tre opzioni per i risparmiatori-soci

Carige torna alle negoziazioni e segna un +53%. Le tre opzioni per i risparmiatori-soci

di Luca Davi


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(ANSA)

3' di lettura

Chiusura con il botto per Carige in Piazza Affari. Il titolo ha guadagnato il 53,26% a 14,1 centesimi, sfiorando i valori dello scorso 15 novembre, quando non erano ancora noti i dettagli dell'aumento di capitale e prima dello stallo sul consorzio di garanzia. Intensi gli scambi, per oltre 108 milioni di pezzi, pari al 13% del capitale e a 14 volte la media giornaliera mensile. In giornata il titolo è stato congelato più volte, raggiungendo un massimo di 14,96 centesimi, superiore alla chiusura di mercoledì scorso.

Aderire o meno? Questo il dilemma di fronte al quale si trovano oggi i piccoli azionisti di Carige, soprattutto se si considera che i soci sono chiamati per la terza volta in cinque anni a sborsare denaro fresco per rinsaldare le fondamenta dell’istituto. Dopo l’aumento da 800 milioni del 2013, e quello da 850 nel 2015, ora l’istituto ligure chiede al mercato un nuovo sforzo da 560 milioni, 300 circa dei quali sarebbero già stati di fatto sottoscritti da soggetti istituzionali e bondholder, come spiegato domenica dall’ad Paolo Fiorentino al Sole 24Ore .

Quello che manca, dunque, è il capitale rimanente. Che in teoria dovrebbe essere appannaggio dei piccoli azionisti, che oggi hanno in mano circa il 50% del capitale. Gli scenari che si prospettano ora sono tre, come sempre accade in questi casi. Il primo è quello di aderire integralmente esercitando tutti i diritti d’opzione, e reinvestendo nuovo capitale per mantenere inalterata la propria quota e la relativa (potenziale) partecipazione agli utili. È il caso di chi crede al progetto industriale studiato dal management e nel recupero di valore. Fiorentino punta sull’appeal di una banca che presenta un multiplo di 0,25 volte il patrimonio netto, «quasi la metà della media di settore», come spiegato dal manager, e questo rappresenta una possibilità di upside del titolo.

Certo è che proprio perchè la banca è passata da due aumenti di capitale che sono stati bruciati, e a fronte di un titolo caduto del 95% in cinque anni, nel pubblico c’è chi non intende rispondere positivamente alla chiamata della banca. In questo caso, alla luce delle caratteristiche dell’aumento (60 azioni ogni una vecchia), occorre mettere in conto una iperdiluizione e una cristalizzazione della perdita. C’è infine una terza possibilità, rappresentata dalla partecipazione parziale all’aumento di capitale: chi non può o non intende aderire per intero, vende una parte dei diritti e usa l’incasso per comprare nuove azioni, esercitando i diritti che ancora sono rimasti in portafoglio.

Cosa accadrà, lo si vedrà nei prossimi giorni. Superate le difficoltà sul consorzio di garanzia (che comunque assicura il buon esito dell’operazione), scongiurato il rischio di risoluzione o liquidazione della banca, non è esclusa comunque una buona risposta del retail all’operazione. «L’azionariato retail di Carige è tradizionalmente più fedele di altre banche - spiega Guido Pardini, condirettore generale di Intermonte, il principale broker italiano - La banca è già passata da due aumenti di capitale e, ciò nonostante, circa la metà del capitale è ancora in mano per il 50% a questa tipologia di investitori».

Insomma, se è vero che il peso del retail è destinato inevitabilmente a scendere, è possibile che a Genova ciò accada in forma potenzialmente meno accentuata rispetto ad altre realtà. Sul mercato circola l’ipotesi di un ridimensionamento della componente retail dal 50% al 20-30% del capitale. Certo è che il terreno che verrà lasciato libero dai piccoli azionisti sarà occupato dagli istituzionali. La disponibilità di Intesa, Generali e Unipol a convertire i bond per una 60 di milioni si affiancherà a quella dell’attuale nocciolo di investitori forti, da Malacalza a Volpi, desiderosi di rafforzarsi. Accanto a loro è realistico che si appalesino nuovi investitori istituzionali, con quote più piccole. Il fondo Algebris entrerà nel capitale con una quota del 2%, e altri soggetti, hedge in testa, sarebbero pronti a fare altrettanto. Tutti desiderosi di cavalcare un potenziale recupero di un titolo che ieri, complice la modalità iper-diluitiva dell’operazione, ha perso il 37,54% del suo valore dopo due giorni di sospensione, a 0,09 euro.

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