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Carige, Bari, Mps: i tre focolai bancari tra il Governo e la nuova Ue

di Alessandro Graziani

Banche: salgono utili Big ma continua taglio dipendenti

3' di lettura

Negoziare con la commissione Ue il piano di uscita dal capitale di Mps. Trattare con Bruxelles il piano di salvataggio di Carige. Trovare una soluzione al caso Popolare di Bari, scesa nel frattempo sotto i ratios minimi di capitale chiesti dalla Vigilanza, dopo che sull'affare Tercas la Corte di Giustizia europea ha dato torto alla Ue. E sullo sfondo, le ipotesi di aggregazione tra UniCredit e Commerzbank che, qualora dovessero diventare vere trattative, dovrebbero essere vagliate anche da Bruxelles per la presenza dello Stato tedesco nel capitale di Commerz. È lunga la lista dei delicati dossier bancari che nelle prossime settimane dovranno essere definiti, nel dopo voto europeo, sull'asse Roma-Bruxelles. Senza contare i tanti altri casi finanziari e industriali, da Fca-Renault ad Alitalia, il confronto Italia-Europa si profila denso di nodi da sciogliere.

Per restare in ambito bancario, il più impellente è quello che riguarda il salvataggio di Carige giunto ormai ai tempi supplementari dopo l'uscita di scena del fondo Usa BlackRock. Da più parti si continua a invocare un salvataggio da parte di investitori o banche private (“il mercato”), che però in sei mesi di affannose ricerche mai si sono palesati. Ora si dice che l'emendamento al Decreto Crescita sulla computabilità delle Dta (perdite fiscali) a patrimonio di Vigilanza in caso di fusione, potrebbe favorire un'aggregazione.

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Il provvedimento, rientrando tra i possibili aiuti di Stato, dovrebbe essere autorizzato dalla commissione Ue. Ma nel caso di Carige, trattandosi di banca vigilata direttamente dalla Bce, non vi è alcuna certezza che basti un tratto di penna del Governo italiano per creare il common equity (Cet1) che la Vigilanza richiede a tutela dei depositanti.

COMMERZ/ Al bivio tra Ing e UniCredit

E nel caso in cui l'ipotetico salvataggio privato di Carige non dovesse andare in porto? Il dossier sarebbe ancor più arbitrato dalla commissione Ue, che dovrebbe dichiarare l'ammissibilità dell'aumento di capitale precauzionale dello Stato, finora unico piano B secondo le dichiarazioni ufficiali, o vigilare sulla più' traumatica procedura di liquidazione coatta amministrata (secondo lo schema Intesa-banche venete).

Il tema dell'ammissibilità delle Dta a patrimonio riguarda anche la Popolare di Bari, vigilata in prima battuta da Banca d'Italia e non da Bce, che dovrà confrontarsi con la commissione Ue anche per i postumi del caso Tercas. I pugliesi, dopo la sentenza della Corte di Giustizia a loro favore, hanno preannunciato una richiesta di risarcimento danni alla Ue da quasi un miliardo. L'esito del contenzioso si vedrà tra qualche anno, ma è evidente che quella somma non potrà essere contabilizzata in alcun modo nel patrimonio di Vigilanza della Popolare di Bari.

Anche i futuri destini di Mps sono a breve destinati a incrociarsi di nuovo con la commissione Ue. Tra pochi giorni scatta il termine, ma ci sarà tempo fino a dicembre e classicamente in Italia si interviene solo in extremis, perché il Governo italiano presenti alla Ue il piano di dismissione del 68% del capitale del Monte. Una fusione con un'altra banca - e la contemporanea uscita parziale o totale dello Stato - parrebbe la via maestra. Ma a Roma il dossier non è ancora stato affrontato politicamente in modo concreto, se non dai tecnici del Ministero dell'Economia, mentre a Bruxelles si aprono mesi di transizione in vista della presa dei poteri della nuova Commissione.

Il piano di uscita dello Stato da Mps, da realizzarsi poi entro il 2021, non è pura accademia visto che Bruxelles già la prossima primavera potrebbe chiedere al Monte nuovi tagli di personale, o misure compensative sui costi, dopo che la banca a inizio anno ha annunciato di non poter cogliere i target reddituali per il 2019, concordati con Bruxelles a inizio piano, a causa del mutato scenario macroeconomico su tassi e crescita.

Fin qui, gli appuntamenti certi del futuro confronto “bancario” tra Governo italiano e commissione Ue. A cui potrebbe aggiungersi il dossier UniCredit-Commerzbank se nelle prossime settimane la banca italiana dovesse decidere di lanciarsi in un piano di aggregazione paneuropea, inevitabilmente destinato a passare sotto la lente dell'Antitrust Ue.

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