intervista

Carige si attrezza per l’aggregazione. «La banca è salva, no ad altre cessioni»

di Alessandro Graziani


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Fabio Innocenzi - Imagoeconomica

4' di lettura

«Con l’emissione del bond entro la fine dell’anno e poi l’aumento di capitale a inizio 2019, la banca è in sicurezza. E avrà più forza per trattare l’aggregazione chiesta da Bce. Malacalza e gli altri grandi soci? Credo che ci resteranno vicini. Per ora diciamo grazie al fondo interbancario e all’intero sistema per avere agevolato la transizione in un contesto di mercato difficile». Fabio Innocenzi è da circa due mesi il nuovo ad di Banca Carige ed è stato da subito alle prese con l’emergenza di un istituto che da anni fatica risollevarsi dalla crisi. Nella sua prima intervista, ecco come punta al rilancio con il presidente Pietro Modiano.

Partiamo dalla discussa emissione del bond necessaria a ripristinare i coefficienti patrimoniali. Doveva essere di 200 milioni, invece sarà di 400. Perché?
Accogliendo le richieste dell’ispezione Bce, il nuovo cda ha ritenuto indispensabile effettuare una rigorosa politica di accantonamenti su crediti. Le rettifiche sono così aumentate di 200 milioni portando la copertura dei crediti dubbi al 53%. Per questo motivo l’importo del rafforzamento patrimoniale è raddoppiato rispetto a quanto previsto.

Il bond da 400 milioni sarà però sostituito a marzo da un aumento di capitale di pari importo. Perché?
Carige deve rispettare la richiesta di Bce di ripristinare il total capital ratio entro fine anno e a questo serve il bond che sarà collocato a breve e sarà sottoscritto dal braccio volontario del Fondo interbancario per 320 milioni. Importo che è più che sufficiente per rispettare gli obblighi regolamentari. Ma il bond è uno strumento transitorio, che verrà sostituito appena possibile con capitale primario.

I vostri grandi soci, a partire da Malacalza, hanno passato gli ultimi sei mesi a scalare Carige. Ma ora non ne vogliono sapere di sottoscrivere il bond e a farsene carico, per tutelare il sistema e mettere in sicurezza la banca, è dovuto intervenire il Fondo interbancario. Vi sentite mandati allo sbaraglio dai vostri azionisti di riferimento?
I grandi soci hanno dichiarato più volte che resteranno vicini alla banca e noi confidiamo nel loro supporto futuro. Per eliminare ogni rischio e mettere in sicurezza la banca entro fine anno, è servito un intervento privato da parte del Fondo e quindi del sistema bancario che ringrazio, insieme a tutte le Istituzioni. Si tratta di un intervento di tipo bridge-to-equity che la banca conta di rimborsare con l’aumento di capitale.

Può chiarire meglio in che modo il bond sarà sostituito da nuovo capitale, visto che non si tratta di un prestito convertibile?
Diciamo che si tratta di un bond assimilabile a un convertendo. Con due opzioni. Per gli investitori privati che sottoscrivono il bond, compresi gli attuali azionisti escluso il retail, di fatto è come se venisse esercitato in anticipo il diritto di opzione del successivo aumento di capitale. Per il fondo interbancario invece il ruolo è quello del garante dell’eventuale inoptato. In entrambi casi il capitale sarebbe garantito e quindi la banca salva.

Ieri l’agenzia di rating Fitch ha confermato il rating e ha eliminato il creditwatch negativo. Ma resta guardinga in attesa che il rafforzamento patrimoniale venga completato.
Siamo soddisfatti, il giudizio è positivo. È normale che per mutarlo del tutto attendano che il bond sia collocato.

Con la Bce i rapporti sono difficili? Vi sentite vigilati speciali?
Il rapporto è molto trasparente, è stata definita una road map che stiamo seguendo. Entro fine mese presenteremo il capital conservation plan che ormai è quello noto al mercato. E poi seguiremo il percorso concordato di studiare un’aggregazione.

Ci sarà un’accelerazione nella ricerca di un partner?
È evidente che rispetto ai piani iniziali, il contesto è cambiato e un’aggregazione è più probabile. Il fabbisogno di capitale, l’aumento dello spread, le tensioni sui mercati che si riverberano sul sistema Paese sono tutti elementi che ci portano ad accelerare un possibile processo di m&a.

State già trattando con qualche possibile partner?
No. Sinceramente per ora non abbiamo avuto neanche il tempo di farlo. Abbiamo affidato a Ubs un mandato a tutto campo per valutare soluzioni di interesse per gli azionisti, i dipendenti e i clienti.

Anche dopo l’aumento di capitale e le previste cessioni di sofferenze, osservano gli analisti, avrete un Npe ratio del 20% che è circa il doppio dei target delle banche italiane di medie dimensioni. Perché qualcuno dovrebbe aggregarsi con Carige?
Intanto riteniamo di poter scendere ben sotto il 20% nei primi mesi del 2019 con la sistemazione di alcune grosse posizioni di crediti. Inoltre Carige ha una serie di “add on” (buffer di capitale aggiuntivo, ndr) chiesti da Bce che valgono il 3,25% e che potrebbero venire meno in caso di confluenza in un altro gruppo. Senza contare che non abbiamo benefici sul capitale derivanti da modelli interni di rating che verrebbero computati facendo parte di un gruppo che abbia già avuto la validazione. A tutto ciò si aggiungono i possibili vantaggi, più complessi da quantificare, portati in dote dalle dta (imposte differite) e dal badwill. Mi lasci aggiungere però che il modo migliore per negoziare un’aggregazione è riuscire a dimostrare che Carige funziona bene stand alone.

Quando sarà presentato il nuovo piano? Ci saranno nuove cessioni, come della controllata Cesare Ponti?
Il piano sarà presentato dopo l’approvazione del bilancio e prima del lancio dell’aumento di capitale. Non ci saranno altre cessioni. La Cesare Ponti non è in vendita, anzi puntiamo al rilancio perché crediamo che il private banking sia una delle attività da rafforzare in un territorio ricco come il Nord-ovest, a tal fine da qualche giorno è arrivato da Banca Aletti Maurizio Zancanaro .

Da anni la banca è in crisi ma, dati alla mano, la clientela è rimasta fedele. Meglio i bancari dei banchieri?
Ho trovato colleghi che hanno reagito alle avversità con passione ed energia formidabile. Il legame con il marchio Carige e il senso di appartenenza sono indicatori di una banca che può tornare a essere il punto di riferimento nei territori.

Sarà scortese farlo notare a lei e al presidente Modiano, ma negli ultimi anni in media i vertici di Carige sono durati dieci mesi. Pensate di trattenervi a lungo?
Sia a me che a Modiano la focaccia genovese piace tantissimo.

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