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Carcere, lo spazio vivibile include i mobili non fissi

di Francesca Milano

(ANSA)

2' di lettura

Nei 3 metri quadri minimi che una cella di un carcere deve garantire ai detenuti possono essere incluse anche le superfici occupate da letto, tavolo e sgabelli. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 40519/2017, ricordando che al di sotto dei 3 metri quadrati per detenuto il trattamento è «inumano e degradante», come stabilito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali). Nel calcolo, però, deve essere incluso anche lo spazio dei mobili, esclusi quelli fissati a terra come l’armadio. Partendo da queste premesse la Cassazione ha quindi respinto il ricorso di un detenuto.

Nel respingere il ricorso dell’uomo, i giudici hanno ricordato che recentemente la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha confermato il criterio dei 3 metri quadri di superficie utilizzabile per ciascun detenuto, in cella collettiva, e ha anche aggiunto che se lo spazio personale è inferiore ai 3 metri quadri, in una cella condivisa, «è ravvisabile la forte presunzione, non assoluta, di violazione dell’articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali» e spetta al governo «offrire prova convincente dei fattori in grado di compensare in maniera adeguata la mancanza di spazio personale».

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Qualora invece lo spazio per detenuto sia compreso tra i 3 e i metri quadrati, sussiste la violazione se tale condizione è accompagnata da altri aspetti negativi, come la limitazione della possibilità di svolgere attività fisica all’aperto, l’assenza di luce e aria nella cella, l’inadeguatrzza della ventilazione e della temperatura o la mancanza di riservatezza nell’uso dei servizi igienici.

La Cassazione a questo punto ha chiarito che nel calcolo delle superfici va incluso anche lo spazio dei mobili: «L’importante - scrivono i giudici - è determinare se i detenuti hanno la possibilità di muoversi normalmente nella cella». Per il conteggio vanno quindi esclusi gli arredi fissi perché inpediscono il moto: per la Cassazione gli armadi sono da ricomprendere in questa tipologia di mobili, come anche i letti a castello perché presentano «un peso tale da non poter essere spostati e da restringere a loro volta l’area ove muoversi».

«In altri termini - conclude la Cassazione - non rileva che lo spazio sia vivibile per assolvere ad altre funzioni, quanto che sia fruibile per il moto, che non è, invece, certamente impedito o ristretto da quegli articoli amovibili come sgabelli o tavoli o gli stessi letti non incastellati».

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