ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa spesa per benzina e gasolio

Carburanti, così si forma il prezzo alla pompa

Dopo lo stop al taglio delle accise, i rincari dei carburanti sono tornati sul banco degli imputati: ecco qual è la struttura del prezzo

di Celestina Dominelli

Prezzi carburanti, Mef: In atto controlli

2' di lettura

Il tema del caro carburanti è tornato alla ribalta nelle ultime settimane dopo gli allarmi su presunte manovre speculative sui prezzi a valle della decisione del governo di stoppare il taglio delle accise deciso dal precedente esecutivo. Ma cosa paghiamo esattamente quando riforniamo la nostra auto alla stazione di servizio? Per rispondere al quesito, è utile partire dagli ultimi prezzi fotografati dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che ogni settimana rileva la media ponderata dei prezzi applicati dalle compagnie: tra l’1 e l’8 gennaio, la benzina in modalità self è passata da 1,644 a 1,812 euro al litro con un incremento di 16,8 centesimi, mentre il gasolio è salito da 1,708 a 1,868 euro con un rialzo di 16 centesimi.

LA STRUTTURA DEL PREZZO DEI CARBURANTI
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Le principali voci di costo

Partiamo allora dalla benzina e dal valore fotografato dal Mase: quell’asticella, pari a 1,812 euro è costituito per il 58% dalla componente fiscale (Iva e accise) e per il restante 42% dal prezzo industriale. Il prezzo industriale tiene dentro tutti i costi associati alla materia prima (pari a 0,548 euro), nonché i costi di struttura (logistici, commerciali e amministrativi), nonché i margini del gestore. Quest’ultimo tassello include, quindi, i ricavi della filiera distributiva spesso finita sul banco degli imputati come la principale responsabile dei rincari alla pompa.

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CARBURANTI, PREZZI SETTIMANALI

Dati dell'osservatorio carburanti del ministero dello sviluppo economico

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Il margine lordo dei gestori

Il margine lordo serve a coprire tutti i costi di distribuzione primaria e secondaria, ma anche altri oneri, come tasse e canoni. Ed è su quest’ultimo segmento, che pesa per poco meno del 12% sull’intero ammontare pagato alla pompa dagli automobilisti per la benzina e per circa l’8% sul gasolio, che l’operatore può intervenire per modificare il prezzo. Mentre sulla materia prima, pari al 30% del costo complessivo per la benzina e al 41% per il gasolio, agiscono le quotazioni internazionali e l’effetto cambio euro/dollaro.

Le quotazioni internazionali

Il benchmark per i carburanti è infatti rappresentato dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati (il cosiddetto Platts Cif Med), che vengono valorizzate al cambio euro/dollaro del giorno di riferimento. Se dunque il rapporto è sbilanciato verso la moneta americana, questo finisce per incidere sul prezzo. Da fine novembre a oggi, il Platts per la benzina è diminuito di circa 6 centesimi di euro al litro, una discesa più che assorbita nei prezzi industriali che sono calati, a loro volta, di 12 centesimi. Mentre, sul fronte del gasolio, l’indice si è contratto di 4 centesimi e, a valle, i prezzi industriali sono scesi di 14 centesimi. Questa riduzione ha in sostanza permesso di metabolizzare il primo taglio dello sconto sui carburanti deciso dal governo a fine novembre.

L’incidenza dei costi di gestione sui prezzi in autostrada

Quanto ai prezzi osservati sulla rete austradale, mediamente più alti, bisogna tener conto che lì gli impianti sono aperti 24 ore al giorno. I costi di gestione, dunque, che si riflettono sul prezzo industriale sono più alti e in più ci sono le royalties da corrispondere al concessionario della tratta. Le punte di 2,5 euro al litro, segnalate dalle associazioni dei consumatori, rappresentano però casi sporadici e non la realtà del mercato.

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