l’ok di Banca Passadore con «Schema volontario»

Carige: cda su piano per Bce, rendimento bond al 13% e scadenza a 5 anni

di Raoul de Forcade


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Ansa

2' di lettura

Il consiglio di amministrazione di Carige, riunito oggi 29 novembre, sta vagliando gli ultimi dettagli del nuovo piano di conservazione del capitale, che sarà varato nei tempi richiesti dalla Bce (30 novembre 2018). Nell’ambito del capital conservation plan il cda oggi definirà anche le condizioni alle quali sarà emesso il prestito subordinato che è destinato a essere sottoscritto per 320 milioni da altri istituti di credito italiani, attraverso il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt), nonché i termini della sua futura trasformazione in azioni. Secondo fonti finanziarie, sul tavolo del consiglio ci sono anche azioni per proseguire l’attività di derisking, con la cessione di ulteriori tranche di non performing loans (Npl).

L’emissione del bond, comunque, sarà esercitata domani 30 novembre, dopo la riunione dell’assemblea del Fidt. Il subordinato, infatti, deve essere sottoscritto dallo Schema volontario del fondo. Dovrebbe avere un rendimento del 13%, una scadenza a 5 anni e una tempistica fino a 12 mesi per la conversione del titolo che, secondo il piano di rafforzamento annunciato il 12 novembre, dovrebbe essere rimborsato in primavera da un aumento di capitale fino a 400 milioni di euro.

Il bond viene sottoposto anche ai soci di maggiore rilievo della banca (Malacalza Investimenti, Financiera Lonestar di Gabriele Volpi, Pop12 di Raffaele Mincione) ed è infatti previsto, oltre alla sottoscrizione di 320 milioni da parte dello Schema volontario, un intervento di altri sottoscrittori, tra zero e 80 milioni di euro. Nel caso in cui questa soglia fosse superata, il Fondo interbancario ridurrebbe il suo impegno fino a un minimo di 200 milioni.

Il cda di Banca Passadore, intanto, ha deliberato la partecipazione, per la propria quota, all’intervento in favore di Carige promosso dallo Schema volontario.
Sul fronte dei conti di Carige, c’è anche in ballo la questione dei 256,5 milioni, tra perdite e rettifiche di valore su crediti, conteggiati nell’ultima trimestrale. Alcuni consiglieri, infatti, avrebbero chiesto che gli uffici interni approfondiscano i motivi cui questa somma non sono emerse in precedenza, già con il precedente consiglio.

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