tumori

Car-t: i super-farmaci arrivano in Italia, ma la rete dei centri non è completa

Sono 16 le Regioni hanno individuato i centri erogatori, ma non tutti sono già nelle condizioni di somministrare le terapie e ancora mancano alcuni step autorizzativi

di Mar.B.


Ok a prima terapia Car-T contro tumori sangue

3' di lettura

Dopo il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco anche da noi sono sbarcate le prime due Car-t, le terapie in cui le cellule del sistema immunitario vengono prelevate e ingegnerizzate per armarle contro il tumore. Super farmaci disponibili e rimborsati per pazienti con Leucemia
Linfoblastica Acuta e Linfoma a grandi cellule che non rispondono alle cure tradizionali, che sono alcune centinaia in Italia. Ma qual è la situazione dei centri che devono erogare queste complesse terapie? Al momento ancora non completa.

La rete dei centri
A fare il punto aggiornatissimo sullo sbarco in Italia di queste terapie è stato un incontro al Senato a fine novembre al Senato a Roma («Road Map Car-T» organizzato da Motore Sanità). Un bilancio che mostra come oggi 16 Regioni hanno individuato i centri erogatori, ma non tutti sono già nelle condizioni di somministrare le terapie e ancora mancano alcuni step autorizzativi. Le Regioni devono implementare l'identificazione nella loro rete di servizi ospedalieri, i centri adatti, individuando il percorso necessario a formare le persone dedicate, con protocolli organizzativi condivisi. Gli ospedali saranno chiamati alla formazione del personale che dovrà gestire le cure in modo da creare un sistema assistenziale di rapido accesso e sicuro per il paziente. «La sfida ora è che l'accesso alle due terapie Car-T approvate da Aifa sia tempestivo, equo, sicuro ed attento alla fragilità della persona eleggibile. Chi potrà accedervi è già provato dall'esperienza di diverse linee terapeutiche e vive la pressione del tempo, perché sa che la malattia non aspetta. In questa prima fase ci sarà bisogno di spostarsi di Regione o di Città, rimanere a lungo fuori casa insieme al familiare, confrontarsi con tossicità importanti, per fare alcuni esempi. Per questo è fondamentale che gli aspetti economici per la famiglia non precludano l'accesso alle cure; che si preveda un supporto per viaggi e alloggio anche del familiare, così come il supporto psicologico e attenzione al consenso informato», avverte Sabrina Nardi, Responsabile Ail Pazienti.

Prepararsi all’arrivo di nuove cure
Questi centri devono avere una certificazione europea e un reparto di terapia intensiva per far fronte agli eventuali effetti collaterali. I gruppi coinvolti, ha spiegato Fabio Ciceri dell'Ospedale San Raffaele di Milano, sono quelli già attivi per i trapianti di midollo, che però sono già al limite
della loro capacità produttiva. «Non dobbiamo inventare nulla di nuovo - ha affermato Ciceri, che è anche presidente del Gitmo - Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo -, esiste già una rete di centri attrezzata a gestire le Car-T come una delle fattispecie del trapianto di midollo. La rete ha necessità di essere potenziata, bisogna ipertrofizzare delle realtà e
concentrare su queste la domanda, bastano 2-3 centri per regione». Tra l’altro segnalano gli addetti ai lavori bisogna prepararsi all'arrivo di nuove indicazioni per questa cura, con il conseguente aumento delle persone che potranno utilizzarla. «La sfida a cui si sta lavorando è aumentare il numero di tumori per cui viene utilizzata, sia ad altre neoplasie del sangue sia a tumori solidi - ha sottolineato Franco Locatelli, ematologo dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù -. La creazione di centri e gruppi dedicati alle Car-T è cruciale, ma non partiamo da zero, una rete c'è già e va potenziata».

«La sfida a cui si sta lavorando però è aumentare il numero di
tumori per cui viene utilizzata, sia ad altre neoplasie del
sangue sia a tumori solidi - ha sottolineato Franco Locatelli,
ematologo dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù -. La creazione
di centri e gruppi dedicati alle Car-T è cruciale, ma non
partiamo da zero, una rete c'è già e va potenziata». Al momento
16 regioni hanno già individuato le strutture qualificate alla
terapia, che devono avere una certificazione europea e un
reparto di terapia intensiva per far fronte agli eventuali
effetti collaterali. I gruppi coinvolti, ha spiegato Fabio
Ciceri dell'Ospedale San Raffaele di Milano, sono quelli già
attivi per i trapianti di midollo, che però sono già al limite
della loro capacità produttiva. «Non dobbiamo inventare nulla di
nuovo - ha affermato Ciceri, che è anche presidente del Gitmo -
Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo -, esiste già una
rete di centri attrezzata a gestire le Car-T come una delle
fattispecie del trapianto di midollo. La rete ha necessità di
essere potenziata, bisogna ipertrofizzare delle realtà e
concentrare su queste la domanda, bastano 2-3 centri per
regione».
La preoccupazione è condivisa dai pazienti. «Stiamo cercando
di fornire una corretta informazione e gestire le aspettative
dei pazienti - ha spiegato Sabrina Nardi, responsabile pazienti
Ail - Bisogna prevenire però che si arrivi al collasso dei
centri, alcuni reparti sono in affanno già oggi».

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