l’assemblea della banca

Carige, Malacalza si astiene: salta l’aumento di capitale da 400 milioni

di Raoul de Forcade


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(Reuters)

2' di lettura

Non passa l'aumento di capitale da 400 milioni di Carige. A far saltare il banco è stata la decisone dell'azionista di riferimento della banca, Malacalza Investimenti (27,5% delle quote), di astenersi dal voto. Una mossa che ha fatto mancare il quorum deliberativo per l'operazione, che era necessario, perché la ricapitalizzazione passasse, nell'ordine dei due terzi dei partecipanti. Ieri era iscritto al voto il 41% circa del capitale.

A manifestare la decisione di Malacalza è stato l'avvocato Paolo Ghiglione che ha sottolineato come sia naturale che «l'azionariato si domandi se anche l'aumento di capitale che viene qui proposto non sia destinato a subire la stessa sorte dei precedenti. Purtroppo le informazioni oggi in possesso dei soci non sono sufficienti per dare una risposta a questa domanda».

Secondo l'azionista, dunque, ha detto Ghiglione, «manca, a oggi, il nuovo piano industriale, così come tutti i documenti di pianificazione strategica complessivi, contenenti le azioni e gli interventi di miglioramento gestionale, che l'organo amministrativo ha dichiarato di voler maturare e presentare». Manca poi «una completa e definitiva stima del valore effettivo dell'intero portafoglio crediti» e «non è dato sapere se l'Autorità di Vigilanza ha svolto o prevede di svolgere ulteriori assessment sulla banca che possano fondare un solido affidamento degli azionisti sul fatto che non saranno imposte ulteriori prescrizioni che, come accaduto ripetutamente in passato, possano comportare nuove carenze dei requisiti patrimoniali».

Inoltre, ha detto Ghiglione, «non sono ancora noti i risultati di bilancio 2018 e si è ancora in attesa degli obiettivi patrimoniali che saranno dati a Carige nel 2019. Infine, mentre il cda ha deliberato di perseguire anche una possibile operazione di aggregazione, su raccomandazione della Bce, la proposta di aumento di capitale è presentata in modo del tutto indipendente rispetto a tale eventualità, e gli azionisti non sono oggi posti in grado di valutare la sorte dell'ulteriore investimento che verrebbe loro richiesto (pena, in mancanza di tale investimento, la loro diluizione) nell'eventualità che segua un'operazione di aggregazione, di cui oggi non si conoscono termini e condizioni».

Quanto poi all'urgenza dell'intervento richiesto sul capitale della banca, Ghiglione rileva «che, a quanto abbiamo potuto comprendere dalle informazioni disponibili, la banca sarebbe stata per il momento posta in sicurezza grazie al prestito obbligazionario sottoscritto dal Fondo Interbancario, consentendo dunque di rinviare l'assunzione della decisione su una possibile nuova operazione sul capitale a una prossima assemblea».
Per questo, ha concluso l'avvocato dei Malacalza, l'azionista «dichiara di volersi astenere sulla proposta qui in discussione, decisione che non implica tuttavia, anche per le ragioni esposte, la contrarietà in principio a una nuova operazione di capitalizzazione, da effettuarsi però dopo che siano forniti tutti gli elementi necessari per consentire ai soci una adeguata valutazione e in modo da tener conto dei legittimi interessi degli azionisti».

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