giustizia

Carceri, ok a riforma misure alternative. Orlando: «Non è salva-ladri». Salvini: «La cancelleremo»

di A. Gagliardi e V. Nuti


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3' di lettura

Ok del Consiglio dei ministri alla riforma dell’ordinamento penitenziario che allargherà la possibilità di accedere alla misure alternative al carcere per i detenuti. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il testo ora dovrà tornare alle commissioni parlamentari per l’ultimo vaglio. «Non è uno svuotacarceri» ha assicurato Orlando, che ha spiegato come il testo sull’ordinamento penitenziario «potrebbe passare ora alla commissione speciale». In attesa che si costituisca una maggioranza in grado di dare vita alle commissioni parlamentari di merito una delle ipotesi per avviare rapidamente i lavori delle Camere è, infatti, quella di istituire due commissioni speciali, una per ciascun ramo del Parlamento, con il compito di esaminare i provvedimenti urgenti.

Via libera a riforma, ora nuovo vaglio Camere
Il provvedimento, un decreto attuativo, dà la possibilità di accedere alle misure alternative al carcere anche a chi ha un residuo di pena fino a quattro anni, ma escludendo ogni automatismo: sempre cioè tramite la valutazione del magistrato di sorveglianza. Una linea, che, peraltro ha anche l’imprimatur di una sentenza della Corte Costituzionale depositata pochi giorni fa, il 2 marzo, che ha di fatto ritenuto legittima questa impostazione, riconoscendo il diritto a chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali da parte di chi deve scontare una pena residua fino a 4 anni. Il decreto attuativo ebbe il primo via libera preliminare da parte del Consiglio dei ministri il 22 dicembre, poi fu avviato alle Camere per i pareri, non vincolanti, delle commissioni. E in particolare la commissione Giustizia del Senato chiese di modificarne il nocciolo duro.

Salvini: cancelleremo ennesima vergogna
Il Cdm avrebbe dovuto riesaminarlo il 22 febbraio, prima delle elezioni, ma ci fu un rinvio. Materia troppo incandescente, quella dei benefici per i detenuti, per trattarla prima del voto, basti dire che il leader della Lega, Matteo Salvini, aveva definito la riforma una «follia». Ribadendo oggi con forza su twitter la contrarietà: «Vergogna, un governo bocciato dagli italiani approva l’ennesimo salva ladri. Appena al governo cancelleremo questa follia nel nome della certezza della pena: chi sbaglia paga!». Contro l’attuazione della riforma anche il senatore Maurizio Gasparri, rieletto nella fila di Forza Italia, che ha parlato di «colpo coda inaccettabile che contrasteremo». Nel centrodestra si alza anche la voce critica della ledade di Fratelli d’Italia che su Facebook riassume nello slogan «Fuori i delinquenti di galera» i contenuti del provvedimento che è anche «l'ultima follia di un Governo scaduto».

La soddisfazione delle associazioni
Ma nelle ultime settimane sono stati molti gli appelli a procedere in questa direzione: in settimana (il 13 marzo) i penalisti hanno proclamato uno sciopero astenendosi dalle udienze per protestare contro la mancata approvazione della riforma; Antigone, l’associazione che si batte per i diritti dei detenuti, ha lanciato numerosi appelli, l’ultimo al Capo dello Stato. Ilaria Cucchi, a nome dell’associazione “Stefano Cucchi Onlus”, parla di «grande passo avanti di civiltà» con il quale « oggi siamo più vicini al dettato Costituzionale». Sulla stessa linea anche il Garante nazionale dei diritti dei detenuti: la riforma, si legge in una nota, «riporta l'esecuzione della pena in assetto con i principi della
Costituzione».

Orlando: riforma non è salva-ladri
«Questo non è un provvedimento salva-ladri, uno svuota-carceri: da domani non ci sarà nessun ladro in più in giro». Così il ministro della Giustizia Andrea
Orlando dopo il Cdm che ha dato il via libera alla riforma dell’ordinamento penitenziario. «Qualcuno - ha aggiunto - tenterà di cavalcare queste paure. Ma da domani non uscirà nessuno dal carcere, da domani un giudice potrà valutare il comportamento del detenuto e ammetterlo a misure che gli consentono di restituire qualcosa di quello che ha tolto alla società».

Gli obiettivi della riforma
L'obiettivo della riforma - spiega una nota diffusa nel pomeriggio da Palazzo Chigi - è di «ridurre il ricorso al carcere in favore di soluzioni che, senza indebolire la sicurezza della collettività», mettano l'accento sulla finalità rieducativa della pena razionalizzando la gestione del settore penitenziario, «restituendo efficienza al sistema, riducendo i tempi procedimentali e risparmiando sui costi», oltre ad incidere sul sovraffollamento delle celle.

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