la crisi della banca

Carige, faro della procura di Genova: ipotesi abuso di mercato

di Raoul de Forcade


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(Imagoeconomica)

4' di lettura

La Guardia di finanza di Genova, su mandato del procuratore aggiunto Francesco Pinto e del sostituto Marcello Maresca, ieri ha
acquisito i verbali e le registrazioni audio delle riunioni del consiglio di amministrazione di Banca Carige e delle assemblee dei soci, nonché le comunicazioni recapitate da Bce all’istituto di credito guidato da Paolo Fiorentino, a partire dal gennaio 2017 fino a oggi.

L’ultima lettera della Banca centrale europea risale a venerdì scorso e contiene osservazioni critiche al piano di conservazione di capitale di Carige (che viene bocciato) e alla governance della banca (vengono stigmatizzati i numerosi cambi alla guida del board e all’interno del cda).

L’ipotesi di reato è abuso di mercato
L’ipotesi di reato, al momento nei confronti di ignoti, è abuso di mercato. L’attenzione dei magistrati, a quanto risulta, è concentrata, tra l’altro, su quanto rimarcato dal socio di riferimento della banca, Malacalza Investimenti (col 20,6%), che ieri ha chiesto la convocazione dell’assemblea degli azionisti per revocare l’attuale cda. In precedenza, Vittorio Malacalza aveva annunciato le dimissioni da consigliere e vicepresidente di Carige, spiegando di aver dato mandato a un penalista, l’avvocato Alessandro Vaccaro, per valutare eventuali profili di rilevanza penale nell’operato delle posizioni apicali della banca.

Il filone romano e Parnasi
Le dimissioni del vicepresidente, peraltro, hanno fatto seguito a quelle, rassegnate nei giorni precedenti, del presidente, Giuseppe Tesauro, e dei consiglieri di amministrazione Stefano Lunardi e Francesca Balzani, tutti in polemica con l’ad. Proprio in base a quanto dichiarato da Tesauro in occasione delle suo addio alla banca, i magistrati genovesi avrebbero chiesto ai pm di Roma la trasmissione dello stralcio della maxi inchiesta romana in cui, in un’intercettazione, il costruttore Luca Parnasi chiede a Fiorentino di affidare una consulenza all’avvocato Luca Lanzalone. Una richiesta che, ha più volte sottolineato Fiorentino, non è mai stata accolta.

Il periodo nero di Carige lungo sei anni
L’inchiesta aperta dalla procura di Genova è solo l’ultimo degli episodi che hanno visto l’istituto genovese protagonista (in negativo) negli ultimi sei anni. Il periodo nero di Carige, che è una delle più antiche banche italiane, visto che trae origine del Monte di pietà di Genova, fondato nel 1483, si è aperto nell’estate del 2013, quando otto membri, su 15, del cda di Carige hanno dato le dimissioni, segnando così la loro frattura con la gestione di Giovanni Berneschi, presidente operativo (Carige in quegli anni non aveva un ad), e aprendo la strada a un cambiamento epocale nella governance dell’istituto genovese.

L’ispezione della Banca d’Italia
Le dimissioni dei consiglieri sono, peraltro, l’epilogo di un’ispezione di Bankitalia su Carige, apertasi nel marzo 2013 sui crediti deteriorati e trasformatasi in un’ispezione generale. La successiva assemblea degli azionisti metterà fuori dal board Berneschi che, nel meggio 2014, sarà arrestato, insieme ad altri, per truffa ai danni di Carige, in particolare del comparto assicurativo.

I l tentativo di rilancio e l’ingresso di Malacalza
Il 30 settembre del 2013, Cesare Castelbarco, già membro del cda di Carige (uno degli otto dimissionari) viene designato dall’assemblea presidente della banca. Tra i suoi compiti più urgenti quello di trovare, per l’istituto, un ad in grado di portare la banca fuori dalle secche in cui era entrata nell’ultimo periodo della gestione Berneschi.

Nel novembre 2013 Piero Montani, proveniente dalla Popolare di Milano, sale al vertice di Carige. E il team Castelbarco-Montani costruisce un piano industriale che porta a un primo aumento di capitale da 800 milioni per la banca, conclusosi nel luglio 2014. Ma il rafforzamento si rivela insufficiente. Nel 2015 arriva in soccorso della banca la Malacalza Investimenti che rileva il pacchetto azionario della Fondazione Carige e diventa l’azionista di riferimento dell’istituto.

Il secondo aumento di capitale e la fine dell’era Montani-Castelbarco
Si rende necessario intanto una nuova ricapitalizzazione e, nell’aprile 2015, l’assemblea degli azionisti delibera un’altra operazione di aumento, questa volta di 850 milioni, che si conclude positivamente nel luglio del 2015. A questo punto il fondo Apollo si offre di rilevare i crediti in sofferenza di Carige con 695 milioni e diventare socio di maggioranza dell’istituto, con un aumento di capitale riservato da 500 milioni. Montani sembra valutare positivamente l’offerta.

Ma Malacalza, che in quel momento controlla il 17,58% della banca, non ci sta. E con una lettera, del gennaio 2016, agli azionisti, annuncia che, nella prossima assemblea ordinaria dei soci, chiederà discontinuità sulla governance della banca. È la fine del progetto di Montani e Castelbarco, nei confronti dei quali la banca, su indicazione dell’azionista, vota anche un’azione di responsabilità.

Il terzo aumento di capitale
Con l’assemblea si rinnova il cda; Giuseppe Tesauro diventa presidente di Carige e in aprile si insedia il nuovo ad: Guido Bastianini. L’armonia fra quest’ultimo e i Malacalza, però, dura poco. Nel giugno 2017, infatti, Bastianini viene sfiduciato dal cda, dietro richiesta dell’azionista , mentre per la banca si profila la necessità un terzo aumento di capitale.

Il 21 dello stesso mese arriva al vertice di Carige, voluto da Malacalza, Paolo Fiorentino. Il banchiere si mette subito al lavoro per il rafforzamento patrimoniale dell’istituto e arriverà a varare, nel dicembre 2017, un aumento di capitale da 544 milioni e a riportare la banca in utile, dopo 5 anni, nel primo trimestre 2018.

Ma nel corso dell’aumento i rapporti tra Fiorentino e l’azionista si rafrreddano perché il secondo, che ha impegnato 400 milioni nell’operazione, non condivide le modalità d’azione del manager. Fino ad arrivare alla lettera di ieri, con cui Malacalza Investimenti, sulla scorta delle critiche mosse dalla Bce a Carige, chiede che il cda guidato da Fiorentino sia azzerato.

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