Il caso - Burocrazia a rilento

Cariati, l’ospedale è stato riaperto ma con soli dieci posti Covid

di Donata Marrazzo

3' di lettura

«A volte, è più facile aprire un ospedale a Kabul», diceva Gino Strada a proposito del Vittorio Cosentino di Cariati, uno dei 12 presidi chiusi nel 2010 dal presidente della Regione dell’epoca Giuseppe Scopelliti, in veste di commissario ad acta. L’affermazione del fondatore di Emergency chiude il capitolo dedicato alla sanità calabrese, contenuto nel suo ultimo libro «Una persona alla volta», appena pubblicato da Feltrinelli.

Dopo una lunga occupazione della struttura, iniziata nel novembre del 2020, in piena pandemia, coordinata dall’associazione Le lampare, e da altri gruppi che poi l’hanno sostenuta, fu chiesto proprio a Strada, già operativo sul territorio con alcuni ambulatori, di gestire l’ospedale dismesso: «Ci avrebbe permesso di mettere alla prova in Italia il nostro modello di sanità: cure gratuite ed efficaci senza profitti e senza sprechi. Diedi la nostra disponibilità al commissario e a qualunque interlocutore incontrassi – racconta ancora nel libro – ma nessuno raccoglieva la proposta. Furono mesi girati a vuoto fra troppe risposte mancate».

Loading...

La disponibilità del medico attivista a operare in Calabria, anche nel ruolo di commissario ad acta, così come molti cittadini gli chiedevano quando il governo continuava senza successo a fare nomine a caso per la guida della sanità regionale, ha però acceso i riflettori sul centro sanitario di Cariati, struttura di riferimento per l’area della Presila greca, l’Alto crotonese e il Basso Jonio cosentino, con un bacino che d’estate supera i 300mila utenti.

Il tam tam sui social ha fatto rumore e Cariati è diventato uno degli emblemi dello sfascio della sanità regionale. Da tutto il mondo sono arrivati messaggi di solidarietà, perfino dal regista Ken Loach e da Roger Waters dei Pink Floyd, coinvolto in un docufilm realizzato da Federico Greco e Mirko Melchiorre. Anche tante tivù internazionali si sono occupate del caso.

Il risultato è che il Vittorio Cosentino ha riaperto da due mesi. Ma riaperto come? «L’ospedale torna in funzione con 10 posti Covid, che potrebbero raddoppiare nel giro di poco tempo a servizio della medicina generale, e ripartire con nuovi servizi, in attesa di diventare ospedale di zona disagiata da in serire nella rete dell’emergenza urgenza», spiega Mimmo Formaro, fra i più attivi rappresentanti del comitato per la riapertura del polo sanitario. Nelle due strutture che compongono il presidio sanitario, per un totale di 13mila mq, è previsto che aumentino reparti e posti letto.

«Oltre al primo intervento e alla Rsa medicalizzata, che già sono presenti, sono previsti nuovi ambulatori e l’installazione di una Tac». Il commissario della Asp di Cosenza, Vincenzo La Regina, ha eseguito il sopralluogo tecnico insieme al direttore dell’unità operativa complessa della gestione tecnico-patrimoniale dell’Azienda sanitaria Antonio Capristo per definire gli interventi strutturali e la logistica delle attrezzature. Tutto sembra procedere, ma com’è noto, la burocrazia ha un passo lento. «È anche importante pensare – aggiunge l’attivista – a un piano straordinario per l’assunzione del personale, agli investimenti per altre strumentazioni e a uno stop al business della sanità privata che in Calabria ha fortemente compromesso quella pubblica».

Proprio a questo proposito, il presidente della Regione Roberto Occhiuto, che è anche commissario al piano di rientro, dichiara, in un video su facebook, che «la sanità deve essere zona franca rispetto alla politica, impermeabile alle sollecitazioni.La nostra unica bussola devono essere i bisogni di salute dei cittadini».

Insomma, sulla ripartenza dell’ospedale di Cariati ormai ci scommettono tutti. Del resto, come ha ammesso lo stesso governatore, «a suo tempo fu chiuso senza prima nemmeno guardare ai dati che produceva». E difatti, sarebbe stato facile accorgersi che aveva un numero elevato di prestazioni e bilanci in attivo.

«Bisogna considerare – conclude Formoso – che dai territori limitrofi è impossibile raggiungere in un’ora l’ospedale più vicino. La cosiddetta “golden hour” prevista dalla medicina d’urgenza, qui non funziona».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti