l’omicidio a roma

Carabiniere ucciso a Roma, la cronistoria e le tappe della vicenda

Queste le tappe salienti della vicenda ricostruita dagli inquirenti in base alle testimonianze, agli interrogatori e alle immagini delle telecamere

di An.Ga.

Funerali di Mario Cerciello Rega, lungo applauso per il feretro

6' di lettura

Undici coltellate, di cui una al cuore. Non c'è stato nulla da fare per il giovane vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso nella notte del 26 luglio nel centro di Roma mentre era in servizio. Trasportato in condizioni disperate in ospedale, il 35enne di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, è morto poco dopo il ricovero. In mattinata, al termine di una serrata caccia all’uomo, i carabinieri hanno fermato due studenti statunitensi in un hotel nei pressi di via Pietro Cossa, la strada nel quartiere Prati dove è avvenuto l’omicidio. I ragazzi sono entrambi americani, nati a San Francisco in California. Si tratta di Gabriel Christian Natale-Hjorth e Finnegan Lee Elder, 18 e 19 anni. Dopo un lungo interrogatorio uno di loro è crollato. «Sono stato io» ha detto quest'ultimo.

Queste le tappe salienti della vicenda ricostruita dagli inquirenti in base alle testimonianze, agli interrogatori e alle immagini delle telecamere a circuito chiuso

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Ore 23 e 30 del 25 luglio
Sergio Brugiatelli, 47enne con piccoli precedenti, è in piazza Trilussa a Trastevere con un amico di nome Meddi. I due vengono avvicinati dai due americani che chiedono se hanno droga, in particolare cocaina, da vendere. Brugiatelli non ce l’ha, ma dice loro che è in grado di recuperargliela.

Ore 00 e 30 del 26 luglio
Brugiatelli e i due ragazzi si incamminano verso piazza Mastai a Trastevere. Il primo cerca il suo amico Italo, che vende droga e lo invita a raggiungerlo dall’altra parte di viale Trastevere, angolo via Cardinale Merry del Val. Brugiatelli e il ragazzo con i capelli biondi (Natale-Hjorth, l’unico, pare, in grado di parlare italiano, ndr) vanno verso Italo, mentre Finnegan Lee Elder resta seduto sulla panchina della piazza, dove Brugiatelli aveva lasciato lo zaino e la bicicletta.

Ore 01 e 15 del 26 luglio
L'incontro tra Italo e il ragazzo biondo avviene vicino al cinema Alcazar. Italo, ricevuti i soldi, gli consegna un involucro di carta stagnola (non sarà droga ma tachipirina tritata, ndr). All’improvviso arrivano due persone su un motociclo, sono appartenenti alle forze dell’ordine che bloccano Italo. Sergio e il ragazzo biondo si allontanano in direzioni diverse. Tornato in piazza Mastai, Sergio apprende dall'amico Meddi che l’altro giovane si è dato alla fuga portando via lo zaino. Sergio torna indietro e contatta le forze di polizia intervenute poco prima.

Gli agenti gli suggeriscono di fare denuncia in mattinata presso qualsiasi posto di polizia. Sergio, in piazza Belli, usando il cellulare di Meddi contatta il suo rimasto in mano ai due stranieri fuggiaschi. Gli risponde in inglese uno che gli dice che se rivuole lo zaino deve portare un grammo di cocaina e 100 euro. Con il telefono di Meddi, Sergio chiama il 112 e poco dopo arriva una pattuglia dei carabinieri cui racconta il furto patito. I carabinieri lo invitano ad aspettare l'arrivo di altri colleghi in abiti civili. Cosa che avviene poco dopo.

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Ore 01 e 19 del 26 luglio
Il carabiniere Andrea Varriale della stazione di piazza Farnese interviene in piazza Mastai su ordine del maresciallo Pasquale Sansone per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all’identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di color bianco contenente una compressa di tachipirina. Sul posto viene identificato anche Sergio Brugiatelli, che riferisce di essere stato vittima di un borseggio operato da due persone che dopo il furto si sono allontanate a piedi in direzione Lungotevere all'altezza di Ponte Garibaldi.

Ore 01 e 27 del 26 luglio
Le telecamere dell'hotel Le Meridien immortalano i due giovani americani mentre fanno rientro in albergo e raggiungono la camera 109 al primo piano.

Ore 02 e 04 del 26 luglio
La centrale operativa dei carabinieri di Roma riceve la richiesta di intervento da parte di Brugiatelli che spiega di essere stato rapinato del proprio zaino da due ragazzi a Trastevere.

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Ore 02 e 10 del 26 luglio
Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega viene contattato sulla propria utenza cellulare dalla centrale operativa del Comando Gruppo di Roma che fornisce allo stesso e a Varriale una nota di intervento presso piazza Gioacchino Belli informandoli che Brugiatelli dopo il furto aveva subito anche un tentativo di estorsione. Giunti sul posto i due apprendono da Brugiatelli che lo stesso, utilizzando il telefono di un amico (Meddi, ndr), ha contattato più volte la propria utenza cellulare che gli autori del furto gli avevano poco prima portato via e parla con una persona di sesso maschile il quale, con accento inglese, gli aveva chiesto soldi per poter rientrare in possesso dello zaino.

Ore 02 e 30 del 26 luglio
Sergio ricontatta il suo cellulare, risponde la stessa voce, e uno dei due carabinieri gli dice di mettere il telefono in vivavoce e di concordare un appuntamento con l'interlocutore che fissa l'incontro in via Cesi. Brugiatelli è invitato a presentarsi da solo.

Ore 02 e 48 del 26 luglio
Dopo essersi cambiati d'abito, i due americani escono dall'hotel. Hanno lo zaino con se'. I due ragazzi si dirigono verso il luogo dell'appuntamento concordato. In via Gioacchino Belli, zona piazza Cavour, si presenta l'auto civetta di Cerciello Rega e Varriale. A bordo c'è pure Brugiatelli. I due militari scendono e si allontanano per avvicinare i due malviventi. Sergio resta vicino al veicolo. Sente delle urla e poco dopo nota l'arrivo di altri carabinieri e di un'ambulanza.

L’audio della telefonata
Tra gli atti acquisiti dall’inchiesta della procura di Roma sull'omicidio c'è l'audio della telefonata al 112 fatta da Brugiatelli, l'uomo derubato dello zaino, prima che scattasse l’operazione sfociata nella morte del carabiniere. «Mi hanno rubato la borsa. Ho chiamato questi ragazzi e mi chiedono un riscatto di soldi. Devo fare una denuncia», dice l’uomo nel corso della chiamata. «Dentro - aggiunge - ho i documenti, non dico i soldi... Se potete venire almeno vi do il numero così se mi rispondono potete rintracciarli». In una seconda telefonata al 112, di poco successiva, l'operatore conclude dicendo: «Intanto le mando una pattuglia, poi parla direttamente con i colleghi. Arrivederci».

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L'incontro con i carabinieri
Artefice dell’accordo estorsivo con la vittima del furto del borsello, «in termini di partecipazione al colloquio telefonico», come scrivono anche il pm Calabretta e il procuratore aggiunto D'Elia nel decreto di fermo, è Natale, «l’unico dei due in grado di comprendere la lingua italiana». Usciti dall’hotel in Prati per raggiungere il luogo deciso per lo scambio, i due americani si trovano davanti non il ragazzo dal quale pretendevano soldi e droga, ma i due militari in borghese, Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale.

Le versioni dei due americani
«A questo punto, le versioni dei due sono parzialmente coincidenti in quanto il Natale ammette che il carabiniere che gli si è avvicinato si è qualificato, benché non fosse in divisa, mentre Elder nega la circostanza o comunque si nasconde dietro la propria difficoltà di comprendere la lingua italiana». Entrambi ‘singolarmente' hanno una colluttazione con i carabinieri che gli avevano detto di fermarsi, una volta qualificatisi, e «benché nessuno dei due avesse estratto un'arma, Elder, bloccato dal Cerciello, estraeva un coltello colpendo più volte al tronco la vittima in zona vitale».

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La pistola dimenticata
In merito al fatto che i due carabinieri non abbiano sparato per difendersi dai due americani, in conferenza stampa il 30 luglio il comandante dei Carabinieri di Roma Francesco Gargaro ha detto: «Sono stati aggrediti immediatamente, non c'è stata possibilità di usare armi, di reagire - ha detto Gargaro - Nel momento in cui si sono qualificati sono stati immediatamente aggrediti, pochi attimi in cui Varriale è stato sopraffatto e buttato a terra». In zona «c'erano 4 pattuglie, che non dovevano essere visibili per non pregiudicare l'operazione e che sono intervenute pochi minuti dopo l'allarme». Inoltre è stato riferito che Cerciello Rega era disarmato al momento dello scontro con i due americani: «Aveva dimenticato l'arma, probabilmente una dimenticanza», hanno detto i carabinieri, «ma ciò non toglie che non aveva alcuna possibilità di reagire».

Christian Gabriel Natale Hjorth uno dei due cittadini americani fermato per l'omicidio del vicemaresciallo Mario Cerciello Rega, bendato, con le mani legate e il capo chinato

La foto shock
Nelle ore successive all’interrogatorio dei due americani è cominciata a circolare online una fotografia del giovane Gabriel Christian Natale-Hjorth legato e bendato in caserma . Il Comando generale dell'Arma dei carabinieri ha preso «fermamente le distanze dallo scatto e dalla divulgazione» della foto, ha identificato il militare che avrebbe messo la benda all'arrestato e ne ha annunciato il trasferimento in un reparto non operativo. In una nota il procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, ha sottolineato: «Le informazioni fornite dalla Procura della Repubblica di Roma circa le modalità con le quali è stato condotto l'interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede». I due giovani «sono stati interrogati nel rispetto della legge», ha anche assicurato il procuratore vicario di Roma Michele Prestipino nella conferenza stampa del 30 luglio.

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