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Carceri affollate? La Danimarca affitta celle in Kosovo per gli stranieri

Formalizzata mercoledì un’intesa che riguarderà i detenuti di Paesi non Ue. Intanto il governo valuta l’invio in Ruanda dei richiedenti asilo

di Michele Pignatelli

Contestato l'accordo Gb-Rwanda per trasferire i richiedenti asilo

3' di lettura

Il ministro della Giustizia danese, Nick Hækkerup, lo ha definito «rivoluzionario». Ma l'accordo firmato mercoledì da Copenhagen e Pristina per il trasferimento di 300 carcerati di Paesi extra-Ue in un penitenziario kosovaro solleva nuove perplessità sulla linea dura intrapresa da anni dai governi danesi nei confronti dei migranti.

Le politiche migratorie, va subito chiarito, in questo caso non c'entrano direttamente. L'intesa - che formalizza una dichiarazione di intenti dei due governi del dicembre scorso e che ripropone esperimenti già fatti da Norvegia e Belgio appoggiandosi a prigioni olandesi - ha l'obiettivo di ridurre il sovraffollamento delle carceri danesi, la cui popolazione è cresciuta del 19% tra il 2015 e il 2021, mentre le guardie carcerarie diminuivano di una percentuale pressoché analoga. Il Kosovo al contrario vanta 7-800 posti disponibili negli istituti di pena.

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La soddisfazione di Copenhagen e Pristina

Una volta che l'intesa sarà ratificata dai parlamenti, la Danimarca pagherà dunque 15 milioni di euro all’anno (per dieci anni) per “affittare” il penitenziario di Gjilan, a 50 chilometri da Pristina, e altri 6 milioni in aiuti per la transizione energetica e allo sviluppo. Copenhagen, che conta di poter iniziare il trasferimento nel 2023, precisa che si tratta di detenuti di Paesi terzi (terroristi esclusi) che sarebbero comunque stati espulsi dalla Danimarca una volta scontata la pena e che a loro sarà garantito lo stesso trattamento che ricevono nelle carceri danesi.

Il Kosovo, da parte sua, esprime soddisfazione per un’iniziativa «che rafforzerà la cooperazione con il Regno di Danimarca e dimostrerà che la Repubblica del Kosovo è un partner serio nel mondo democratico e risponderà sempre agli alleati».

Non mancano però associazioni e attivisti danesi che già hanno fatto notare come l'accordo violi, per esempio, i diritti di vista dei detenuti, i cui parenti difficilmente potranno continuare ad andare a trovarli in Kosovo. A dare poi al provvedimento una connotazione non solo pratica ma anche velatamente ideologica contribuiscono i toni del ministro della Giustizia Hækkerup, che ha sottolineato come «con questo accordo la Danimarca stia mandando un chiaro segnale agli stranieri di Paesi terzi condannati alla deportazione: il vostro futuro non è in Danimarca, dunque non dovreste scontare la vostra pena qui».

Richiedenti asilo in Ruanda?

Anche perché a questa decisione si aggiunge un'altra misura allo studio, relativa in questo caso non ai carcerati ma ai richiedenti asilo. Copenhagen infatti, dopo aver approvato l'anno scorso una controversa legge che permette di trasferire i migranti che arrivano in territorio danese in un Paese partner, sta ora discutendo con il Ruanda l'attuazione di una procedura di questo tipo, sulla scia di quanto annunciato dal Regno Unito la settimana scorsa.

La Commissione europea ha affermato che ricollocare i rifugiati fuori dall’Europa non è possibile in base alle attuali regole Ue, ma la Danimarca è esentata da alcune, incluse le norme in materia di asilo, in virtù della clausola opt-out che caratterizza la sua appartenenza all’Unione europea.

La linea dura in materia di immigrazione ha caratterizzato i governi danesi dell'ultimo ventennio: basti pensare alla legge del 2016 che autorizzava la confisca di gioielli e beni superiori alle 10mila corone (1350 euro) dei migranti, per coprire le spese di accoglienza. Sorprende un po' la continuità nell'attuare questa linea adottata dall'attuale esecutivo socialdemocratico di Mette Fredriksen, un governo dunque di centrosinistra. Che però ha fatto bene i suoi conti, se è vero che l'ultimo sondaggio assegna al partito della premier il 29% dei consensi contro il 5% del Partito del popolo, la destra populista.


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