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Carige, il viaggio non è ancora finito: ora parte il risanamento a tappe forzate

Prima serve l’ok Bce, poi l’aumento di capitale, infine la riforma della governance

di Luca Davi


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3' di lettura

Prima l’istanza alla Banca Centrale Europea. Poi l’aumento di capitale, da realizzare entro fine anno. E nel contempo una governance da rivedere integralmente, in vista dell’assemblea che rinnoverà gli organi di governo. È un percorso a tappe forzate, quello che si prospetta davanti a Carige.

Attesa per mesi, la rete di protezione studiata per la fragile banca ligure del resto ora si può stendere davvero, grazie al disco verde da parte dell’assemblea straordinaria dei soci al salvataggio. L’operazione di messa in sicurezza fa perno su un mix di interventi - tra Fondo interbancario per la tutela dei depositi, lo Schema volontario, Cassa Centrale Banca e attuali soci - che nel complesso garantiranno l’esecuzione di un aumento di capitale da 700 milioni di euro, operazione a cui si somma l’emissione di 200 milioni di euro di un bond subordinato Tier 2 da collocare tra più soggetti.

Prima che tutto ciò che accada, tuttavia, serve un passaggio preliminare. La Banca centrale europea deve autorizzare il Fondo interbancario e lo Schema Volontario a salire oltre la quota qualificata del 10%, per cui è necessaria un’autorizzazione specifica. L’istanza da parte del Fitd scatterà a brevissimo, già nei prossimi giorni, così da ridurre al minimo i tempi di attesa, visto che la Bce può prendere fino a 90 giorni per dare una risposta. Va detto d’altra parte che il sì di Francoforte è scontato, viste le interlocuzioni già avviate da mesi tra la Bce e i vertici del Fondo assistiti dall’advisor Kpmg. Possibile inoltre che si tenti di convogliare le quote dello Schema volontario nella scatola del Fitd: serve però un’esenzione della Consob rispetto al Tuf per evitare di finire nell’obbligo di Opa.

Solo una volta approvata l’istanza Bce, l’aumento di capitale potrà partire. Nelle intenzioni del presidente del Fitd, Salvatore Maccarone, e del dg Giuseppe Boccuzzi l’intero processo di aumento dovrebbe realisticamente realizzarsi entro fine anno.

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Con la ricapitalizzazione è destinata poi a cambiare strutturalmente la geografia societaria della banca ligure. Complice l’iperdiluizione, la partecipazione dei Malacalza, degli altri grandi e piccoli soci attuali si ridimensionerà in maniera netta. Anche per questo nel corso dell’assemblea sono stati tanti gli interventi dei piccoli azionisti che denunciavano la pesante perdita connessa all’aumento di capitale: la ricapitalizzazione è pari a 700 milioni, ovvero 12-13 volte il valore pre-money dell’istituto, pari a 55 milioni di euro.

Se, come appare probabile, non aderissero all’aumento, i Malacalza registrerebbero una riduzione della loro quota dall’attuale 27,5% al 2 per cento. Stesso discorso per gli altri grandi e piccoli soci. Oggi tutto il mercato (escluso Malacalza) vale circa il 72,4% di Carige: senza adesione all’aumento, questa quota si attesterebbe al 6,4 per cento. La quota di controllo della banca andrebbe al Fondo interbancario e allo Schema Volontario, che si troverebbero in mano l’80,7% della banca. Ad assumere un ruolo di peso sarà Cassa Centrale Banca, che con un investimento di 63 milioni deterrà l’8,1% di Carige, ma con la prospettiva poi di comprare nel giro di due anni la quota del Fitd-Sv, e assumere così il controllo dell’istituto.

Se invece gli attuali soci decidessero di aderire all’aumento per la quota di competenza, la riduzione sarebbe lievemente più contenuta. Con un esborso di 23 milioni, i Malacalza si ridurrebbero al 5,7%, mentre il resto del mercato scenderebbe al 16,4%, con il Fitd al 69,8 per cento.

A cambiare sarà infine anche la governance della banca. All’orizzonte si profila un board a 7 membri. C’è tempo per definire gli equilibri tra Fitd e Cassa Centrale. Nel corso delle interlocuzioni nei mesi scorsi, e in particolare a inizio luglio, a Malacalza sarebbe stato proposto di diventare presidente onorario ma l’offerta sarebbe stata declinata. Possibile invece che un posto del board sia destinato alle minoranze. Tutto ciò sarà oggetto dell’assemblea per il rinnovo del Cda che con tutta probabilità sarà convocata per l’inizio dell’anno prossimo.

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