Sostenibilità sociale

Caritas e Intesa Sanpaolo sostengono La Milanesa per il progetto «Fabbricatrici di sogni»

Il marchio di borse fondato da Cinzia Macchi ha dato vita a un laboratorio dove si insegna a donne in difficoltà o vittime di violenze a lavorare la lana e a usare le macchine da cucire

di Giulia Crivelli

5' di lettura

Il destino delle buone idee, in qualsiasi campo, è di venire copiate. A maggior ragione se riscuotono molto successo, come quella avuta da Cinzia Macchi, fondatrice del marchio di borse e accessori La Milanesa , che in poche stagioni si è fatto conoscere per l’utilizzo dell’uncinetto e delle “mattonelle” lavorate a mano che a molti ricordano l’infanzia e ai più giovani sono, semplicemente, sembrate, appunto, una grande idea.

Ladri di idee, parassiti favoriti dal web

Quello che non dovrebbe mai succedere alle idee è che vengano copiate senza citare chi le ha avute. È successo, nei secoli, a tecnici, scienziati e naturalmente agli stilisti. Nella moda – e nella manifattura in generale – copiare un’idea per un abito o un accessorio che ha avuto successo è anche alla base del mercato, sempre più grande e incontrollato, dei falsi. Un mercato che ha trovato una sorta di serra miracolosa su internet, dove si sono moltiplicati in modo esponenziale i siti che vendono prodotti falsi o contraffatti o magari simili, persino nel prezzo, a quelli originali al punto da ingannare i consumatori più ingenui, ai quali diamo il beneficio del dubbio. La Milanesa è uno dei marchi più copiati delle ultime due stagioni, ma Cinzia Macchi ha già fatto un passo oltre, molto difficile da copiare, perché non è commerciale ma di sostenibilità sociale, un progetto chiamato Le fabbricatrici di sogni. In pochi mesi il progetto è diventato realtà: insieme a Caritas Ambrosiana Onlus, Fondazione San Carlo Onlus e Intesa Sanpaolo, La Milanesa ha dato vita a un laboratorio partito il 27 settembre e che durerà sei mesi, all’interno del quale delle donne in difficoltà, abusate, maltrattate, impareranno il crochet, un piccolo amorevole aiuto per dar loro nuova dignità e, attraverso un nuovo inserimento nel mondo lavorativo, libertà.

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Come reagire alla contraffazione

Una strada per reagire a chi copia idee e prodotti è perseguirli per via legali. L’altra è avere nuove idee, come capita a inventori, scienziati, ricercatori, creativi di ogni ambito. È questa capacità che fa stare chi ha idee sempre un passo avanti a chi li copia. Un produttore o venditore di borse (o di qualsiasi altro prodotto) contraffatte deve aspettare che qualcuno abbia una buona idea e solo allora può organizzarsi per copiarla. Parassiti – perché di questo si tratta – nel mondo della moda ce ne sono davvero tantissimi e specie per una stilista-imprenditrice alle prime armi, il colpo può essere difficile da assorbire. Per essere ancora più chiari: Miuccia Prada o Giorgio Armani, Maria Grazia Chiuri (direttore creativo di Dior) o Ralph Lauren sono decenni che sopportano chi si ispira a loro, chi li cita, chi li copia (spesso male). Da una parte – come ebbe a dire tempo fa Patrizio Bertelli – essere copiati è un segno di successo. Dall’altra è molto fastidioso, oltre che dannoso dal punto di vista economico e dell’immagine. Ma il discorso sarebbe lunghissimo: come ha dichiarato Marcello Minenna, direttore generale dell’Agenzia delle Accise, dogane e monopoli (Adm) all’inaugurazione della “Glass house” di Milano, in occasione della settimana della moda donna (21-27 settembre). Minenna ha sottolineato l’importanza di «far crescere la conoscenza e la cultura “del vero” e di proteggere l’originalità e il valore della manifattura italiana, eccellenza in tutto il mondo».

Il laboratorio

Il nome completo dell’iniziativa è «Fabbricatrici di sogni – Un progetto di inclusione femminile» ed è nata dall’incontro fra Intesa Sanpaolo, Fondazione Caritas Ambrosiana Onlus e Fondazione S. Carlo Onlus e 61.67, la società proprietaria del brand La Milanesa. «Perché i progetti più belli sono quelli che si fanno insieme, con persone con le quali esiste un’affinità elettiva, oltre che una visione pratica, concreta», spiega Cinzia Macchi. Con l’avvio della prima fase di sperimentazione a Milano, il progetto offre corsi di alta formazione sartoriale per offrire una prospettiva di inserimento nel mondo del lavoro e di riconquista della propria autonomia. «Pensiamo che si possa innescare un circolo virtuoso in grado di creare valore sociale, empowerment femminile e assicurare la sostenibilità degli interventi, attraverso il recupero di mestieri tradizionali con tecniche di alta sartoria e l’utilizzo di tessuti naturali, valorizzando al contempo la moda made in Italy, principi che mi hanno guidata fin dalla nascita del brand», aggiunge Cinzia Macchi.

La distribuzione

Le borse e gli accessori realizzati dalle destinatarie del progetto, individuate dalla Fondazione Caritas Ambrosiana, saranno commercializzati con il brand solidale “Fabbricatrici di sogni” e venduti presso tutti i negozi La Milanesa in Italia, all’estero e online. I ricavi delle vendite verranno reinvestiti nell’ambito del medesimo progetto con ulteriori iniziative rivolte a donne in situazione di difficoltà.

L’impegno di Intesa Sanpaolo

Tra le affinità elettive citate da Cinzia Macchi c’è sicuramente quella con Elena Jacobs, responsabile valorizzazione del sociale e relazioni con le università di Intesa Sanpaolo . «Con questo intervento Intesa Sanpaolo conferma il proprio impegno in termini di responsabilità sociale e sostenibilità, grazie anche alla capacità di attivare network in grado di coinvolgere soggetti appartenenti a realtà differenti – spiega –. L’iniziativa opera inoltre a supporto della Missione inclusione e coesione sociale del Pnrr e promuove l’empowerment femminile e la creazione di lavoro come strumento di riscatto e di reinserimento nella società delle categorie più fragili».

Il ruolo di Caritas nel post pandemia

«Dopo il brusco arresto dovuto alla pandemia Milano sta ripartendo. La nostra preoccupazione è che nessuno sia lasciato indietro – sottolinea il direttore di Caritas Ambrosiana , Luciano Gualzetti –. Per questo ci sembra di buon auspicio questo progetto che riguarda una delle categorie che ha pagato più caramente il prezzo di questa crisi, le donne, e punta sulla valorizzazione delle competenze e sul lavoro: le sole risorse che ci permetteranno di chiudere questo difficile periodo». La Caritas ha svolto e continua a svolgere un ruolo importante in ogni emergenza, pandemia in primis: «Aiutare le persone più in difficoltà ad agganciare la ripresa è uno degli obiettivi al centro della nostra azione in questa fase post emergenziale – aggiunge Gualzetti –. Cercheremo di perseguire questo intento aprendo collaborazioni anche inedite con tutte le forze vive di questa città che credono nella capacità di riscatto delle persone».

Dai sogni ai progetti

Alzi la mano chi non ha mai sentito una delle tanti frasi sui sogni, sull’importanza di crederci e realizzarli. A seconda del grado di lucidità e/o cinismo che abbiamo, sta a noi riconoscere quando la retorica non c’entri. Cinzia Macchi (nella foto qui sopra) non ha paura, oggi, di parlare di sogni e forse la nascita del laboratorio la aiuta a superare la delusione di vedere le sue idee copiate anche da chi dovrebbe avere la forza di elaborarne, svilupparne e poi produrne di proprie. «Talvolta, se mi guardo indietro, penso di non essere riuscita a farcela. Invece sì, i sogni possono avverarsi – conclude –. La Milanesa è nata da un sogno, lo stesso che ha portato al laboratorio».

Senza mai dimenticare la moda...

In parallelo all’impegno per far nascere il laboratorio, Cinzia Macchi si dedica all’evoluzione del suo marchio, che ha appena presentato alla settimana della moda di Milano la collezione per la primavera-estate 2022 e che presto avrà una linea di complementi d’arredo. Forse alla base di chi copia non c’è solo l’invidia per il successo commerciale e quindi economico di un’idea e della persona o azienda che l’ha avuta. C’è una forma anche più triste di invidia, una sorta di mostro verde simile a quello che Shakespeare aveva immaginato per dare un volto alla gelosia, parente stretta dell’invidia. Ed è l’invidia per chi le idee le ha, una dopo l’altra, e riesce persino a metterle in pratica.

...ma in un’ottica di circolarità

«Le mattonelle a uncinetto sono state il punto di partenza di tutto e resteranno sempre una parte centrale delle collezioni – aggiunge Cinzia Macchi –. Ma vedo possibilità infinite di usare altri materiali, in particolare in una logica di riutilizzo e upcycling, come si dice oggi. Non sono mai stata un’amante del pensiero lineare e credo che sia per questo che l’economia circolare mi affascina tanto. Non so se riusciremo, come Paese e come pianeta, a cambiare modello, da economia lineare a circolare. Io ci provo con le mie scelte individuali e con il mio marchio».

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