la rivelazione

Carabiniere ucciso, Cerciello Rega «aveva dimenticato l’arma»

È quanto riferito dagli inquirenti in conferenza stampa sul caso del vicebrigadiere freddato a Roma. «Gli indiziati sono stati individuati e interrogati dai magistrati nel rispetto della legge»

di Nicola Barone


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3' di lettura

«Aveva dimenticato l'arma, è stata probabilmente una dimenticanza, ma ciò non toglie che non aveva alcuna possibilità di reagire». È quanto riferito dai carabinieri in conferenza stampa sul caso del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ucciso alcuni giorni fa a Roma. La pistola è stata rinvenuta nel suo armadietto in caserma «e il motivo perché fosse lì lo sa solo lui. L'unica cosa che sappiamo è che aveva con sé le manette e che era in servizio». Comincia a farsi mano a mano più definita la sequenza degli eventi della notte fra giovedì e venerdì scorsi in cui ha trovato la morte il giovane militare di Somma Vesuviana.

Sin dall'inizio la vicenda lasciava molti punti oscuri, non rischiarati dal castello di notizie frammentarie in mano agli inquirenti, compresa la dinamica dell'incontro con i due responsabili della tentata estorsione nel quartiere Prati, risultato poi fatale. «Non immaginavano di trovarsi di fronte una persona con un coltello di 18 centimetri, e non si aspettavano neanche di essere aggrediti nel momento in cui si qualificavano come carabinieri», ha spiegato il comandante provinciale di Roma Francesco Gargaro. Aggiungendo che «si trattava di un servizio che a Roma si fa ogni giorno, o quasi».

Ulteriori particolari emergono sulla procedura operativa seguita. In merito alla quale viene ora confermata dai carabinieri la presenza sul posto di quattro pattuglie pronte a intervenire (« non dovevano essere visibili per non pregiudicare l'operazione e che sono intervenute pochi minuti dopo l'allarme»). Ma sarebbe stata la vicinanza dell'albergo dove si sono rifugiati Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth («80 metri») a impedirne nell'immediatezza l'arresto. In ogni caso, a giudizio di Gargaro, «la ricostruzione attenta e scrupolosa ha dimostrato la correttezza e regolarità di questo intervento, analogo e ricorrente» nella Capitale.

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In prima battuta l'indicazione che autori del furto dello zaino fossero stati due maghrebini arrivava dall'uomo derubato dello zaino. «Ha parlato di due persone di carnagione scura», sottolinea il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino. Questo «perché aveva il timore di dire che conosceva gli autori dell'omicidio. Non voleva essere associato al fatto. Solo dalle immagini si è scoperto l'antefatto».

Al netto di ciò non tutte le caselle sono al posto giusto e gli approfondimenti continueranno nelle prossime ore da parte dei magistrati. «Ovviamente per farlo ci sono degli accertamenti di natura tecnica che non si possono fare in una notte e richiedono tempo, come l'analisi completa dei tabulati, la perizia medico legale, le verifiche sul coltello» .

Nel frattempo i due giovani arrestati hanno ricevuto ieri nel carcere di Regina Coeli la visita di un rappresentante dell'autorità consolare. Il Dipartimento di Stato americano ha confermato l'avvenuto l'arresto dei due cittadini statunitensi per i reati di omicidio ed estorsione e al momento stanno ricevendo assistenza diplomatica. Il brutale assassinio ha richiamato l'attenzione della stampa americana non senza qualche accenno (isolato) di sospetto circa le responsabilità per l'accaduto. «Siamo a Roma, la Procura è abituata a trattare indagati di qualsiasi nazionalità ed etnia in continuazione. Per noi i cittadini di fronte alla legge sono tutti uguali» è stata la risposta di Prestipino in conferenza stampa a una domanda sul trattamento riservato ai due arrestati. «Gli indiziati sono stati individuati e interrogati dai magistrati nel rispetto della legge».

Il San Francisco Chronicle, citando fonti a conoscenza dell'episodio, riporta che il 19enne Finnegan Lee Elder fu arrestato nel 2016 per aver aggredito un compagno di classe della squadra di football durante un party sferrandogli un pugno che gli causò ferite «potenzialmente letali». Lo zio, Sean Elder, ha riferito che l'incidente faceva parte di uno «scontro
reciprocamente preconcordato», assicurando che la scuola non ha
inflitto punizioni disciplinari al nipote.

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