Venezia 77

«Cari compagni!», cronaca di uno sciopero finito nel sangue

In concorso a Venezia è stato presentato il nuovo film del regista russo Andrei Konchalovsky, basato su un fatto realmente accaduto

di Andrea Chimento

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In concorso a Venezia è stato presentato il nuovo film del regista russo Andrei Konchalovsky, basato su un fatto realmente accaduto


2' di lettura

Andrei Konchalovsky torna protagonista alla Mostra di Venezia: quattro anni dopo il premio per la miglior regia vinto con «Paradise», il regista russo è di nuovo in concorso al Lido con «Cari compagni!», film basato su un fatto realmente accaduto a Novocherkassk nel 1962 e rimasto segreto fino agli anni Novanta.

Una manifestazione operaia viene repressa nel sangue dal governo sovietico, i feriti e i dispersi non si contano, mentre una donna è disposta a tutto pur di ritrovare la figlia che aveva partecipato alle proteste.

Classe 1937, Konchalovsky ha scelto di fare un film sulla generazione che ha combattuto ed è sopravvissuta alla Seconda guerra mondiale, con una fiducia incondizionata negli ideali comunisti: come ha lui stesso dichiarato, l'idea alla base della pellicola è quella di rappresentare un'epoca in cui la storia ha rivelato l'enorme distanza tra quegli stessi ideali e la drammatica realtà dei fatti.

Fotografia in bianco e nero

Grazie a una fotografia in bianco e nero pulita e raffinata, «Cari compagni!» colpisce per l'aspetto visivo e alcune interessanti scelte estetiche: una su tutte, la sequenza degli spari sugli scioperanti, vista per buona parte dall'interno di un edificio e accompagnata da una musica volutamente in contrasto con le immagini mostrate.

Peccato però che il film soffra di un'evidente ridondanza e non riesca a problematizzare fino in fondo il contrasto psicologico che vive la protagonista, una donna che abita con l'anziano padre (il passato) e con la giovane figlia (il futuro), simboleggiando così come la sua sia, appunto, una generazione di passaggio tra due epoche.Insiste molto su questo aspetto l'autore russo, alternando momenti incisivi ad altri fin troppo didascalici.

Non ci sarà mai più la neve

Sempre in concorso, ha trovato spazio «Non ci sarà mai più la neve» di Małgorzata Szumowska e Michał Englert.La coppia di registi polacchi ha firmato un lungometraggio che non lascia indifferenti, a partire dal suo stesso soggetto: protagonista è un massaggiatore dell'Est che entra nella vita di un gruppo di facoltosi abitanti di una comunità inaccessibile. Queste persone, nonostante la loro ricchezza, trasmettono una grande tristezza interiore e il nuovo arrivato potrebbe cambiare le loro esistenze.

È pieno di simbolismi, allegorie e passaggi al limite del surreale «Non ci sarà mai più la neve», film che sta dividendo pubblico e addetti ai lavori e continuerà sicuramente a farlo nei prossimi giorni.I due autori vanno spesso sopra le righe e in alcuni casi rischiano di fare rovinose cadute, ma complessivamente la pellicola ha un suo fascino e riesce a incuriosire fino alle ultimissime battute.Bisogna stare un po' al gioco per poterla apprezzare, ma chi lo farà potrà averne grandi soddisfazioni.

Chissà che per la sua particolarità non possa trovare uno spazio nel palmarès finale

Salvatore – Shoemaker of Dreams

Infine, una segnalazione per il documentario di Luca Guadagnino «Salvatore – Shoemaker of Dreams».Presentato fuori concorso, è un interessante ritratto di Salvatore Ferragamo, accompagnato da numerosissime interviste e suggestivi filmati di repertorio che descrivono la carriera e la vita di questo grande artista.

Canonico nello svolgimento e nella forma, il documentario riesce comunque ad appassionare, nonostante la lunga durata, e Guadagnino è bravo a gestire al meglio l'imponente materiale a disposizione.

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