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Carburanti: confronto in salita tra benzinai e governo. E la minaccia dello sciopero resta sul tavolo

Oggi nuovo round al ministero delle Imprese con l’avvio dell’incontro tecnico. Ma i sindacati dei gestori sono di nuovo sul piede di guerra dopo la decisione dell’Agcm di avviare ispezioni tra le compagnie petrolifere

di Celestina Dominelli

Carburanti, da oggi in vigore decreto

3' di lettura

Se scatterà lo sciopero dei benzinai, il prossimo 25-26 gennaio, è ancora presto per dirlo. Perché la decisione definitiva non è stata ancora presa anche se la minaccia della serrata resta tuttora sul tavolo. I sindacati dei benzinai, che oggi, martedì 17 gennaio, saranno ricevuti al minstero delle Imprese e del Made in Italy, per l’avvio del tavolo tecnico dei carburanti, sono infatti di nuovo sul piede di guerra. Nonostante l’incontro di venerdì scorso a Palazzo Chigi con i rappresentanti del governo e nonostante i messaggi distensivi fatti filtrani alla fine del faccia a faccia.

Il mancato recepimento dei correttivi nel decreto

A far risalire la tensione ci hanno pensato, infatti, prima la pubblicazione del decreto trasparenza in Gazzetta uffficiale e, ieri, lunedì 16 gennaio, la decisione dell’Antitrust di avviare ieri delle ispezioni presso le compagnie petrolifere per una presunta omessa diligenza sui controlli della rete dei distributori. Una mossa, quella dell’Agcm, che ha mandato su tutte le furie le tre sigle di rappresentanza della categoria (Faib, Fegica e Figisc-Anisa), già spiazzate, come detto, dal testo definitivo del decreto, in cui non hanno rintracciato i correttivi chiesti all’esecutivo durante la riunione a Palazzo Chigi. Nessuna modifica, dunque, né sul fronte degli obblighi, dove è rimasto in piedi il paletto che impone ai gestori delle pompe di benzina di esporre, insieme ai listini, anche il prezzo medio regionale calcolato dal Mimit. Né sono state corrette le norme relative alle sanzioni, che i benzinai avevano chiesto di alleggerire e che, invece, sono rimaste le stesse delle prime bozze, decisamente più dure rispetto a quanto previsto dalle attuali norme sul commercio che si applicano anche alle stazioni di servizio.

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La mossa dell’Agcm

Insomma, il clima della vigilia resta molto teso. Perché il combinato disposto della pubblicazione del decreto e dell’iniziativa dell’Agcm, è il ragionamento dei sindacati di categoria, rafforzerebbe nell’opinione pubblica l’idea che gli unici responsabili dei presunti rincari alle pompe siano i benzinai. Anche per questo, dunque, i commenti che ieri i vertici delle tre sigle hanno dettato alle agenzie sono stati molto duri. Come la nota diffusa dall’Unem (l’Unione energie mobilità), che rappresenta le compagnie e che oggi prenderà parte al tavolo tecnico, - presieduto da Mister Prezzi (Benedetto Mineo, segretario generale del Mimit) - per ribadire «tutta la sua preoccupazione e contrarietà» per le misure annunciate dal governo.

Le sigle sul piede di guerra

Non meno tranchant i commenti dei rappresentanti del comparto, a cominciare da Roberto Di Vincenzo, presidente della Fegica, che però, sfoggiando una buona dose di pragmatismo e pur stigmatizzando le ultime mosse della politica e la decisione dell’Antitrust, fa appello al presidente del Consiglio «perché riassuma alla responsabilità collegiale del governo la direzione del negoziato e perché cessi questo continuo stillicidio di iniziative e provvedimenti assunti da singoli esponenti, i quali sembrano giocare ciascuno una propria partita». Bruno Bearzi, presidente nazionale della Figisc, riporta invece il baricentro sulle misure appena adottate e avverte che «se domani (oggi, ndr), nell’incontro al Mimit non si riparte dal decreto, si conferma lo sciopero». Mentre, per la Faib, «ben venga maggiore trasparenza, ma si eliminino adempimenti che risulterebbero inutili e si riveda il sistema sanzionatorio».

Focus sul riordino e sul contrasto all’illegalità

Oggi, dunque, il nuovo round al Mimit dove le sigle chiederanno soprattutto interventi concreti contro le criticità strutturali del settore, a partire dalla necessità di una razionalizzazione della rete di distribuzione in cui, lamentano, ci sono troppi impianti e anche troppi gestori senza contratto che vendono i carburanti al prezzo sotto costo. Ecco perché, insieme a segnali precisi sul riordino del settore, le sigle incalzeranno gli uomini del Mimit, affinché si dia il giusto impulso anche ai controlli. Contro l’ormai diffusa illegalità.

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