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Carige ora vale 55 milioni di euro, i piccoli soci guardano al bonus fedeltà

Il meccanismo previsto di incentivazione premia gli investitori retail. Il beneficio tende a scendere per le partecipazioni superiori a 500mila azioni

di Luca Davi


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(Agf)

3' di lettura

Quanto può valere il bonus per i piccoli azionisti di Carige? È questa la domanda che si stanno facendo molti dei piccoli soci della banca ligure, la cui assemblea è fissata per il prossimo 20 settembre. Il meccanismo d’incentivazione messo a punto dai Commissari straordinari prevede l’assegnazione da parte dello Schema volontario di 10 milioni di euro di azioni gratuite agli attuali piccoli azionisti della banca, a patto che partecipino all’assemblea (anche per delega), indipendentemente dal loro voto. Briciole, se si pensa che la banca è al quarto aumento di capitale in sette anni, e l’operazione che si profila all’orizzonte è iper-diluitiva. Moltissimo, invece, se si considera che tutta Carige è valutata, come segnala la relazione dei Commissari appena depositata, circa 55 milioni di euro. Il prezzo di emissione delle nuove azioni - anche a valle del confronto con le controparti garanti dell’operazione di rafforzamento patrimoniale -, è stato infatti definito dai Commissari straordinari in un prezzo tecnico pari a 0,001 euro per azione, corrispondente ad una valutazione implicita pre money pari a circa 55,2 milioni di euro.

Il bonus rappresenta peraltro un modo per ristorare gli azionisti di una minima parte delle perdite subite negli anni, almeno nelle intenzioni di chi ha proposto la misura. E di chi punta così anche ad agevolare la partecipazione all’assise. Anche perchè, senza quorum costitutivo del 20% (e quindi senza il rafforzamento patrimoniale da 900 milioni chiesto da Bce), per Carige si aprirebbero le porte a un avvitamento della crisi, con il rischio di finire in liquidazione (o in una nuova assemblea). Di fatto, se si considera la valutazione di Carige pari a 55 milioni di euro, una tranche gratuita e riservata pari a 10 milioni al retail, che vale il 42% circa di tutto il capitale, si traduce in un bonus pari a circa il 50% dell’intera quota.

C’è ovviamente chi guarda al valore nominale della banca, valore virtuale che è destinato inevitabilmente a ridursi viste le perdite in arrivo. Il valore nominale dell’azione Carige pre-aumento, che si ricava dividendo il capitale sociale al 31 dicembre 2018 (1,84 miliardi di euro) per il numero di azioni sul mercato pre aumento, (ovvero 55 miliardi circa), corrisponde a 0,0334 euro circa. Se si seguisse questo criterio, il piccolo azionista che, per ipotesi, avesse in mano oggi circa 300mila azioni Carige si ritroverebbe con investimento nominale pari a 10mila euro circa. In caso di una partecipazione del pubblico retail all’assemblea pari al 20%, la banca riassegna al piccolo azionista in questione 300mila azioni gratuite che, al valore di 0,001 ciascuna, si traducono in un bonus di 300 euro. Ovvero il 3% dell’investimento nominale. Un valore che può salire qualora la partecipazione dei piccoli azionisti in assemblea scandesse a quote inferiori.

Per definire esattamente il vantaggio economico potenziale, la banca ha messo a disposizione un calcolatore apposito sul sito internet dell’istituto. Va detto che l’incidenza rimane intatta per gli azionisti fino a 500mila azioni, posto che la partecipazione assembleare del retail compresa oscilli tra il 20 e il 40 per cento. Il beneficio invece tende ad assottigliarsi per chi possiede più di 500mila azioni. Esempio: chi ha in portafoglio un milione di azioni Carige, si vedrebbe assegnate 945mila azioni circa, pari a 945 euro circa qualora si presentasse in assemblea il 20% del capitale. Ma la quota scenderebbe a 683mila azioni circa (pari a 683 euro), se all’assise partecipasse il 40% del capitale della banca. Il motivo di questo décalage sta nel particolare meccanismo d’incentivazione, che tende a premiare i soci più piccoli, a fronte di una “torta” - quella dei 10 milioni di euro - che rimane invece fissa.

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