banche

Carige, Bce resta in pressing A gennaio check up sul piano

di Laura Galvagni

default onloading pic
Ansa


2' di lettura

Dopo diverse sedute sotto pressione il titolo di Banca Carige ha chiuso le contrattazioni di ieri in rialzo dell’1,22% a 0,0083 euro. E si appresta ad archiviare il 2017 con una capitalizzazione prossima ai 460 milioni di euro. Una somma frutto del recente aumento di capitale che ha di fatto messo un punto fermo nel percorso di rafforzamento patrimoniale varato dal consiglio di amministrazione della banca l’estate scorsa su precisa indicazione della Bce. E proprio la Banca centrale europea mantiene alta l’attenzione sull’istituto in vista di quella che sarà un’altra tappa cruciale per Carige. Per la fine di gennaio, infatti, il board dell’istituto si riunirà per verificare lo stato di avanzamento del piano al 2020 e in particolare per mettere ordine in tutte le recenti manovre di consolidamento e trarne le debite conclusioni.

Mentre sullo sfondo resta il tema della governance dopo che la Vigilanza, in una missiva, ha posto in evidenza «le importanti criticità nel funzionamento del consiglio», chiedendo tra l’altro maggiore attenzione alla qualità dei profili scelti come membri del board. La stessa Bce ha concesso alla famiglia Malacalza di salire nel capitale della banca a patto però che si impegnasse a non esercitare coordinamento e controllo sull’istituto.

Toccherà dunque al cda definire una linea di comportamento sbrogliando una matassa che impone al primo socio di non esercitare alcun potere. Proprio ora che il nuovo assetto azionario potrebbe richiedere possibili aggiustamenti in termini di rappresentanza in consiglio. Riguardo a ciò, secondo alcune indiscrezioni, Sga avrebbe raggiunto il 5% del capitale della banca andando così ad aggiornare quella mappa che vede Malacalza Investimenti al 20,639% e la storica Fondazione Carige diluita dallo 0,3% allo 0,0687%.

Il tutto a valle di una serie di manovre volte a rafforzare patrimonialmente l’istituto. In primis con l’aumento di capitale, che, inclusa la tranche riservata, ha raccolto 544,35 milioni. L’iniezione di liquidità si è conclusa dopo la cessione di un immobile a Milano per 107,5 milioni (è sul mercato anche un immobile a Roma). A cui ha fatto seguito, con delibera del cda del 6 dicembre scorso, la cessione della partecipazione di controllo dell’80,1% in Credits a Chenavari Investment Managers per 80,1 milioni.

Sempre il 6 dicembre il board, dopo aver completato nel terzo trimestre la cessione di un portafoglio di sofferenze per 940 milioni, ha sottoscritto un accordo con Credito Fondiario per la vendita di un altro pacchetto di npl da 1,2 miliardi di euro lordi complessivi. Il piano prevedeva che entro il 2017 venisse ceduta una tranche aggiuntiva di 1,4 miliardi di sofferenze e mancherebbero dunque all’appello 200 milioni che, tuttavia, se si presenterà l’occasione potrebbero venir valorizzati nei primi mesi del 2018. Sempre nel primo semestre del 2018 dovrebbe venir firmato il closing con il Credito Fondiario anche per la cessione della piattaforma di recupero dei crediti in sofferenza. Mentre è previsto che parta a breve il processo per valorizzare i servizi di incasso relativi ai contratti POS. Di tutto questo e di quanto ancora dovrà essere fatto, ne discuterà il consiglio a gennaio per dar conto anche a Bce dei progressi fatti.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti