LA RIVOLTA

Carceri a ferro e fuoco: situazione esplosiva da Nord a Sud

Proteste da Milano a Palermo, passando per Modena. I detenuti in rivolta contro le misure che vietano gli incontri diretti con i familiari

di Roberto Galullo

(ANSA)

2' di lettura

L’Italia non aveva bisogno di un altro virus: quello che sta contagiando le carceri. Da sud (dove la rivolta è partita) al centro (dove è proseguita) al nord (dove sta dilagando) gli istituti penitenziari sono messi a ferro e fuoco.

La scintilla – che è scattata per la decisione del Governo di bloccare i colloqui dei reclusi con familiari e avvocati, oltre al lavoro all'esterno e la semilibertà a causa del coronavirus ma che in realtà ha dietro altre motivazioni – l'8 marzo ha contagiato Napoli, Frosinone e Modena, dove sei detenuti sono morti.

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Più che le foto e i video che stanno circolando e che ritraggono detenuti sui tetti di San Vittore (Milano), Poggioreale (Napoli) o che tentano la fuga (Foggia), sono le voci da dentro che fanno paura.

La protesta sui tetti di San Vittore

Le voci da dentro
A Modena la situazione è esplosiva. Da tre i morti sono sei ma ancora non sono chiare le dinamiche. Alcune voci tra gli operatori di polizia penitenziaria, che il Sole 24 Ore ha potuto ascoltare, parlano di una regia accuratissima: dall'esterno del carcere c'era chi sparava dalle automobili verso il carcere stesso e parecchie automobili attendevano con il motore acceso i reclusi pronti a scappare.

“Liberateci”: le urla di aiuto da San Vittore che va a fuoco

A Napoli i familiari dei detenuti, che sono rimasti per lungo tempo sui tetti, gridavano all'esterno per legittimare la protesta interna. A Pavia scene simili e solo l'intervento di gruppi mobili e di reparti di altre forze dell'ordine hanno scongiurato, al momento, il peggio.

Carceri, la rivolta di San Vittore

Carceri, la rivolta di San Vittore

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Palermo e Foggia
Oggi è la volta, tra gli altri, dell'Ucciardone a Palermo e a Foggia. All'Ucciardione ci soni stati tentativi di fuga. Alcuni detenuti hanno cercato di scavalcare le mura di cinta e ora l'istituto è presidiato. Nel capoluogo pugliese i detenuti sono fuggiti mettendo spalle al muro i poliziotti penitenziari e, dopo aver divelto il cancello (cosiddetto block house) e strappato le pistole di ordinanza di diversi operatoti, si sono incanalati di corsa verso l'esterno. Prima di perdersi in città, sono stati ripresi dalle Forze dell'ordine mentre dall'interno, in quella che sembra una rivolta organizzata nei minimi dettagli, gli altri detenuti continuavano con azioni di disturbo. All'interno dell'Istituto si sono levate alte fiamme e nessuno in grado di dire, al momento, cosa sia esattamente successo e quali sono le conseguenze.

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