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Carige salva: per il sistema bancario italiano emergenza alle spalle

Con il salvataggio di Banca Carige, il sistema bancario italiano chiude una lunga fase di emergenza iniziata quattro anni fa con la crisi delle prime quattro banche (Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, Cassa di Ferrara) che finirono nei meandri delle nuove regole europee su «burden sharing» e «bail in»

di Alessandro Graziani

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L’assemblea straordinaria di Carige che si è tenuta al Tower Genova Airport il 20 settembre (Ansa)

2' di lettura

Con il salvataggio di Banca Carige, il sistema bancario italiano chiude una lunga fase di emergenza iniziata quattro anni fa con la crisi delle prime quattro banche (Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, Cassa di Ferrara) che finirono nei meandri delle nuove regole europee su «burden sharing» e «bail in». A seguire fu la volta di Mps - salvato dallo Stato con un aumento di capitale precauzionale - e poi di Popolare Vicenza e Veneto Banca (liquidate con maxi-esborso di Stato e aggregate a Intesa Sanpaolo).

E poi le casse di risparmio del Centro Italia (Rimini, Cesena, San Miniato) assegnate a Crédit Agricole dopo l’intervento del Fondo Interbancario che, come ora in Carige, ha svolto un ruolo decisivo nella gestione delle crisi. Una lunga fase di emergenza creditizia che, negli ultimi diciotto mesi, si è sovrapposta all’emergenza dello spread in risalita per timori su rischio-Paese e Italexit. Per le banche, svaniscono le penalizzazioni sul capitale indotte dal caro-spread e soprattutto si ricrea il necessario clima di fiducia con gli investitori istituzionali globali: azionisti e sottoscrittori di obbligazioni bancarie già emesse e da emettere (tante, causa regole Mrel).

Quasi in contemporanea, i due grandi rischi di sistema sono stati superati. Dalla fase straordinaria, si passa a un periodo ordinario. A cui si aggiungono le promesse di futura stabilità della regulation, ribadite pochi giorni fa dal nuovo capo della Vigilanza Bce Andrea Enria che ha escluso nuove richieste sul capitale.

Fosse vero che le tre emergenze degli ultimi anni (salvataggi, spread e pressioni regolatorie) sono da considerarsi alle spalle, per le banche italiane si aprirebbe una fase di tranquillità da poter dedicare a gestire le emergenze strutturali dei tempi straordinari che stiamo vivendo. Con tassi a zero o sottozero la tradizionale maggiore voce dei ricavi, il margine d’interesse, si assottiglia sempre di più e richiede mutamenti del modello di business che vede molte banche italiane in ritardo. In parallelo, il digital banking impone a tutti di reimpostare processi produttivi e distribuzione. Una doppia sfida titanica, se si pensa che in media la redditività del capitale del settore in Italia e in Europa è inferiore al suo costo.

Un aiuto, come insegna il caso Carige che ha come punto di arrivo l’integrazione con Cassa Centrale Banca, può e deve arrivare dalle aggregazioni necessarie per fare sinergie. Da realizzarsi con fusioni o con alleanze mirate a condividere piattaforme sui pagamenti digitali o investimenti nel cloud.

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