assunzioni dopo corso di formazione

Carenza medici, il Veneto apre i Pronto soccorso ai laureati non specializzati

Alla chiamata per “non specialisti” hanno risposto in 224 candidati da inserire nelle strutture con contratti di lavoro autonomo. Prima dell'inserimento negli ospedali è prevista con le Università una parte teorica di formazione d'aula e un'attività di tirocinio pratico con tutoraggio.

di Barbara Gobbi


Chirurgia, fuga specializzandi: 60% vuole lavorare all'estero

2' di lettura

Sono 1.300 i medici che mancano all’appello in Veneto. Con un’emergenza rossa in Ponto soccorso (320 camici bianchi da trovare) che per il governatore Luca Zaia giustifica la corsa ai ripari a tutti costi. Anche arruolando laureati in medicina abilitati, ma non specializzati. Una platea sensibile, tanto che alla prima chiamata hanno prontamente risposto 224 giovani medici.

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La Regione aveva dato il “la” all’operazione-organici con due delibere dell'agosto scorso: una per tamponare l'emergenza, l’altra programmatoria. «Lavoriamo su due fronti – aveva spiegato l'assessore alla Salute Manuela Lanzarin -: mentre definiamo con le Università e gli Ordini dei medici un accordo per inserire negli ospedali dove c'è carenza i giovani specializzandi a partire dal quarto e quinto anno, lanciamo la chiamata per la medicina d'urgenza». Una strategia che corrisponde a quanto fotografato dal ministro della Salute Roberto Speranza: «Dalle Regioni – afferma il titolare della Salute - arriva in maniera diffusa, senza neanche differenze tra nord e sud, un grido di dolore enorme legato alla carenza di personale in ambito sanitario. Credo sia uno dei grandi temi su cui dobbiamo lavorare».

Sul tavolo il ministro Speranza ha il documento in sedici punti che le Regioni gli hanno inviato il 26 settembre scorso: contiene le proposte sulla carenza di medici specialisti e per la valorizzazione delle professioni sanitarie. Primo intervento proposto, per far fronte in un triennio al gap di personale che svuota le corsie e manda deserti i concorsi, è proprio la possibilità per i medici di accedere al Ssn oltre che con il diploma di specializzazione anche solo con laurea e abilitazione. In attesa del via libera governativo al documento il Veneto si organizza, come spesso accade nel fai-da-te consentito dal federalismo regionale. Alla chiamata per “non specialisti” in Pronto soccorso hanno risposto in 224 candidati da inserire nelle strutture con contratti di lavoro autonomo. Non si rinuncia alla formazione, precisano dalla Regione: prima dell'inserimento negli ospedali è prevista con le Università una parte teorica di formazione d'aula e un'attività di tirocinio pratico con tutoraggio.

Le domande arrivate in Regione ora vanno valutate al più presto per la verifica dei requisiti. «Intanto – annuncia l'assessore Lanzarin – abbiamo fatto partire il secondo bando, per la copertura nell'area internistica di 150 posti carenti. Se come quello per il Pronto soccorso sarà un successo, disporremo di centinaia di forze fresche da inserire nel sistema, garantendo loro un lavoro e un'occasione unica per potersi formare sul campo». «L’urgenza - aggiunge Manuela Lanzarin - è dettata dalla necessità di non chiudere i reparti, e questo la nostra Regione non lo farà mai. La prospettiva è quella di una profonda riforma che snellisca l'intero cammino verso l'esercizio della professione medica».

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