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Carige chiude l’accordo per gli Npe della Messina. Ceduti 324 milioni di crediti

Protagonisti dell’intesa, oltre all’istituto di credito genovese e alla compagnia armatoriale, sono Amco, operatore del settore Npe, e Marinvest, del gruppo Msc.

di Raoul de Forcade

(Imagoeconomica)

2' di lettura

Banca Carige perfeziona gli accordi di risanamento del gruppo armatoriale Messina, con un’intesa che coinvolge Amco, società del Tesoro che opera nel settore degli Npe (non performing exposures), Marinvest (finanziaria che fa capo al gruppo Msc) e ovviamente la società Ignazio Messina & Co.

«Il perfezionamento di tali accordi di risanamento – spiega una nota dell’istituto di credito genovese - è stata la condizione necessaria affinché Banca Carige potesse cedere in via definitiva una parte dei crediti vantati nei confronti del gruppo Messina ad Amco per un valore lordo complessivo, al 30 giugno 2020, di 324,3 milioni».

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La newco

La Newco Ro.Ro Italia, controllata da Marinvest (52%) e dal Gruppo Messina (48%), si è accollata la restante esposizione di Carige vantata nei confronti di Messina e costituita da mutui navali.

«Questa cessione – afferma l’ad di Carige, Francesco Guido - si inquadra nell’ambito della più complessiva operazione di derisking di Carige che, unitamente all’aumento di capitale 2019, da 700 milioni, e all’emissione del prestito subordinato T2 da 200 milioni, costituisce parte integrante dell’operazione di rafforzamento patrimoniale della banca».

Livello di Npe in miglioramento

Il deconsolidamento dei crediti vantati verso il gruppo Messina, prosegue Guido, «permetterà alla banca di raggiungere livelli di Npe ratio lordo del 5,5% e netto del 2,9%, significativamente migliori rispetto al dato medio italiano e allineati al dato medio europeo».

L’operazione, conclude l’ad, «conferma inoltre la volontà della banca di mantenere un ruolo da protagonista nel garantire un sostegno attivo al tessuto imprenditoriale e, in particolare, al comparto dello shipping, così determinante per l'economia ligure».

Semestrale Amco

Amco, intanto, ha chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi per 54,2 milioni di euro, in crescita del 71% rispetto allo stesso periodo del 2019, con un ebitda salito del 174%, a 31,7 milioni e un utile netto sceso del 14% a 7 milioni.

A spingere i ricavi e la redditività operativa, espressa dall’Ebitda, ha contribuito, spiega una nota dell’azienda, la crescita degli asset in gestione, saliti a 23,2 miliardi al 30 giugno (33,8 miliardi includendo su base pro-forma le transazioni concluse, tra cui quella relativa a 8,1 miliardi di npl di Mps).

Sul calo dell’utile hanno invece impattato, chiarisce sempre la nota, le rettifiche nette su crediti (17,4 milioni, contro gli 850 mila euro del 2019), dovute a ritardi negli incassi causati dalla pandemia e da una esposizione su un singolo debitore.

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