il dg ermanno traini

«Carifermo una banca di territorio, ascolto e risposte rapide sul credito»

Nell'emergenza pandemia task force e 200 milioni per i finanziamenti alle imprese

di Gerardo Graziola

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La Cassa di risparmio di Fermo è presente con una sessantina di sportelli in sette province tra Marche, Abruzzo e Lazio

Nell'emergenza pandemia task force e 200 milioni per i finanziamenti alle imprese


3' di lettura

«Il valore aggiunto di una piccola banca di territorio? È quella con cui puoi parlare» risponde senza esitazione Ermanno Traini, direttore generale della Cassa di Fermo da poco più di un anno e in forza al piccolo istituto marchigiano da trentacinque, al culmine di una lunga carriera iniziata come cassiere e poi direttore in filiale. La banca di territorio è un tema tornato d’attualità nelle ultime settimane dopo le affermazioni del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Essere banca di territorio – ha detto senza giri di parole il Governatore - non è di per sé un valore se la banca non è ben gestita; il modello, inoltre, oggi è messo in pericolo «dalle trasformazioni economiche e non dalla volontà del regolatore e della vigilanza». «Condivido quello che dice Visco – osserva Traini sollecitato sulle parole del numero uno di via Nazionale – la banca di territorio, così come la banca grande, deve essere efficiente, redditizia e portare valore aggiunto. Questo si raggiunge se si riesce ad avere flessibilità, semplicità, dinamicità e la capacità di ascoltare le esigenze che esprimono i territori per poter dare risposte immediate; esattamente quello che abbiamo fatto durante i mesi del lockdown».

La Cassa di risparmio di Fermo, con 160 anni di storia, oggi è presente con una sessantina di sportelli e 400 addetti in sette province tra Marche, Abruzzo e Lazio. Solida patrimonialmente, a fine giugno aveva oltre 1 miliardo di impieghi e una rischiosità del credito in calo. È una delle poche banche in Italia ancora controllata da una fondazione bancaria, la Fondazione Carifermo, che può, per legge, mantenere oltre il 50% del capitale, in quanto rientrante nella categoria delle piccole fondazioni bancarie. Azionista di minoranza è Intesa Sanpaolo. Carifermo ha chiuso il primo semestre di quest’anno con un utile netto di 4,5 milioni, in linea con lo scorso anno, e una crescita degli impieghi a doppia cifra, così come la raccolta diretta dalla clientela. «Il nostro punto di forza – osserva Traini - è proprio quello di capire per primi le esigenze della clientela e saperci adattare di conseguenza. Durante il lockdown non abbiamo chiuso neanche un giorno».

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La storia che racconta il direttore generale è quella di una banca di territorio attenta ai clienti più fragili, con gli sportelli aperti al mattino in quelle settimane per consentire loro le operazioni tradizionali, senza dover passare dalle app per smartphone o da numeri di call center impersonali. La storia che racconta Traini è quella di una banca di territorio che telefonava ai suoi clienti imprese per sentire di cosa avessero bisogno. «La banca di fronte alla nuova mazzata del Covid si è subito attivata: abbiamo creato una task force nell’area crediti recuperando risorse, formando il personale sulla base dei decreti del governo e abbiamo messo a disposizione un plafond di oltre 200 milioni sia per i finanziamenti sotto i 30mila euro che sopra. A inizio ottobre il plafond è utilizzato al 90% e sarà esaurito entro la fine dell'anno». Carifermo, aggiunge il direttore generale, ha processato oltre 2mila pratiche di finanziamento con garanzia pubblica e 4mila moratorie e «i reclami li abbiamo contanti sulle dita delle mani, tra l'altro riguardavano solo l'applicazione delle norme dei decreti».

La storia che racconta il banchiere di territorio è anche quella di chi ha il polso dell'andamento delle sue zone di insediamento prima di leggere le analisi degli uffici studi o la relazione della Filiale regionale della Banca d'Italia. «Noi non aspettiamo di leggere i bilanci, andiamo con le imprese clienti direttamente alle fiere».

È il caso del Micam, la fiera del calzaturiero, un distretto cruciale per la provincia fermana. Traini snocciola dati e stime: «Il turismo, l’agrario e l'agroalimentare e poi nella zona di Fabriano con le cucine e le cappe, questi sono i nostri distretti. C’è un trend di calo dell’export di oltre il 35%, i fatturati sono in calo di oltre il 20% ad essere ottimisti, però vedo una grande reazione, le imprese sono tenaci e non vogliono mollare, sono abituate ai periodi difficili». Prima del Covid c’era stato il terremoto dell’Italia centrale a dare il primo pesante colpo, con una ricostruzione appena avviata. «La pandemia è arrivata forse nel momento peggiore, a marzo, quando iniziano le spedizioni, con la conseguenza che i magazzini sono rimasti quasi pieni. È chiaro che per la ripresa ci vorrà del tempo». Carifermo però non resta a guardare: «Ora saremo proattivi nel gestire in anticipo l'onda dell'aumento dei deteriorati che purtroppo arriverà – prosegue Traini - non possiamo aspettare che terminino le moratorie». I sensori della piccola banca di territorio sono tutti accesi: la sfida continua.

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