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Carige, Malacalza sale al 24% del capitale e ricorre in tribunale sulla lista di Mincione

di Luca Davi e Raoul de Forcade

(REUTERS)

3' di lettura

Il duello per il controllo di Carige passa dai colpi di fioretto alle armi pesanti. Malacalza Investimenti ha chiesto al Tribunale di Genova un provvedimento per inibire l’ammissione della lista presentata dal finanziere Raffaele Mincione all’assemblea della banca, convocata per il prossimo 20 settembre. E il finanziere risponde che si tratta di una «causa infondata e strumentale». Intanto, segnala Radiocor, Malacalza ha investito, ad agosto, in sette diverse operazioni, oltre 18,74 milioni per salire di un altro 3,659% nel capitale di Carige, arrivando a una quota superiore al 24%. Il dato emerge dagli internal dealing sulle partecipazioni rilevanti. Tra il 6 agosto, giorno della sua prima operazione, e il 31 agosto, Malacalza ha infatti rilevato sul mercato oltre 2 miliardi di azioni ordinarie di Carige, pari al 3,659% del capitale. L’ultimo dato ufficiale sulla quota di Carige in possesso dell’azionista (il 23,958%) risaliva al 23 agosto scorso. Da allora, gli acquisti di azioni ordinarie sono proseguiti (come annunciato da Malacalza anche in una lettera al Sole 24 Ore : «Ho investito e continuerò ad investire in Carige»).

Il 26 agosto scorso Pop 12, società di Mincione, attraverso cui controlla il 5,4% della banca, ha annunciato di aver depositato la lista per il rinnovo del cda della banca genovese, in vista appunto dell’assemblea. Al contempo, è stata annunciata la firma di un patto di sindacato tra Pop 12 e i due azionisti Gabriele Volpi (9%) e Aldo Spinelli (0,68%), che hanno sottoscritto la lista. Un elenco di 12 nomi che candida alla carica di ad, l’amministratore delegato uscente, Paolo Fiorentino, avversato, invece, dalla Malacalza Investimenti.

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Quest’ultima , dunque, ha comunicato ieri di aver «presentato, al Tribunale di Genova, ricorso ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, con il quale è stata chiesta l’emanazione di un provvedimento che inibisca», nella prossima assemblea di Carige, «l’ammissione della lista di candidati amministratori presentata da Pop 12 e l’espressione di voto da parte di tale società e degli altri partecipi del patto parasociale sottoscritto in data 25 agosto 2018». Le ragioni dell’inibitoria richiesta, prosegue la nota di Malacalza, «si fondano sulla violazione della disciplina bancaria in materia di autorizzazioni agli acquisti di concerto di partecipazioni che comportino la possibilità di esercizio di influenza notevole sulla banca o attribuiscano una quota dei diritti di voto almeno pari al 10%». Il patto sottoscritto è pari al 15,198% del capitale.

L’azione di Malacalza, sottolinea la nota, in particolare si fonda «sulla mancata autorizzazione da parte della Banca centrale europea necessaria, ai sensi degli articoli 19 e 22 del Tub (Testo unico bancario, ndr), per l’acquisizione delle partecipazioni interessate dal concerto manifestato anche con il suddetto patto parasociale e sulla prescrizione dell’articolo 24 del Tub che esclude, in caso di mancata autorizzazione, l’esercizio del diritto di voto e degli altri diritti che consentono di influire sulla banca».

L’estratto del patto pubblicato da Carige informa che «il patto è stato comunicato alla Consob, alla Banca di Italia e sarà oggetto di deposito presso il Registro delle imprese di Genova». Non si fa cenno alla Bce. Da Francoforte non giunge alcun commento sul tema. Ragionevole che la questione sia al vaglio della Vigilanza, anche perché nella vicenda si intersecano questioni di diritto societario e due legislazioni, una europea e una nazionale. Non è detto peraltro che questa valutazione debba poi sfociare in una decisione in un senso o in un altro.

In merito al ricorso Pop 12 ha risposto: «Si tratta di una causa infondata e strumentale: l’estremo tentativo di interferire con la formazione della volontà assembleare. Pur non avendo ancora avuto accesso agli atti» emerge «che le motivazioni a sostegno del ricorso sono a dir poco fantasiose e stravolgono la realtà. E non poteva essere altrimenti dato che si è operato nel pieno rispetto delle regole. Si tratta di un’azione che oltre a ricevere una risposta nelle sedi competenti sarà segnalata alle autorità di controllo».

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