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Carceri, 7 giovani detenuti evadono dal Beccaria di Milano. Tre già riportati nel penitenziario

I fuggiaschi avrebbero approfittato dei lavori in corso, che perdurano da svariato tempo, per aprirsi un varco nella recinzione e poi scavalcare il muro di cinta. Salvini: mettere in sicurezza tutte le carceri. Sala: basta chiacchiere

Articolo aggiornato alle ore 18,30 del 26 dicembre 2022

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3' di lettura

Si è conclusa con quattro agenti di polizia penitenziaria in ospedale la fuga di sette detenuti dal carcere minorile «Cesare Beccaria» di Milano, avvenuta il 25 dicembre.

Due fuggiaschi sono stati già ripresi e un terzo detenuto ha fatto rientro nel penitenziario, dopo essere stato convinto dai genitori. Gli agenti hanno 25, 26, 27 e 34 anni e sono tutti stati portati tutti all’ospedale San Carlo, nessuno in condizioni gravi. Intanto è tornata la calma in via Calchi Taeggi e nelle strade intorno al carcere. Adesso ci sono solo pattuglie delle forze dell’ordine che presiedono l’area e che non consentono l’accesso a nessuno.

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L’evasione: fuga sulle impalcature

Nessuno dei sette ragazzi evasi, approfittando del giorno di festa di Natale, stava scontando una condanna definitiva e nessuno ha compiuto fatti di estrema violenza, si parla di furti e rapine. Uno è marocchino, uno ecuadoriano, gli altri sono lombardi, del Milanese, di Pavia e del Comasco. E almeno due hanno famiglie che li hanno convinti a rientrare, per non aggravare la loro situazione dopo quella che il garante dei detenuti del Comune di Milano, Francesco Maisto, ha definito «una spacconata di carattere impulsivo».

In un caso, un ragazzo (tutti hanno fra i 17 e i 19 anni) è stato riaccompagnato in carcere dalla sorella alla fine di una riunione di famiglia che ha poco della tipica festa natalizia. Di certo tutti saranno trasferiti in altre strutture. Non è la prima volta che al Beccaria - dove lo scorso agosto un diciassettenne è stato violentato e pestato in modo brutale in cella da altri carcerati - avvengono fughe e non è la prima volta che si verificano rivolte, come era già avvenuto nel 2018 quando finirono in ospedale cinque ragazzi e quattro agenti, tanto che don Gino Rigoldi parlò di una situazione fuori controllo. Ma quella di Natale è di certo l’evasione con il numero più alto di detenuti scappati, anche grazie a un lenzuolo, da quando la struttura di via Calchi e Taeggi è stata inaugurata nel 1950.

Le reazioni

Il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini ha annunciato la sua presenza al carcere minorile «per incontrare il direttore, per capire come mettere in maggiore sicurezza non solo il carcere minorile di Milano ma anche tutte le carceri italiane perché troppo spesso ci sono episodi violenti».

«Non c’è proprio più spazio per chiacchiere o affermazioni generiche di sconcerto. Il Beccaria era un carcere modello. Lo era nel passato, in un passato ormai remoto. Da quasi vent’anni non c’è un Direttore, e ce la si è cavata con dei “facente funzione”. Da una quindicina d’anni ci sono lavori in corso, che non finiscono mai», ha scritto su facebook il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ricordando di aver fatto insieme a don Gino Rigoldi «continui richiami ai Governi che si sono succeduti per mettere mano a questo problema ormai fin troppo evidente».

Sindacato Sappe, al Beccaria un’evasione annunciata

L’evasione è in realtà un’ «evasione annunciata», ha scritto in una nota diffusa in serata il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe). «Adesso è prioritario catturare gli evasi - afferma il Sappe - ma la grave vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria del Beccaria».

«Da troppo tempo arrivano segnali preoccupanti dall’universo penitenziario minorile”, denuncia il Sappe. “Beccaria, Casal del Marmo a Roma, Nisida, Bologna, Airola... abbiamo registrato e registriamo, infatti, con preoccupante frequenza e cadenza, il ripetersi di gravi eventi critici negli istituti penitenziari per minori d’Italia. È da sottolineare, infatti, che nell’ultimo periodo diversi detenuti delle carceri minorili provocano i poliziotti penitenziari, creando sempre situazioni di grande tensione».

«I vari Governi che si sono alternati negli anni - conclude il Sappe - anziché adottare provvedimenti che garantiscono ordine e sicurezza nelle carceri, hanno dato corso ad una riforma penitenziaria che ha minato proprio la natura stessa di pena e carcere, affidando il carcere ai detenuti e depotenziando anche il ruolo della Polizia Penitenziaria. E questo è grave e inaccettabile».


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