Governance

Carige, Malacalza in pressing su aumento, costi e cessioni

di Raoul de Forcade


default onloading pic
Davide, Vittorio e Mattia Malacalza (Imagoeconomica)

3' di lettura

Dura presa di posizione di Malacalza, azionista di riferimento di Carige (col 20,6%), nei confronti dell’ad della banca, Paolo Fiorentino. Lo scontro si è consumato ieri, durante l’assemblea degli azionisti dell’istituto, chiamata a votare il bilancio 2017, che si è chiuso con una perdita di oltre 388 milioni ma è stato approvato con oltre il 99% di voti positivi, compreso quello di Malacalza Investimenti. Si è espresso a favore anche il finanziere Raffaele Mincione che controlla il 5,4% della banca e che ha manifestato, tramite il suo rappresentante Giulio Corrado, «appoggio» a Fiorentino «per l’ottimo lavoro svolto».

L’ad, peraltro, in apertura di assemblea aveva lanciato un appello al dialogo tra i soci. «Tendo ad ascoltare – ha detto - tutti gli azionisti. Anche Mincione, che peraltro è un signore che parla un linguaggio clamorosamente simile a quello degli altri azionisti. La raccomandazione è che sarebbe meglio si parlassero». Nei giorni scorsi, il cda aveva respinto una richiesta di Mincione di avere un rappresentante in consiglio.

Ma l’appello al dialogo, per ora, è parso cadere nel vuoto, perché i Malacalza, attraverso il loro rappresentante in assemblea, Luca Purpura, hanno bacchettato l’ad con numerose richieste di chiarimenti sull’aumento di capitale, pur manifestando «soddisfazione» per il suo esito finale. Malacalza Investimenti, in sintesi, giudica «molto grave» la pubblicazione, il 16 dicembre 2017, del comunicato stampa in cui Carige annunciava l’insussistenza delle condizioni per procedere all’aumento di capitale, non menzionando gli impegni assunti dal primo socio. E provocando una «fuga dei depositanti» e una «crisi di liquidità».

L’azionista ha chiesto poi chiarimenti sugli oneri assunti per l’aumento di capitale, le remunerazioni pagate a favore del consorzio di garanzia, di Equita Sim e degli investitori subgaranti. Altro punto, le cessioni di asset; in particolare quelle collegate a impegni di sottoscrizione dell’aumento da parte di Chenavari e Credito Fondiario. Malacalza ha chiesto poi di illustrare le iniziative in atto per la riduzione dei costi operativi e il miglioramento del rapporto cost/income. Fiorentino ha risposto con un dettagliato intervento alle osservazioni, chiarendo, tra l’altro, che «tutte le comunicazioni relative all’aumento (compreso il comunicato stampa, ndr) sono state concordate parola per parola con Consob». Ha poi toccato gli altri punti spiegando come tutto sia stato fatto secondo le regole e «nell’interesse della banca e per la difesa dei nostri depositanti». Il mercato, d’altro canto, aveva valutato «molto alto» il profilo di rischio dell’aumento di capitale.

Sul contenimento dei costi, Fiorentino ha spiegato che il primo trimestre è atteso in linea con il piano 2018 e che sono state pianificate, nel corso dell’anno, ulteriori azioni di contenimento. Anche i conti del primo trimestre, ha detto, «sono in linea con le previsioni, credo anzi che faremo meglio di quanto programmato». La partenza dell’anno, ha aggiunto, «è promettente. Nei primi due mesi, nei mutui alle imprese abbiamo +162%, alle persone +28%, e sui prestiti personali +12%». L’ad ha anche sottolineato che il giudizio di rischio alto espresso dallo Srep 2017 di Bce, emerso tra le carte del allegate al bilancio, è «una fotografia del 2016», precedente al rafforzamento patrimoniale di fine 2017. Fiorentino ha infine ipotizzato che, a fronte del completamento nel 2018 del processo di rafforzamento, «nel 2019 la banca potrà iniziare a fare ragionamenti seri» su eventuali aggregazioni. L’ad ha annunciato poi che mercoledì 4 Carige siglerà la cessione del merchant book al gruppo Nexi.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...