la banca in crisi

Carige, Fitd e Cassa centrale: ok al piano di salvataggio da 900 milioni

Maccarone: «Fiduciosi che questa sia la soluzione definitiva dei problemi». Ora manca solo il via libera all'aumento del socio di maggioranza Malacalza

di Luca Davi

3' di lettura

Attesa per mesi, la rete di protezione per Carige ora c’è davvero. A tenderla è il Fondo interbancario guidato da Salvatore Maccarone, che martedì ha deliberato un mix di interventi - tra Fitd stesso e il braccio volontario del Fondo, costituito dallo Schema - che nel complesso garantiranno l’esecuzione di un aumento di capitale da 700 milioni di euro, operazione a cui si aggiunge l’emissione di 200 milioni di euro di un bond subordinato che sarà collocata tra più soggetti, a partire da Cassa Centrale Banca.

Deliberata insomma l’offerta vincolante, la proposta e il relativo piano saranno inviati a breve dai commissari alla Bce, cui spetta l’autorizzazione finale (scontata, a meno di colpi di scena). « Siamo fiduciosi che questa sia la soluzione definitiva dei problemi di Banca Carige», ha detto ieri Maccarone a valle delle deliberazioni.

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Vero è che affinché l’operazione vada davvero a buon fine, servirà l’ok alla ricapitalizzazione da parte dell’azionista di maggioranza di Carige, la famiglia Malacalza. Se ne parlerà a fine settembre, quando tutte le autorizzazioni saranno giunte e si terrà ragionevolmente l’assemblea straordinaria. Tuttavia ad oggi come detto sul buon esito dell’operazione pende ancora l’incognita dei Malacalza, dopo che lo scorso dicembre hanno bloccato il rafforzamento con un’astensione in assemblea, portando poi la banca al commissariamento.

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Su questo aspetto Maccarone si è mostrato ottimista. Da parte della famiglia ligure non c’è alcun impegno formale ad autorizzare l’operazione, eppure c’è «un’aspettativa ragionevole» perchè ciò accada. «Ci siamo parlati - ha detto il presidente del Fitd a valle della delibera - Io credo che dopo le decisioni che abbiamo preso è verosimile che l’operazione possa proseguire».

L’incognita Malacalza ragionevolmente tenderà a perdurare. Almeno fino a quando non saranno definite questioni di governance che al momento rimangono sotto traccia. Da qua ai prossimi mesi si dovrà definire l’assetto del futuro Cda (con 7 membri), e gli equilibri tra Fitd, Cassa Centrale e gli attuali azionisti, posto che aderiscano all’operazione. «C’è tutto il tempo per confrontarsi», ha chiosato Maccarone.

Di certo Cassa Centrale avrà un ruolo decisivo nell’operazione. Perché è destinata a diventare il partner industriale per eccellenza della banca ligure. «Siamo soddisfatti perché per quanto riguarda il nostro compagno di viaggio è un gruppo nuovo, coeso, efficiente e ben patrimonializzato», ha detto non a caso Maccarone. Ccb - che impegnerà da subito 63 milioni nell’aumento - secondo quanto riportato dall’Ansa ha un’opzione call con il Fitd che attribuisce alla holding delle Bcc la facoltà di rilevare («nel giro di un paio d’anni») la quota in mano al Fondo Interbancario per 300 milioni di euro, con uno sconto del 47% circa rispetto all’impegno potenziale massimo del Fitd nell’aumento di capitale, stimato in 635 milioni di euro.

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La struttura del rafforzamento da 700 milioni è oramai definita. Oltre ai 63 milioni di Ccb, come ricordato ieri dallo stesso presidente del Fitd , 313,2 milioni arrivano dalla conversione del bond subordinato in mano allo Schema volontario, 85 milioni saranno offerti in opzione ai soci attuali e «tutto quello che manca - ha spiegato Maccarone - a complemento di 700 milioni, compreso inoptato, lo garantisce fondo obbligatorio». Di fatto per il Fondo costituito da tutte le banche italiane quindi c’è «un impegno massimo di 324 milioni e un minimo di 239». In più, è prevista l’emissione di un bond subordinato da 200 milioni «che è tutto collocato: 100 li sottoscrive la Cassa, 50 Amissima, 13 Mcc, 20 milioni Credito sportivo».

Da segnalare che sempre martedì il Fitd ha deliberato un intervento a favore di Banca del Fucino. Il Fondo presterà una garanzia fino a 30 milioni nell’ambito dell’aumento di capitale da 200 milioni circa, che la banca romana dovrà realizzare in vista dell’aggregazione con Banca Igea.

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