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Carige e Popolare Bari alla resa dei conti: soluzione di mercato o piano B pubblico

di Alessandro Graziani


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3' di lettura

Carige è in difficoltà. E anche la Popolare Bari non si sente tanto bene. Il mese di marzo sarà decisivo per entrambe, con l'attesa messa a punto dei piani di intervento basati su capitali privati mentre a Roma - nei continui contatti tra Banca d'Italia e Ministero dell'Economia - si allestiscono precauzionalmente i piani B basati sull'intervento dello Stato che, inutile dire perché, il Governo Lega-M5S vorrebbe evitare prima delle elezioni europee di fine maggio.

Carige a caccia di 630 milioni
Partiamo da Carige. Da pochi giorni i commissari nominati dalla Vigilanza di Bce hanno presentato il nuovo piano di rilancio che necessita di un aumento di capitale da 630 milioni. Circa la metà dovrebbe arrivare dalla conversione in azioni del bond da 320 milioni sottoscritto dallo schema volontario del Fondo interbancario, che attualmente costringe Carige a pagare una cedola annua del 16%. L'altra metà da chi potrebbe arrivare? Da una banca, interessata a un'aggregazione, o da un fondo di private equity che potrebbe puntare alla banca e agli Npl (per ora solo prenotati dalla società pubblica Sga).

Sul fronte banche, malgrado la moral suasion di Bankitalia, nessun istituto italiano o estero presente in Italia pare disponibile a farsi avanti. A meno che il Governo non dia un contributo statale, sulla falsariga di quanto avvenuto per il salvataggio di Popolare Vicenza e Veneto Banca da parte di Intesa Sanpaolo. Ipotesi che, al momento, pare esclusa. Restano dunque i fondi di private equity.

L’interesse di Apollo (e forse di Blackrock)
È noto che Apollo sta valutando l'operazione, anche a tutela della joint venture assicurativa con Carige in Amissima. Ma il lungo contenzioso pregresso con la famiglia Malacalza, tuttora decisivo azionista di Carige con il 27,5% che rappresenta la minoranza di blocco in assemblea, non è di buon auspicio per il buon esito di un intervento di Apollo. Si farà davvero avanti il colosso Usa Blackrock? Il fondo sta valutando seriamente l'operazione anche con un occhio agli Npl e, stando alle indiscrezioni, avrebbe assoldato come advisor Mediobanca. Ma è ancora presto per dire se arriverà davvero a presentare una manifestazione d'interesse vincolante.

Un altro fondo di private equity americano, Varde, sta esaminando il dossier e, sempre secondo indiscrezioni, sarebbe il potenziale partner dei Malacalza per procedere in tandem a una ricapitalizzazione della banca. Contatti e trattative su cui vigila Bankitalia e, soprattutto, la Bce che dovrà esprimersi per autorizzare qualunque tipo di intervento. Poche settimane ancora e si saprà se per Carige riuscirà il tentativo privato o se, da aprile in poi, si apriranno i lavori per il salvataggio da parte dello Stato.

Pop. Bari e il progetto Superpopolare
Settimane cruciali anche a Bari dove la locale popolare (il più grande istituto del Mezzogiorno) ha chiuso il primo semestre del 2018 in rosso e continua a rimandare l'approvazione del bilancio. Entro marzo i conti andranno approvati, tenendo conto delle richieste della Vigilanza sugli accantonamenti per gli Npl, e allora emergerà l'eventuale fabbisogno di capitale. Trovare le risorse non sarà facile, trattandosi di una cooperativa non quotata e con migliaia di soci che da tempo non riescono a vendere le azioni. In parallelo al rilancio “stand alone”, Popolare Bari sta andando avanti con il progetto di Superpopolare caldeggiato da Bankitalia. Dopo una prima riunione a cui hanno partecipato venti istituti italiani, stando a indiscrezioni, il progetto starebbe andando avanti limitatamente a sei istituti del Sud, tra cui Bari, che creerebbero una unica holding liberandosi della zavorra degli Npl con l'aiuto della “solita” Sga. Un salvataggio multiplo di sistema, che necessita comunque di capitali e di tempo. Entrambe risorse scarse, a meno che lo Stato non intenda farsi carico anche delle popolari del sud.

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