Cassazione

Carcere per la professoressa che insulta gli studenti compromettendo la loro salute psichica

Confermati tre mesi di reclusione, per abuso di mezzi di correzione, per l’insegnante di una scuola superiore che alzava il dito medio agli studenti e chiamava “cagna” le ragazze e “marciume” i maschi.

di Patrizia Maciocchi

(Francesco Fotia / AGF)

2' di lettura

Via libera alla condanna ad una pena detentiva per la professoressa che accoglieva in classe gli studenti mostrando il dito medio alzato. Come saluto una serie di insulti che variavano in base al sesso. Gli epiteti ripetibili erano “cagna”, “marciume” “deficiente”. La prof non mancava di predire il futuro alle ragazze - la cui moralità era messa in dubbio nel modo più esplicito - per le quali vedeva un avvenire da mantenute in cambio di favori sessuali che non si faceva problemi ad elencare. Il tutto anche condito da lanci di oggetti, spintoni, e colpi inferti con i libri e con i registri. Destinatari delle attenzioni dell’”educatrice” gli studenti di un istituito superiore, di età compresa tra i 14 e i 15 anni. La Cassazione (sentenza 7011) conferma la condanna dell’insegnante a tre mesi di reclusione, per abuso dei mezzi di correzione, valorizzando il fatto che la salute dei ragazzi nella difficile età dell’adolescenza era stata messa a rischio dai continui violenti attacchi, da parte di una figura che nella loro vita doveva avere un ruolo ben diverso.

La sentenza

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La fragilità dell’adolescenza

Ad incastrare la donna, classe ’52, la testimonianza di un collega e le segnalazioni orali e scritte genitori dei ragazzi, oltre che delle stesse giovani vittime. Per lei nessuna attenuante né sospensione del procedimento per messa alla prova, tra l’altro non chiesta in tempo utile. Chiare le ragioni della severità della condanna. Per i giudici era accertato che l’imputata aveva comportamenti che definire non professionali sarebbe un eufemismo.

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I rischi per la salute dei ragazzi

Una relazione fatta di violenze verbali e fisiche, di umiliazioni «anche con riguardo alla sfera sessuale, che avevano determinato un concreto pericolo per la salute mentale e fisica dei giovani alunni, adolescenti e perciò ancora tendenzialmente fragili sotto l’aspetto psichico». La Suprema corte chiarisce che «nell’abuso di mezzi di correzione o di disciplina la nozione di malattia è più ampia di quelle concernenti l’imputabilità o i fatti di lesione personale, estendendosi fino a comprendere ogni conseguenza traumatica e rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo».

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