La relazione del garante Palma

Carceri, Cartabia: «C’è ok del Cts alla ripresa dei colloqui. In epoca Covid isolamento quasi insostenibile»

Il sovraffollamento nelle carceri italiane torna a preoccupare: presenti 53.661 detenuti con una capienza di soli 47.445 posti

di Nicoletta Cottone

Recovery, Cartabia: giustizia più vicina a cittadini e operatori

4' di lettura

«Le paure, le ansie per il contagio e le privazioni dalle relazioni significative in carcere sono state vissute ancor più intensamente, più drammaticamente, che nel resto della società. L’isolamento e il distacco dai famigliari e dalle persone care si è fatto quasi insostenibile». Lo ha detto la ministra della Giustizia Marta Cartabia, intervenendo alla presentazione della Relazione del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

Il garante dei detenuti è come una vedetta

«Da quando anche in Italia – come in altri Paesi - è stata introdotta la figura del garante dei detenuti, tutta la nostra società ha compiuto un importante passo in avanti. Con la presenza di un garante, la città sa di poter guardare in ogni momento al di là di quegli alti muri di cinta che separano i penitenziari dalla vita comune. E chi vive e lavora al di là di quelle mura sa che ciò che lì accade non rimane nascosto», ha sottolineato la ministra Cartabia. Il Garante, ha evidenziato la ministra, è «come una vedetta» che «aiuta a far emergere preventivamente i problemi che insorgono nel carcere; problemi individuali e problemi generali, problemi di una singola realtà o di tutta la galassia del carcere: e li segnala alle autorità competenti».

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Cartabia: «Sulla ripresa dei colloqui in presenza c’è l’ok del Cts»

La ministra Cartabia ha anticipato che arriverà presto una circolare del Dap che «ufficializzerà la ripresa dei colloqui in presenza. Nel fine settimana, infatti, il Comitato tecnico scientifico ci ha fatto avere il suo parere favorevole, per cui - pur conservando le necessarie cautele e la doverosa prudenza - confidiamo di poter permettere presto a padri, madri detenute di poter rivedere figli, fratelli, genitori, con cui in questo lunghissimo anno hanno potuto parlare solo a distanza. Considero questo un grande passo in avanti verso un ritorno alla normalità anche all’interno degli istituti penitenziari. Come progressivamente sta avvenendo per tutto il Paese. Perché - non dobbiamo mai scordarlo - c’è un pezzo d’Italia che vive al di là di quei cancelli».

Preoccupazione per il sovraffollamento: i detenuti sono 53.661

Il sovraffollamento nelle carceri italiane «torna a destare preoccupazione. Ne siamo consapevoli», ha evidenziato Marta Cartabia. Nelle carceri italiane sono attualmente presenti 53.661 detenuti, una presenza che «commisurata alla capienza effettiva di posti disponibili, limitata a 47.445 (anche se formalmente attestata a 50.781 posti regolamentari) indica la necessità di interventi che riducano la pressione», ha sottolineato il Garante delle persone private della libertà personale Mauro Palma, nella Relazione annuale al Parlamento. Sono 1.801 i condannati all’ergastolo. Più di un terzo delle persone detenute - ha ricordato Palma - hanno una previsione di rimanere in carcere per meno di tre anni e sono 1.212 quelle che sono state condannate a una pena inferiore a un anno.

Fico: «La pandemia ha confermato le carenze strutturali e organizzative»

«La pandemia - ha sottolineato il presidente della Camera Roberto Fico - ha confermato le gravissime carenze strutturali, igieniche, organizzative del sistema penitenziario italiano, non compatibili con la dignità della persona e il fine rieducativo della pena. In particolare, è emersa drammaticamente l'assenza, in istituti sovraffollati, di spazi minimi per rispettare le regole rigorose poste a tutela della salute pubblica».

In carcere morte per Covid 28 persone, di cui 13 operatori

«Complessivamente - si legge nella relazione al Parlamento - il sistema penitenziario ha retto all’impatto del contagio, rispetto al rischio potenziale di un ambiente chiuso, anche a causa del numero molto basso di persone che hanno manifestato sintomi. Ha, comunque, visto 15 decessi per Covid-19 di persone detenute e 13 tra gli operatori, tutti appartenenti alla Polizia penitenziaria».

Sessantadue i suicidi

Elevato il numero dei suicidi dietro le sbarre. «Non posso non sottolineare - ha scritto Palma nella relazione - la rilevanza del numero dei suicidi, accentuato anche nel periodo di difficoltà soggettiva che ha caratterizzato gli scorsi mesi: il tasso dei suicidi ha toccato nel 2020 l’1,11 per mille - 62 in totale - delle presenze medie, mentre nel 2019 era stato lo 0,91 (55 in totale). A questi è doveroso aggiungere il numero di suicidi nel personale di Polizia penitenziaria: sei nell’ultimo anno». I suicidi tra i detenuti erano stati 64 nel 2018 e 50 nel 2017.

Oltre mille carcerati iscritti all’università, 854 le persone analfabete

Secondo il garante «una immagine plastica della fragilità sociale che connota gran parte della popolazione detenuta, perché indica coloro che non accedono a misure che il nostro ordinamento prevede, spesso anche perché privi di fissa dimora». Il dato positivo è la presenza in carcere di 1.034 persone iscritte all’università, quello negativo sono 854 persone analfabete e 6.052 che non hanno la licenza media inferiore.

La finalità rieducativa del carcere non deve essere solo una dichiarazione di intenti

«Il mondo dei luoghi della privazione della libertà non è luogo ’altro’: ci appartiene», ha sottolineato il Garante Mauro Palma nella Relazione annuale al Parlamento. «E quei muri e quei cancelli - sottolinea - indicano soltanto una separazione temporale dovuta a esigenze di tipo diverso, che possono aver determinato la restrizione della libertà». «Mai devono costituire una separazione sociale e concettuale e diminuire il riconoscimento della specifica vulnerabilità che li abita», ha detto Palma richiamando gli articoli 2 e 3 della Costituzione, «baluardo di ogni previsione normativa specifica». Il Garante ha ricordato che «la finalità tendenzialmente rieducativa di ogni sanzione penale è spesso oggetto di affermazioni e dichiarazioni d’intenti», ma - secondo il Garante - «si tratta troppo spesso di una indicazione convegnistica».

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