il delitto di roma

Carabiniere ucciso: il caso del giovane ammanettato e bendato in caserma. I punti oscuri della vicenda

La Procura di Roma è in attesa di una informativa sulla foto scattata in una caserma dei carabinieri nella quale compare Christian Gabriel Natale Hjort bendato, con le mani legate e capo chinato. Spostato a un reparto non operativo il militare che ha coperto gli occhi al giovane americano

di Nicola Barone e Andrea Gagliardi


Carabiniere ucciso, i punti oscuri da chiarire

5' di lettura

Sono state undici in totale le coltellate inferte al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega causandone la morte. Il dato è emerso dall’autopsia svolta ieri all’istituto di medicina legale della Sapienza. In un primo momento i colpi che hanno raggiunto il carabiniere sembravano otto, ma l’esame autoptico ha individuato altri tre fendenti. Domani a partire dalle 11.55 su Rai1, la diretta della cerimonia funebre. Una folla composta, intanto, si è radunata in Piazza del Monte di Pietà per dare l'ultimo saluto al vicebrigadiere ucciso. È stata la moglie ad accompagnare il feretro. Alla camera ardente sono arrivati, tra gli altri, anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la sindaca di Roma Virginia Raggi insieme al prefetto di Roma Gerarda Pantalone.

Sono cittadini americani i due fermati per l’omicidio carabiniere, 35 anni, originario di Somma Vesuviana (Napoli), in servizio alla stazione Roma centro di Campo dè Fiori: Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee, che ha ammesso le proprie responsabilità affermando di essere l'autore materiale dell'accoltellamento. Si tratta della persona con i capelli mesciati apparsa in alcune immagini e ripreso da alcune telecamere.

Christian Gabriel Natale Hjorth uno dei due cittadini americani fermato per l'omicidio del vicemaresciallo Mario Cerciello Rega, bendato, con le mani legate e il capo chinato

Intanto ha suscitato scalpore la foto scattata in una caserma dei carabinieri nella quale compare Christian Gabriel Natale Hjort bendato, con le mani legate e capo chinato. Il giovane sarebbe rimasto così per 4 o 5 minuti, prima di essere spostato in un'altra stanza. È quanto emerso dalle indagini interne dei carabinieri che hanno individuato il militare responsabile e disposto il trasferimento a breve ad «altro incarico non operativo». La foto non solo apre il sito della Cnn, che parla di «un'immagine scioccante» e riferisce dell'avvio delle indagini sullo scatto. Ma rimbalza anche sugli altri media americani, dal Washington Post al Los Angeles Times che, citando le autorità italiane, parlano di «atto illegale».

«Chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l'unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita. Lavorando. Punto», ha commentato invece il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Sulla stessa lunghezza d’onda la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. Parole che hanno suscitato critiche a sinistra («il commento Salvini - ha dichiarato la senatrice dem Monica Cirinnà - è incompatibile con la Costituzione, che impone sempre il rispetto della dignità dell’indagato e dell'imputato») ma anche distinguo nel centrodestra. «Sono immagini che non rendono onore a chi siete realmente, rischiano di far passare un carnefice per vittima polemiche» ha scritto, rivolto agli «amici carabinieri», il Presidente di Regione Liguria Giovanni Toti sulla sua pagina Facebook. «Cosa ci fa una benda in una stazione dei Carabinieri? Sono cose da far west» ha tuonato invece il presidente della camera penale di Roma, Cesare Placanica.

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In una nota, il procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, ha sottolineato ad ogni modo che «le informazioni fornite dalla Procura della Repubblica di Roma circa le modalità con le quali è stato
condotto l'interrogatorio consentono di escludere ogni forma di
costrizione
in quella sede» dal momento che gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti, erano «liberi nella persona, senza bende o manette» alla presenza di un difensore, con redazione di un verbale integrale.

Mario Cerciello Rega è stato colpito con 11 coltellate nella notte tra giovedì e venerdì durante un servizio morendo poco dopo il trasporto all’ospedale Santo Spirito di Roma. A condurre le indagini sono il procuratore vicario di Roma Michele Prestipino, il procuratore aggiunto Nunzia D'Elia e il pm Maria Sabina Calabretta. Come avviene in tutti i casi simili di americani fermati all'estero il Dipartimento di Stato offrirà «l’assistenza appropriata».

Nella stanza di albergo dove alloggiavano i due fermati gli inquirenti hanno rinvenuto un flacone di Xanax, un ansiolitico utilizzato a quanto pare da Elder Finnegan Lee, responsabile diretto dei colpi letali. E chi indaga non esclude che i californiani avessero assunto alcolici prima di incontrare i due carabinieri in borghese la notte tra il 25 e 26 luglio.

È stato individuato dai carabinieri il pusher che ha venduto aspirina al posto della droga ai due californiani arrestati per l'omicidio dei vice brigadiere Mario Cerciello Rega. Secondo quanto si è appreso, si tratterebbe di un italiano. Sono in corso accertamenti anche sulla posizione di Sergio B., l'intermediario derubato dello zaino che quella sera diede l'allarme al 112. Saranno indagati per reati di droga. A quanto ricostruito, l'uomo accompagnò personalmente i ragazzi dal pusher.

Al momento restano ancora punti oscuri sull'esatta dinamica del furto, e della tentata estorsione successiva, che hanno fatto scattare l'operazione nella quale è morto il militare. Per esempio, perché i due americani, in possesso di un cellulare rubato, abbiano risposto alla chiamata in arrivo su quel numero e abbiano preso un appuntamento con la vittima tentando l'estorsione.

Altro elemento da verificare è la presunta presenza di pattuglie in appoggio che non sono riuscite a intervenire in tempo quando la situazione è precipitata. Del resto né il carabiniere colpito a morte né il collega, entrambi in borghese come richiede un servizio in cui è necessaria la non riconoscibilità dei militari, hanno utilizzato l'arma di servizio per difendersi o mettere in fuga i due aggressori.

Per riavere lo zaino «mi hanno detto c'hai 80-100 euro». A spiegarlo in una telefonata al 112 diffusa è Sergio B., l'uomo derubato a Trastevere poco prima dell'uccisione del vicebrigadiere. È l'operatore a mettersi in contatto con l'uomo, contattandolo al cellulare del passante da cui era partita la richiesta di intervento. Alla domanda se quelle persone erano ancora lì l'uomo ha spiegato. «No, sono scappate con la borsa».

GUARDA IL VIDEO / Omicida carabiniere: “Non pensavo fosse un carabiniere

La vita del vicebrigadiere dedicata al dovere
Nell’esprimere il cordoglio dell’Arma alla famiglia del giovane il profilo Facebook dei Carabinieri sottolinea come quella del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega sia stata «un'esistenza consacrata agli altri e al dovere, di una dedizione incondizionata e coraggiosa, di un amore pieno di speranze e di promesse».

Mario era rientrato lunedì dal viaggio di nozze in Madagascar. Sui social la foto subito dopo il matrimonio in cui sorride con la moglie Rosa Maria, mentre mostrano le fedi. «Mario era un ragazzo d'oro, non si è mai risparmiato nel lavoro. Era un punto di riferimento per l’intero quartiere dove ha sempre aiutato tutti», ha sottolineato Sandro Ottaviani, il comandante della stazione di Piazza Farnese dove il vice brigadiere prestava servizio. «Era una persona ironica, sempre sorridente e disponibile», ricordano gli amici. Quando non lavorava, Mario faceva volontariato: era barelliere per l'Ordine di Malta, ma accompagnava anche i malati a Lourdes e a Loreto. Il martedì sera invece era dedicato ai senza fissa dimora che vivono nei pressi della Stazione Termini. É a loro che, dopo aver tolto la divisa, portava da mangiare. Donava i suoi abiti a chi ne aveva bisogno e se vedeva qualcuno in difficoltà lo aiutava, senza dirlo a nessuno.

Di Maio: «Nelle città sicurezza precaria»
«Caccia all'uomo a Roma per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un carabiniere a coltellate. Sono sicuro che lo prenderanno e che pagherà fino in fondo la sua violenza: lavori forzati in carcere finché campa», aveva detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini appena diffusa la notizia dell’omicidio. Per tutta la giornata di venerdì si sono registrati messaggi di profondo cordoglio da parte delle più alte cariche dello Stato. «Si poteva evitare tutto questo? Io dico di sì. O perlomeno si deve fare di tutto perché questi eroi dimostrino il loro valore con la vita e mai con la morte», scrive su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio. «Chi conosce città come Roma sa benissimo che ci sono condizioni precarie di sicurezza interna, che questi giri di droga, spaccio, violenza, purtroppo, sono all'ordine del giorno in certi quartieri e anche in centro».

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