produzione», dice Caprai. La bolletta è passata da 130mila euro a 400mila «e non so se basteranno». Ma tutto sta crescendo: «Un camion di Co2 che costava 4-500 euro oggi è arrivato a 20mila. E il vetro, sempre che si trovi, è aumentato del 30%». Non c’è visibilità di quando potrà terminare questa situazione: «Sono ottimista, altrimenti non potrei fare questo lavoro». Ma intanto per gli investimenti destinati ad ampliare la cantina preferisce aspettare. Ma certo la burocrazia non aiuta: da tempo stava pensando a un impianto fotovoltaico, ma per le regole in vigore avrebbe dovuto sacrificare la parte migliore della vigna, quelli proprio destinati a Sagrantino. Ora ha partecipato a un bando per utilizzare i fondi legati al Pnrr sulle rinnovabili: «Abbiamo individuato come luogo per i pannelli i tetti di una cantina, realizzando una pensilina». Ma sopra il parcheggio non gliela lasciano costruire: «Ma ci dobbiamo organizzare, abbiamo 30mila visitatori all’anno. È molto importante come comunichiamo il nostro Paese. La credibilità, la stabilità: all’estero ci osservano, e per noi imprenditori che vendiamo nel mondo l’immagine dell’Italia è un fattore di competitività. La conflittualità politica non aiuta, come l’atteggiamento anti impresa ancora troppo presente. Se vogliamo esportare e crescere di più bisogna tenerne conto».

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