ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDOPO IL COMMISSARIAMENTO

Carige, dal capitale alle nozze: i prossimi passi dopo il commissariamento Bce

di Alessandro Graziani


Carige, il videomessaggio dei commissari ai dipendenti

2' di lettura

Il primo commissariamento di una banca italiana sottoposta alla Vigilanza europea della Bce è un atto che evidenzia, aldilà delle rassicurazioni formali, lo stato di emergenza in cui versa Carige. È vero che la banca ha potuto scavalcare la scadenza di fine 2018 con i coefficienti patrimoniali sopra i minimi richiesti dalla Bce. Ma questo è stato possibile solo grazie alla sottoscrizione di un bond subordinato da 320 milioni da parte del sistema bancario tramite lo schema volontario del Fondo Interbancario di Garanzia.

Il bond, su cui Carige dovrebbe pagare una cedola annua del 16%, non può che essere sostituito nel più breve tempo possibile da capitale primario (Cet1), possibilmente anticipando le richieste di capitale per il 2019 che la Vigilanza chiederà a Carige ai primi di febbraio, nell'ambito del processo Srep che tiene conto del fabbisogno di capitale individuale di ogni banca ma anche della liquidità e della governance.

Proprio il malfunzionamento della governance di Carige è stato il grimaldello tecnico per arrivare al commissariamento. La proposta del cda di ricapitalizzare l'istituto è stata bocciata dall'assemblea dei soci del 22 dicembre, grazie al decisivo “non voto” della Malacalza Investimenti (primo azionista con il 27,5% del capitale). Il rinvio sine die dell'aumento, che nei fatti sfiduciava un cda eletto da appena tre mesi, esponeva Carige a seri e immediati rischi di declassamento da parte delle agenzie di rating (Fitch ha un giudizio CCC+ e a ottobre ha giudicato la banca a rischio default). Con conseguenze negative per tutti i bond di Carige e, più in generale, sulla fiducia della clientela nella banca.

Cosa accadrà dopo il commissariamento? La strada più probabile è che i commissari, d'intesa con la Bce, chiedano al Fondo interbancario di garanzia di trasformare il bond da 320 milioni in Common equity, rafforzando i coefficienti patrimoniali senza bisogno di passare dall'assemblea dei soci. Un percorso che, come anticipato dal Sole24Ore del 22 dicembre, è già previsto dal regolamento del bond anche se servirà un nuovo passaggio nei cda delle circa 90 banche che hanno aderito, tramite lo Schema Volontario, al salvataggio. Una volta completata la ricapitalizzazione, i commissari piloteranno Carige - come ormai chiesto esplicitamente da Bce - verso l'aggregazione con un altra banca.

Il piano di salvataggio traumatico di Carige serve ad evitare che la crisi, minando la fiducia dei depositanti, si estenda al resto del sistema bancario. A farne le spese per il momento saranno gli azionisti di Carige - anche se ormai la banca valeva poco più di 80 milioni - che non potranno vendere le azioni dopo la sospensione sine die delle quotazioni in Borsa. Tra questi la famiglia Malacalza che, con la bocciatura dell'aumento di capitale in assemblea, ha determinato l'urgenza della Vigilanza.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...