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Carige: siglato l’accordo su 680 uscite, saranno chiuse subito 45 filiali

Con i 450 esodi già concordati e i 120 da turnover, i tagli sono 1.250. Fabi: evitata la macelleria sociale. La Fisac: adesso il rilancio industriale

di Cristina Casadei


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2' di lettura

Nell’affaire Carige va a posto un nuovo tassello fondamentale: ieri la banca e i sindacati hanno infatti raggiunto l’accordo su uscite, chiusure di filiali e integrativo aziendale, in attesa del via libera della Consob al maxi aumento di capitale che è lievitato dai 300 milioni di un anno fa, fino ai 700 milioni più un bond subordinato da 200 milioni. Come spiegano da Carige, l’accordo rappresenta uno dei principali passaggi propedeutici all’esecuzione del Rafforzamento Patrimoniale deliberato dall’Assemblea Straordinaria degli azionisti il 20 settembre. Il commissario Fabio Innocenzi parla di «un nuovo importante passo verso la realizzazione del piano strategico. La trattativa è stata finalizzata nel rispetto delle strette tempistiche previste». Con l’accordo viene accantonata la realizzazione della cosiddetta boutique finanziaria, ma, vengono confermati i tre pilastri della strategia e cioè la valorizzazione della banca commerciale, il rafforzamento della gestione del risparmio (wealth management) e la semplificazione operativa (lean).

Nel dettaglio, senza abbandonare nessuna delle regioni in cui la banca è presente, vengono chiuse subito 45 filiali, mantenendo tutele normative e garanzie sulla mobilità dei lavoratori, mentre su altre 50 agenzie verrà avviata una nuova trattativa. Le uscite saranno 680 e avverranno con pensionamenti e prepensionamenti volontari. Per cogliere la misura transitoria di Quota 100, verrà fatto un nuovo Fondo di solidarietà dedicato, con cui usciranno 147 persone. Come previsto dal Piano, le 680 uscite, sommate alle 450 uscite precedentemente concordate, e alle 120 prevedibili come turnover fisiologico, consentono di realizzare un ridimensionamento organizzativo di 1.250 risorse.

Nell’accordo hanno trovato spazio anche altri due capitoli. Il primo è quello delle 210 assunzioni. Il rapporto uscite e nuovi ingressi è però più alto di quello della media del settore: ogni 3,2 senior che escono, c’è un’assunzione. Il secondo è invece la proroga a tutto il 2023 del Contratto integrativo aziendale, il dimezzamento delle giornate di solidarietà e il ripristino graduale della base di calcolo per i versamenti al Fondo previdenziale aziendale.

«È un primo passo significativo per il rilancio del gruppo Carige, adesso bisogna auspicare che l’aumento di capitale vada in porto senza alcun intoppo e che si apra immediatamente la fase due, con il coinvolgimento della Cassa centrale di Trento che, nel corso del 2020, dovrebbe salire nell’azionariato ed entrare anche nel merito della governance», spiega il segretario nazionale della Fabi, Mauro Scarin. «È un’intesa che tutela i lavoratori e garantisce un futuro alla banca, raggiunta dopo un duro negoziato - aggiunge Vilma Marrone, della segreteria nazionale First Cisl -. Il sindacato ha mostrato grande senso di responsabilità rendendo in questo modo possibile la realizzazione dell’aumento di capitale». Dalla Fisac Cgil dicono che «i sacrifici pagati da tutte le colleghe e tutti i colleghi in questi lunghi anni hanno consentito all’azienda di andare avanti e devono essere finalmente ripagati con un vero rilancio industriale».

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