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Carige, si allungano i tempi per l’emissione del bond

di Laura Serafini

Carige, Tria: "Governo auspica soluzione privata della crisi"

2' di lettura

Il presidente vicario di Consob, Anna Genovese, è attesa giovedì 24 gennaio presso la commissione Finanze del Senato per parlare del caso Carige. L’audizione assume una valenza particolare perché cade, non a caso, nel mezzo della contesa per il rinnovo del vertice dell’Autorità, rimasta vacante dopo l’uscita di Mario Nava a settembre. Ma l’appuntamento è significativo anche per il caso Carige, visto che l’Autorità non ha sospeso le attività di controllo sulla banca dopo la sospensione del titolo dalle negoziazioni in Borsa deciso a inizio gennaio in concomitanza con il commissariamento dell’istituto ligure.

Le attività sono state intensificate: Consob ha deciso di avviare un’ispezione sull’istituto di credito, anche in virtù del fatto che le comunicazioni finanziarie al mercato sono decisamente ridotte durante la gestione commissariale. Proprio per la presenza di ispettori il flusso informativo tra la banca e l’autorità risulta costante. E quel che appare evidente è che al momento nulla è stato ancora predisposto per avviare emissioni obbligazionarie senior, nonostante il fatto che il management della banca nei giorni scorsi abbia chiesto al ministero dell’Economia l’attivazione della garanzia pubblica per due bond dell’importo complessivo di 2 miliardi. Nessun passaggio formale con la Consob è stato avviato ai fini della predisposizione, per esempio, di un documento informativo delle obbligazioni. La sua redazione ed approvazione, per quanto accelerata, richiede comunque i suoi tempi.

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«Le emissioni verranno lanciate non appena saranno stati espletati tutti gli adempimento tecnici», recitava la nota diffusa da Carige nei giorni scorsi. Quegli adempimenti rischiano di avere tempi non brevi: la decisione sull’entità effettiva da emettere dovrà evidentemente essere presa dalla Banca centrale europea.

Del resto ha più senso che la richiesta di fondi al mercato parta contestualmente alla definizione un piano di uscita dal tunnel in cui è entrata la banca: dunque con l’approvazione di un piano industriale, atteso per fine febbraio, e l’individuazione di un partner bancario per la fusione. Altrimenti l’emissione, nonostante la garanzia pubblica, potrebbe essere interpretata come l’ammissione dell’esistenza di una crisi di liquidità che sinora non si è manifestata. In serata Carige ha comunicato di aver ricevuto la garanzia dal Mef e «contestualmente avviato l’operatività necessaria per procedere alle emissioni». Fonti della banca fanno notare che per l’emissione si può ricorrere a un collocamento privato con un gruppo di investitori e questo non richide la predisposizione di un prospetto, rendendo più celere l’iter autorizzativo.

L’audizione sarà interessante anche per le implicazioni politiche. Nei giorni scorsi la presidente vicaria era finita nel mirino di parlamentari pentastellati che contestavano un conflitto di interessi legato alla sua appartenenza a uno studio legale. Il confronto sul caso Carige con i menbri della commissione guidata da Carla Ruocco potrebbe essere sfruttato da qualche deputato per porre quesiti sulla carriera della Genovese. Ieri intanto Fisac, Uilca e First Cisl hanno chiesto che «il Governo avvii quanto prima la procedura di nomina del presidente considerando la candidatura emersa del professore Marcello Minenna, di cui il sindacato confederale apprezza la professionalità e l’esperienza».

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