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Carburanti, il governo: rischio speculazioni, no a sconti per tutti

L’esecutivo non cambia decisione sulla rimozione degli sconti sulle accise. Ma il quadro potrebbe cambiare con una media dei prezzi oltre i 2 euro a litro

di Carmine Fotina

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3' di lettura

Sui prezzi dei carburanti il governo al momento tiene la linea. Difficile pensare a una retromarcia dopo il mancato rinnovo del taglio delle accise che dal 1° gennaio 2023 ha prodotto aumenti di 18,3 centesimi per benzina e diesel (di cui 3,3 come componente Iva) e di 6,1 centesimi per il Gpl (5 centesimi di accisa più l’Iva). A fronte dei consistenti aumenti per gli automobilisti, sulle cui possibili distorsioni speculative ha acceso un faro il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto, a quanto risulta al Sole 24 Ore il governo non ha intenzione di cancellare la sua recente decisione, almeno in questa fase.

Discorsi diversi potrebbero teoricamente emergere di fronte a un arco di tempo significativo con una media dei prezzi che va oltre i due euro al litro. In assenza di queste fiammate però il governo Meloni sembra intenzionato a considerare salutare frenare la corsa ai sussidi dei prezzi che si traduce in pressione sulla fiscalità generale. Si punta di più su una pressione indiretta, diciamo su una moral suasion, che porti le compagnie petrolifere ad assorbire subito le variazioni in diminuzione della materia prima.

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Al calo delle quotazioni non corrispondono prezzi inferiori

Perché questo è il tema. A fronte del raffreddamento delle quotazioni petrolifere si registrano negli ultimi giorni aumenti di prezzi che hanno messo in difficoltà il governo proprio sul fronte dei costi legati alla materia prima energetica, su cui invece si è impostata buona parte della manovra per intervenire sulle bollette di gas ed elettricità. Giovedì il ministro Pichetto, in un’intervista a La Stampa, ha spiegato che ai livelli attuali di prezzo del gas e del petrolio un eventuale sforamento dei 2 euro andrebbe per forza considerato come un effetto speculativo. Eventualità che però, si può immaginare, dovrebbe richiedere comunque un qualche intervento del governo.

Allo stato non si registrano sul tema prese di posizione del Garante per la sorveglianza dei prezzi i cui poteri, presso lo Sviluppo economico (ora ministero delle Imprese e del made in Italy), erano stati rafforzati lo scorso marzo con il decreto Ucraina, anche mediante l’istituzione di una struttura dedicata. Mister Prezzi, che può avvalersi del supporto della Guardia di Finanza, avrebbe il potere di richiedere alle imprese dati, notizie ed elementi specifici sulle motivazioni che hanno determinato le variazioni di prezzo, con sanzioni in caso di omesse risposte fino a 200mila euro. L’attività di Mister Prezzi tra l’altro negli ultimi mesi non ha avuto particolare eco.

Nuovo bollettino in arrivo il 9 gennaio

Quanto ai rincari, solo il 9 gennaio il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica pubblicherà il nuovo bollettino con la media dei prezzi della settimana, registrando il periodo 1-8 gennaio. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia, il prezzo della benzina (con self service) ai distributori Agip-Eni era di 1,63 euro al litro nel bollettino del 30 dicembre, quando era ancora in vigore lo sconto sulle accise, e di 1,82 nel resoconto pubblicato ieri, a sconto scaduto. Sul diesel il confronto è tra 1,69 e 1,88. Per Esso, sempre al self service, i valori sono 1,63 contro 1,81 per la benzina e 1,69 contro 1,87 per il diesel. Per Ip 1,62 contro 1,80 per la benzina e 1,68 contro 1,87 per il diesel. Per Q8 1,62 contro 1,81 per la benzina e 1,68 contro 1,87 per il diesel. Per Tamoil 1,62 contro 1,81 per la benzina e 1,68 contro 1,86 per il diesel. In modalità servito, la rilevazione di QE segnala nel monitoraggio di ieri oltre 2 euro la benzina con Agip-Eni e il diesel con Agip-Eni, Esso, Ip, Q8.

Il tema della copertura finanziaria

Ad ogni modo, come detto, il governo sembra orientato a mantenere il punto rispetto alla decisione di fine anno. C’è ovviamente anche un tema di coperture finanziarie non trascurabile. Mentre il governo Draghi ha potuto finanziare il taglio delle accise attraverso l’utilizzo dell’extra gettito derivante proprio dall’aumento del prezzo della benzina, questa possibilità è ora del tutto preclusa dato che, con la nota di aggiornamento al Def dello scorso settembre, l’esecutivo uscente ha incorporato quell’extragettito nei tendenziali, trasformando quelle maggiori entrate in incassi ordinari e quindi non dirottabili a copertura degli sconti.

C’è poi un tema di indirizzo sulla politica degli aiuti adottato anche sulla base delle recenti indicazioni dettate da Bruxelles e dall’Ufficio di bilancio: stop a bonus generalizzati e spazio piuttosto a interventi di sostegno selettivi. E in quest’ottica, all’interno del governo, viene considerata in qualche modo coerente la mancata proroga del taglio delle accise sulla benzina e sul gasolio che premia alla pompa sia chi possiede una Panda sia chi invece può girare con un Suv o con una fuoriserie.

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