MEZZOGIORNO

Carfagna: «Divari Sud-Nord inaccettabili. I Lep strada obbligata per superare le disuguaglianze»

di Gi.Ch.

3' di lettura

«Una spesa sociale che offre 55 euro l'anno a chi nasce a Reggio Calabria e 177 a chi nasce a Verona non può essere giudicata un “vecchio problema” a cui ci si può anche abituare: è uno sfregio alla democrazia e ai principi costituzionali che celebriamo in ogni pubblico discorso, in ogni ricorrenza civile». A denunciarlo è stata la ministra per il Sud, Mara Carfagna in audizione presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale.

Mettere fine al criterio della spesa storica

Ci sono «dati, numeri, percentuali, dietro cui è in gioco la vita quotidiana di quasi 20 milioni di italiani che risiedono al Sud, spesso condannati solo dalla sola residenza a nascere, vivere, lavorare, diventare vecchi, senza godere dei diritti garantiti a ogni altro cittadino. È un vecchio problema, lo so. Ma personalmente non intendo rassegnarmi allo sguardo dell’abitudine. Stiamo lavorando insieme ad altri ministeri - ha aggiunto Carfagna - per raggiungere obiettivi sempre più elevati per consentire un recupero del divario storico. Conto sul fatto che l’iniziativa normativa» legata ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, «rispetto ad anni di inerzia, metta fine alla spesa storica, a partire dai servizi per gli asili nido».

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Divari territoriali inaccettabili

In base ai dati ISTAT più recenti, ha sottolineato Mara Carfagna, l’offerta di servizi socio-assistenziali presenta enormi divari territoriali: si passa dai 22 euro pro-capite della Calabria ai 540 della Provincia Autonoma di Bolzano.«Una differenza indegna di un Paese civile. La spesa sociale del Sud è molto più bassa che nel resto d'Italia: 58 euro annui pro-capite contro una media nazionale di 124 euro. Le Isole, trainate dalla Sardegna, toccano i 122 euro pro-capite, il Nord-ovest si attesta a 133, il Centro a 137 e il Nordest a 177».

«Questo - afferma Carfagna - deve indignarci e non può più abituarci. Sanare questo sfregio è il compito su cui si misurerà l’attuale classe dirigente, dai vertici del governo al sindaco del più piccolo dei Comuni meridionali. Abbiamo le risorse, abbiamo – finalmente – la solidarietà europea e avremo a breve un complesso di riforme che consentirà di agire con velocità. Conseguire i risultati che il Sud e tutta Italia attendono non è una mera “opportunità” ma un obbligo democratico, e dobbiamo sentirlo come tale».

I LEP strada obbligata per superare le disuguaglianze

Secondo la ministra per il Sud «dare un contenuto ai LEP (livelli essenziali di prestazione, ndr.) e stabilirne il livello minimo di fruizione sul territorio nazionale permetterà, perché ci lavoreremo, di fare emergere quali comuni non sono in grado di assicurare i livelli essenziali delle prestazioni e dunque ripartire le risorse laddove è più necessario investirle. È questa una strada obbligata per superare le pesanti diseguaglianze tra Nord e Sud del Paese e rendere possibile, efficiente e sostenibile il federalismo fiscale». Il processo di federalismo fiscale «va attuato e completato non in una logica di egoismi localistici - ha proseguito - ma in una logica di solidarietà nazionale. Non sono contraria all’autonomia differenziata a patto però che non significhi penalizzare le aree più deboli del Paese che non sono soltanto le regioni del Sud, ma anche le aree interne e le aree di montagna e di confine. Se mi chiedete se l’autonomia differenziata deve essere condizionata ai livelli essenziali delle prestazioni, vi rispondo di sì. Deve anche essere condizionata al rispetto del principio di efficienza».

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